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Vincenzo Monti
187 quotes
“Cajo Gracco: Ho tale un cor nel petto, | Che ne' disastri esulta ; un cor che gode | Lottar col fato, e superarlo. (Atto I, p. 123)”
Vincenzo Monti (1754–1828) said by 1828 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Fulvio: Aura che passa, | Ed or da questo or da quel lato spira, | È amor di plebe. (Atto I, p. 124)”
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“Cajo Gracco: Lìon che dorme | È la plebe romana, e la mia voce | Lo sveglierà : vedrai. (Atto I, p. 124)”
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“Fulvio: Ha qualche volta | I suoi segreti l'amistà. (Atto I, p, 126)”
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“Cajo Gracco: Da chi m'odia, m'è caro aver la morte | Pria che la vita. (Atto II, p. 133)”
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“Fulvio: I miei misfatti, o donna, | Son due: l'odio a' superbi, e immenso, e ardente | Amor di libertà. (Atto II, p. 135)”
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“Opimio: È la plebe romana una tal belva | Che, come manco il pensi, apre gli artigli, | E inferocita ciecamente sbrana | Del par chi l'accarezza, e chi l'offende. | Oggi t'adora, e dimani t'uccide, | Per tornar poscia ad onorarti estinto. (Atto II, p. 136)”
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“Opimio: Tripudia, esulta, sfogati, | Stolida plebe, generata in seno | Alla paura: imparerai tra poco | A tacer. (Atto II, p. 139)”
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“Cajo Gracco: Popolo ingiusto è popolo tiranno; Ed io l'amore de' tiranni abborro. (Atto II, p. 139)”
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“Opimio: La virtù difese | L'iniquità; ma pur soggiacque. (Atto II, p. 145)”
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“Cajo Gracco: Ben io ti dico, che mia patria è quella | Che nel popolo sta. (Atto II, p. 146)”
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“Cajo Gracco: Consiglio di nemico è tradimento. (Atto II, p. 147)”
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“Cajo Gracco: Fulmine colga, | Sperda que' tristi che per vie di sangue | Recando libertà recan catene, | Ed infame e crudel più che il servaggio | Fan la medesma libertà. (Atto II, p. 154)”
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“Cornelia: Il tempo | È d'alto prezzo, e in altro che lamenti | Adoprarlo convien. (Atto III, p. 158)”
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“Cajo Gracco: Ahi nome vano, Virtù, | ludibrio de' malvagi! (Atto III, p. 175)”
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“Primo cittadino: No, Itali siam tutti, un popol solo | Una sola famiglia. (Atto III, p. 176)”
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“Cornelia: Al giusto nuoce | Chi al malvagio perdona; e ti ricorda | Che comun benefizio è la vendetta | De' beneficj. (Atto IV, p. 185)”
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“Cajo Gracco: Anche de' rei | Il sangue è sacro, né versarlo debbe | Che il ferro della legge. (Atto IV, p. 185)”
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“Cornelia: —Amato figlio, | Vuoi tu leggi ascoltar? | Quella sol odi | Divina, eterna, che natura a tutti | Grida: Alla forza oppon la forza. —Il brando | Qui di giustizia è senza taglio, o solo | Il debole percuote, e col potente | Patteggia. (Atto IV, p. 186)”
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“È questa maraviglioaa per grandiloquenza, profondi sensi, ricchissime immagini e forse in ciò all'altre superiore. I romani caratteri veggonsi dipinti con tal dignità, forza, e verità, che l'autore non sembra averli tolti dagli storici latini, ma pare li abbia tratti dal proprio fondo. I proteggitori della romana libertà mai non furono difesi con più di affetto, e di eloquenza. Essendo poi il fine del Cajo Gracco al tutto politico, quest'opera può meritamente locarsi allato a Bruti dell'immortale Astigiano . (Gianfrancesco Rambelli)”
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“In quel infelice esilio , con poca speranza del ritornare, e fra terribili strette d'ogni maniera, egli scrisse la cantica Mascheroniana, e la tragedia del Cajo Gracco. La quale tragedia è per alcuni rispetti da mettere sopra lAristodemo, specialmente per la sua grandiloquenza, e i profondi sensi, e le ricchissime imagini; se non che il fine essendo pienamente politico, ed assai lontano dalla presente condizione de' tempi, la ragione di quell'opera si può dire per noi perduta. (Francesco Cassi)”
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“E perché dunque dal mio cor costante | Così diverso è il tuo? perché le parti | Di nemica tu compi, ed io d'amante? || Qual natura, qual Dio poté crearti || Sotto aspetto si mite alma si dura | Che non giunga l'altrui pianto a toccarti! (p. 225)”
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“Pace, pace una volta al mio tormento, | Stanco di più patir, dai suoi legami | Fugge il mio spirto, e si dilegua al vento. (p. 225)”
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“Su le penne d'Amor sciolti e leggieri | Vadan cercando pur, ch'io ti perdono, | Oggetto più felice i tuoi pensieri. || Chieggo meno da te. Misero dono | Fammi d'un guardo sol che mi conforte: | Dimmi sol che non m'odii, e pago io sono. (p. 225)”
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“Del cammin della vita io non passai | Pur anco in mezzo: ma finor s'io vissi | Sol fra gli affanni, ho già vissuto assai. (p. 226)”
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“Ah che incauto mirarlo io non dovea! Ma nella calma d'un amabil viso | Tanta procella chi temer potea? (p. 226)”
