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Voltaire
163 quotes
“In altri tempi mi dieder da bere che nel leggerlo ci provavo gusto, ma quel continuo ripeter battaglie simili tutte, quegli dei che sempre si adoperano per non concluder mai nulla, quell'Elena causa della guerra e che riesce appena ad essere un'attrice della commedia, quella Troia assediata e non presa, tutto ciò mi annoiava a morte. Qualche volta ho chiesto a gente dotta, se quella lettura li annoiasse quanto me: tutti i sinceri mi hanno confessato che il libro cadeva loro di mano, ma che tuttavia conviene averlo in biblioteca come un monumento dell'antichità e come quelle medaglie arrugginite che non possono aver corso. (Pococurante; cap. XXV, p. 147, 1988)”
Voltaire (1694–1778) said by 1778 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Ha delle sentenze profittevoli per un uomo di mondo, le quali, chiuse in energici versi, si imprimono più facilmente nella memoria, ma non m'importa niente del suo viaggio a Brindisi, né che mi descriva d'aver pranzato male, o quella lite di facchini con non so qual Pupilus, dal parlare pieno di marcia, e con quell'altro, dal parlare, dice lui, d'aceto. Non potei leggere senza nausea i suoi versi triviali contro le vecchie e le streghe, e non vedo che merito sia dire all'amico Mecenate che se verrà posto da lui fra i poeti lirici, toccherà con sublime fronte le stelle. (Pococurante; cap. XXV, p. 147, 1988)”
Voltaire (1694–1778) said by 1778 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Chi? questo barbaro che per commentare il primo capitolo della Genesi tira in lungo dieci libri di versi duri; questo grosso imitatore dei greci, che sfigura la creazione, e che, mentre Mosè rappresenta l'essere eterno nell'atto di produrre col verbo il mondo, fa che il Messia prenda nell'armadio del cielo un gran compasso per tracciar l'opera? Io avere stima di colui che ha guastato l'inferno e il diavolo del Tasso, e contraffà Lucifero o da pigmeo o da rospo, facendogli ribadire cento volte gli stessi discorsi e disputare di teologia; colui che imitando in serio l'invenzione ridevole delle armi da fuoco dell'Ariosto, fa che i diavoli sparino in cielo il cannone? Non io, e nessun altro in Italia abbiam potuto dilettarci di tutte queste tristi stravaganze. Il matrimonio del peccato e della morte e le serpi partorite dal peccato, fanno vomitare ogni uomo di gusto un po' delicato; e la sua lunga descrizione di un ospedale va bene per i beccamorti. Questo poema oscuro bizzarro e ripugnante, fu spregiato quando nacque, e io lo tratto oggi come fu trattato in patria dai contemporanei. (Pococurante; cap. XXV, pp. 149-151, 1988)”
Voltaire (1694–1778) said by 1778 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Viveva in quei pressi un derviscio famosissimo, che aveva fama d'essere il maggior filosofo di Turchia. Andarono a consultarlo. Pangloss prese la parola, e disse: "Maestro, siam venuti a pregarvi che ci spieghiate perché sia stato creato un animale così bizzarro com'è l'uomo." "Ma di che ti vai a impicciare?" disse il derviscio; "che te ne importa?" "Ma, padre mio reverendo," osservò Candido, "v'è pur nel mondo una quantità spaventosa di mali." "E che diavolo importano," rispose il derviscio, "i mali ed i beni? Quando Sua Altezza spedisce una nave in Egitto, si da ella forse pensiero se i topi che sono nella stiva stanno comodi o no?" "E allora che dobbiamo fare?" domandò Pangloss. "Tacere", rispose il derviscio.”