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“Quel ritenuto lusinghier sorriso, | Quei lenti sguardi, quel parlar soave, | Quel dolce non so che di paradiso; || Ecco l'arme fatali, ecco la chiave | Che il sen m'aperse, e al giogo di costei | Trasse le voglie mie legate e schiave. (p. 226)”
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“Tu certo non ancor conoscerai | L'almo sembiante del mio Ben; ma molto | Per rintracciarlo da vagar non hai. || Ove l'aria è più pura, ove più folto | È il suol di rose in solitaria parte, | Ivi è la luce del gentil suo volto. (p. 226)”
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“Il viso | a lambirti leggero e rispettoso | verró su l'ali d'un'auretta assiso; || ed or m'asconderò nel rugiadoso | grembo di qualche fortunato fiore, || che andrà sopra il tuo petto a far riposo. || Oh soggiorno beato! oh sorte! oh amore! || Se lice in guiderdon di tanto affetto | dopo morte abitar presso quel core, || in cui vivo non ebbi unqua ricetto. (p. 226)”
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“Ubaldo: Non ha forza il braccio | Se dal cor non la prende, (p. 234)”
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“Manfredi: E del capo, lo sai, dovunque è regno, | Mal procede il governo ove sia rotta | L'armonia delle braccia. Ubaldo: E dove il capo | Mostrarsi infermo, delle braccia è nulla | La concordia. (Atto I, p. 237)”
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“Ubaldo: La piaga | Sanar si può d'una beltà malvagia, | Ché in cor bennato amor malnato è breve: | Ma beltade è fatal quando è pudica. (Atto I, p. 240)”
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“Matilde: Gran forza inspira | E fierezza il dolor quando lo move | Amor tradito. (Atto I, p. 246)”
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“Elisa: Il cuor si serra | Nelle fortune, e sol lo schiude il tocco | Delle grandi sventure.. (Atto II, p. 252)”
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“E scrisse la tragedia del Manfredi, mosso da certi spiriti in lui destati dalla lettura di Shàkspeare. Perciò quel suo Manfredi ha molti colori che tengono a quelli della poesia inglese, per quanto l'indole de' nostri teatri il comporta; e la imitazione ne apparisce chiarissima ne' caratteri, e specialmente in quello di Zambrino, coniato ad imagine dell'Iago dell' Otello. (Francesco Cassi)”
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“Vuolsi che questo patrio componimento senta della imitazione di Sakespeare, e non sia totalmente collocato in mezzo a costumi italici del medio evo. Le gelosie però di Matilde, le sventure d'Eloisa, la lealtà d'Ubaldo, la perfidia di Zambrino, ed il cuor grande di Galeotto che fra l'amore e il dovere si decide per quest'ultimo sono caratteri degni dell'autore dell' Aristodemo. (Gianfrancesco Rambelli)”
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“Dell'innocente | Sangue versato | In scellerata guerra | Conta il Cielo le stille, e le schernite | Lagrime tutte della stanca terra. (Canto I, p. 366)”
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“Perde il nome la Possanza, | che di barbari s'aita: | Vile è il trono, a cui sostegno | son quell'armi, ed onta il regno. (Canto I, p. 366)”
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“Pallido intanto sull'Abnobie rupi | Il Sol cadendo raccogliea d'intorno | Dalle cose i colori, e alla pietosa | Notte del mondo concedea la cura. (Canto I, p. 368)”
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“Infelice a far mia degl'infelici | La sventura imparai. (Canto II, p. 368)”
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“[...] e gli brillava il viso | Come raggio di Sol, che dopo il nembo | Ravviva il fiore dal furor battuto | D'aquilon tempestoso. (Canto II, p. 369)”
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“Ben di senso è privo | Chi ti conosce, Italia, e non t'adora. (Canto II, p. 371)”
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“Non sempre di Codardia compagna è la Paura. (Canto III, p. 371)”
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“Ma più ch'altri invade, | e al cor s'attacca del racchiuso in Ulma Austriaco duce . | Di quel cor già donno | la Paura ritrova un altro Nume | più deforme d'assai, la Codardia, | che d'Arcoli, di Dego e di Marengo | incessante gli tuona entro l'orecchio | i terribili nomi, né midollo | né fibrilla gli lascia che non tremi. (Canto III, p. 372-373)”
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“Su le Noriche nevi ella già sparge | Le sue rose l'Aurora, e saltellante | Di ramo in ramo il passer mattutino | In suo garrire la saluta, e chiama | Alle cure campestri il villanello. (Canto IV, p. 373)”
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“Dietro il valor di sue vittorie è lento | Della parola e del pensiero il corso . (Canto V, p. 379)”
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“Nel tripudio ognun corre ad abbracciarte | Sia nemico, od amico; l'allegrezza | Non distingue i sembianti; un caro errore | Dona gli amplessi, e negli amplessi il core. (Canto VI, p. 382)”
Vincenzo Monti (1754–1828) said by 1828 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Virtude io servo fede | Più che il volgo non si crede. (p. 70)”
Vincenzo Monti (1754–1828) said by 1828 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“E per lei qui appunto or vegno | A spiccar dal cespo un raro | Fior gentile, un fior che caro | A lei crebbe, e di me degno. | Cosi parla; e con baldanza | Nella chiostra il passo avanza. (p. 70)”
Vincenzo Monti (1754–1828) said by 1828 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Dolce l'aura l'accarezza, | Schietto il Sol di rai l'indora, | Fresca piove a lei l'Aurora | Le sue perle; e una vaghezza, | Uno spirto intorno gira | Che ti grida al cor: Sospira (p. 72)”
Vincenzo Monti (1754–1828) said by 1828 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source