Voltaire (1694–1778) said by 1778 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“È stato detto che il razionalismo di Voltaire ha uno sfondo teologico incommensurabile all'uomo quanto quello di Pascal. Io direi anche che il candore di Candide vale esattamente quanto lo spavento di Pascal, se non è addirittura la stessa cosa. Solo che Candide trovava finalmente un proprio giardino da coltivare... "Il faut cultiver nostre jardin"... Impossibile: c'è stato un grande e definitivo esproprio. E forse si possono oggi riscrivere tutti i libri che sono stati scritti; e altro anzi non si fa, riaprendoli con chiavi false, grimaldelli e, mi consenta un doppio senso banale ma pertinente, piedi di porco. Tutti, Tranne Candide. (Leonardo Sciascia)”
Voltaire (1694–1778) said by 1778 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Leggendo Candide, sono colpito dal ritorno di frasi e di vocaboli, che di pagina in pagina, di capitolo in capitolo, sembrano ripercuotersi come un'eco insistente, come ritornelli voluti, che vengono a rilevare e quasi ostentare la trama del racconto e le idee e i sentimenti dei personaggi, sia l'indimenticabile Cunegonda (poteva avere un altro nome?) sempre riaffiorante in mezzo a tutti i guai e a tutte le traversie nei discorsi di Candido, a concludere un ragionamento, un periodo, un capoverso, un capitolo, sia il migliore dei mondi possibile del filosofo Pangloss, o il Je suis venu passer le carnaval à Venise, con cui si chiude il racconto di ognuno dei sei re spodestati, o infine la sentenza che per un'ultima abile variazione dello scrittore diventa il pensiero conclusivo del libro «Il faut cultiver notre jardin»; e questa abitudine stilistica mi sembra conforme a quel che di marionettistico, di legnoso hanno i personaggi mossi dall'autore con superiore disinvoltura, quasi un segno di quel beffardo dominio che egli esercita sulla sua materia. (Mario Fubini)”
Voltaire (1694–1778) said by 1778 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Gli atei sono per lo più studiosi arditi e fuorviati che ragionano male e che, non riuscendo a comprendere la creazione, l'origine del male, e altre difficoltà, ricorrono all'ipotesi dell'eternità delle cose e della necessità. [...] Possiamo concludere che l'ateismo è un male mostruoso per coloro che governano; e anche per gli studiosi, anche se la loro vita è retta, perché con le loro opere possono influenzare chi è al governo; e che, anche se non è dannoso come il fanatismo, esso è quasi sempre fatale per la virtù. Ma soprattutto, lasciatemi aggiungere che ci sono meno atei oggi di quanti ce ne siano mai stati, perché i filosofi hanno compreso che non c'è vita senza germe, non c'è germe senza disegno, ecc.. (Ateismo; 1966)”
Voltaire (1694–1778) said by 1778 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Molti fisici sostengono che in tal senso non ci sono miracoli, ed ecco le loro argomentazioni... Un miracolo è la violazione delle leggi matematiche, divine, immutabili, eterne. In base a questa sola definizione, un miracolo è una contraddizione in termini... Perché mai Dio farebbe un miracolo? Per venire a capo d'un certo disegno riguardo ad alcuni esseri viventi. Egli direbbe dunque: "Con la creazione dell'universo, con i miei decreti divini, con le mie leggi eterne, non sono riuscito ad attuare un certo disegno, cambierò le mie idee eterne, le mie leggi immutabili, per cercare di eseguire quanto non ho potuto fare per mezzo di esse". Sarebbe una confessione di debolezza, e non di potenza. Sarebbe in lui, a quanto pare, la più inconcepibile contraddizione. Pertanto, osare attribuire a Dio dei miracoli significa in effetti insultarlo (ammesso che degli uomini possano insultare Dio): è come dirgli "voi siete un essere debole e incoerente". (Miracoli)”
Voltaire (1694–1778) said by 1778 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Tutti i giorni, nei paesi cattolici, si vedono preti e monaci che, uscendo da un letto incestuoso, senza neppur essersi lavate le mani sozze di impurità, vanno a produrre iddii a centinaia; a mangiare e bere il loro dio, a cacarlo e a pisciarlo. Ma quando poi riflettono che questa superstizione, cento volte più assurda e sacrilega di tutte quelle degli egiziani, ha reso a un prete italiano da quindici a venti milioni di rendita e il dominio di un paese di cento miglia di estensione in lungo e in largo, vorrebbero andare tutti, armi in pugno, a cacciare quel prete che si è impadronito del palazzo dei Cesari.”
Voltaire (1694–1778) said by 1778 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Del resto, noi cessiamo presto di commuoverci per la morte spaventosa degli animali riservati alla nostra tavola. I bambini, che piangono la morte del primo pollo che vedono sgozzare, la seconda volta ridono. Infine, è fin troppo certo che quella spaventosa carneficina messa senza posa in mostra nelle nostre beccherie e nelle nostre cucine non ci sembra un male: anzi, consideriamo quell'orrore, spesso pestilenziale, come una benedizione del Signore; e possediamo ancor oggi preghiere in cui lo si ringrazia di quegli assassinii. Eppure, c'è forse qualcosa di più abominevole del nutrirsi continuamente di cadaveri? (1994, p. 660)”
Voltaire (1694–1778) said by 1778 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Bisogna risalire fino al buon Porfirio, ai compassionevoli pitagorici, per trovare qualcuno che abbia cercato di farci vergognare della nostra cruenta ghiottoneria; oppure bisogna recarsi tra i brahamani. Infatti i nostri monaci, costretti dal capriccio dei fondatori dei loro ordini, a rinunziare alla carne, sono assassini di sogliole e di rombi, quando non lo sono di pernici e di quaglie. E né tra i monaci né nel concilio di Trento né nelle nostre assemblee del clero né nelle nostre accademie si è mai pensato di chiamare un male quella carneficina universale. Nei concili non vi si è pensato più che nelle taverne. (1994, p. 661)”
Voltaire (1694–1778) said by 1778 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Sbarco nel paese della Cafraria, e comincio a ricercare un uomo. Vedo macachi, elefanti e neri. Tutti sembrano avere un baleno di una ragione imperfetta. Tutti hanno un linguaggio che non capisco e tutte le loro azioni sembrano ugualmente essere relazionate con qualche causa. Se dovessi giudicare le cose per il primo effetto che mi causano, crederei, inizialmente, che tra tutti questi enti l'elefante è l'animale ragionevole. Però, per non scegliere futilmente, prendo i piccoli di queste vari bestie. Esamino un piccolo di nero di sei mesi, un piccolo di elefante, un macachetto, un leonetto, un canetto. Vedo, senza dubbio, che questi giovani animali hanno incomparabilmente più forza e destrezza, più idee, più passioni, più memoria del negretto ed esprimono molto più sensibilmente tutti i loro desideri che quell'altro. Però, dopo un tempo, il negretto ha tante idee quante tutti loro. Mi dò questa definizione: l'uomo nero è un animale che ha lana sulla testa, cammina su due zampe, è quasi tanto pratico quanto una scimmia, è meno forte che gli altri animali della sua taglia, possiede un poco più di idee ed è dotato di maggior facilità di espressione. (1978, p. 62)”
Voltaire (1694–1778) said by 1778 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Vado alle regioni marittime dell"India Orientale. Adesso sono uomini d'un bel tono giallastro, non hanno lana, ma hanno la testa coperta da grande criniere nere. [...] Incontro una specie ancora più singolare che tutte queste. È un uomo vestito bene con un lungo abito nero, che si dice fatto per istruire agli altri [un prete, N.d.A.] Tutti questi uomini che vedi, mi dice lui, sono nati da uno stesso padre. E, allora, mi racconta una lunga storia. Però, quello che questo animale dice mi pare molto sospetto. Mi informo se un nero e una nera, di lana nera e naso piatto, gerano qualche volte bambini bianchi, di capelli biondi, naso adunco ed occhi blu. Mi hanno risposto di no, che i neri trapiantati, per esempio, alla Germania sono rimasti a generare neri. (1978, p. 63)”
Voltaire (1694–1778) said by 1778 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source