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Plutarco
131 quotes
“Chiedevano secchi e rifiutavano vasche. (Sulla loquacità (Περὶ ἀδολεσχίας, De garrulitate), 512e)”
Plutarco (40–120) said by 120 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Ciò che l'uomo sobrio ha nel cuore, l'ubriaco l'ha sulla lingua. (La loquacità, 503F, in Tutti i Moralia)”
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“[...] si dovrebbero ingannare i bambini con i dadi e gli adulti con i giuramenti. (330f)”
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“Quando le candele son spente tutte le donne son belle. (da Moralia, Precetti coniugali, 144 E)”
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“Quando si gioca a palla le mosse di chi riceve devono essere in sintonia con quelle di chi lancia: così in un discorso c'è sintonia tra chi parla e chi ascolta se entrambi sono attenti ai propri doveri. (da Moralia, II)”
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“Se è vero che chi gioca a palla impara contemporaneamente a lanciarla e a riceverla, nell'uso della parola invece il saperla accogliere bene precede il pronunciarla. (da Moralia, II)”
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“Si narra che il tiranno Dionisio, udendo un giorno il suono di una cetra di un suonatore, promise di donargli un talento. Ma il giorno successivo il suonatore, ricordandogli la promessa, ebbe tale risposta: ieri mi donasti piacere col suonare e io te ne diedi con lo sperare, così, nell'atto del dilettarmi, ricevesti la tua ricompensa che fu la speranza. (334a)”
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“Si potrebbe dedurre che anche gli Egiziani visualizzino la natura dell'universo con la figura del triangolo più bello, proprio come Platone nella Repubblica sembra averlo impiegato per impostare graficamente il concetto dell'unione matrimoniale. Questo triangolo ha l'altezza di 3 unità, la base di 4, e l'ipotenusa di 5, tale cioè che il suo quadrato è uguale alla somma dei quadrati degli altri due lati che la delimitano. L'altezza, dunque, può essere paragonata al maschio, la base alla femmina, e l'ipotenusa al figlio da entrambi generato; allo stesso modo Osiride si identifica con l'origine, Iside con l'elemento ricettivo, e Horos con il loro prodotto compiuto. (p. 118)”
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“Tu vedi i combattimenti delle fiere fra di loro e con gli uomini, come sieno senz'inganno e senz'arte, e come si difendano e facciano vendetta con palese e nudo ardire e con verace forza, e come non per comandamento di legge, né per temenza di pena da darsi a chi abbandona il campo, ma per natura fuggano l'esser vinti, e soffriscano gli ultimi mali per mantenersi invitti. [...] E quant'a quelle fiere che con lacci ed inganni furon prese dagli uomini, allorché sono in matura età e perfetta, tutte sdegnano il cibo e soffrono la sete, conducendosi a tale stremità, che ben mostrano d'amar meglio la morte che la servitù. [...] Onde è manifesto che gli animali sono ben disposti per natura all'ardire e al valore [...]. (cap. 4; 1829)”
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“Inoltre è anche più convenevole a Dio, che non esista un solo isolato mondo, imperciocché essendo egli perfettamente buono non gli manca niuna virtù, e molto meno la giustizia e la benevolenza; virtù nobilissime, e sommamente a lui Dio principe, non che agli altri Dei, convenientissime. Or dunque: In Dio per natura nulla può esistere di vano ed inutile; bisogna perciò che sussistano fuori di lui altri Dei minori, e più mondi, su i quali esso eserciti le virtù sociali; poiché, né verso di sé stesso, né in veruna parte di sé può esercitare la giustizia, la grazia, la benignità; ma è necessario che l'eserciti verso degli altri; sicché non è probabile che questo mondo, unico, senza vincoli amichevoli, senza vicinanza e comunione con altri mondi, vada solitario errando in un vuoto infinito. Ed in vero osserviamo, che natura tutte le cose singole e solitarie raccoglie ed involve nei generi e nelle forme, come in tanti recipienti, o seminali involucri ; imperciocché nulla cosa esiste nel numero degli esseri talmente solitaria, che non abbia qualche relazione in comune; né potrebbe avere una, od un'altra speciale denominazione ciò, che nella comunanza, non si conservasse insieme particolare; il mondo adunque non è chiamato con vocabolo di comunanza, ma di specialità, ossia di differenza da un'altra cosa del medesimo genere e della medesima forma. In oltre se natura non fece un solo uomo, un solo cavallo, un solo astro, un solo Dio, un solo Genio, che difficoltà ci può essere che la stessa natura abbia non un mondo solo, ma più? (1827, pp. 213-14)”
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“Per un pezzetto di carne togliamo il sole, la luce, il tempo della vita a un'anima che per nascita e per natura ne ha diritto. I gridi che emettono, poi, ci sembrano suoni inarticolati, non preghiere, suppliche, apologie, con cui ciascuna dice: "Non ti chiedo di rinunciare a ciò che ti è necessario, ma alla violenza; uccidi per nutrirti, ma non per soddisfare un capriccio del palato". Che crudeltà! È terribile veder apparecchiare una tavola di uomini ricchi che si servono di cuochi e gastronomi che han cura dei morti, ancora più terribile vederla sparecchiare: sono di più le vivande lasciate di quelle mangiate. (I, 4; 1995)”
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“E nello smembrare e fare a pezzi l'oca domestica e il piccione – «l'abitante del focolare» di Sofocle –, non per fame e per procurarsi un nutrimento, come farebbero le donnole e i gatti, ma per puro diletto e per ghiottoneria, gli uomini hanno dato vigore alla componente ferina e sanguinaria della loro natura e l'hanno resa inflessibile alla pietà, smussando invece la loro componente per gran parte mansueta. In modo diametralmente opposto, i pitagorici hanno scelto la via della cura e della gentilezza nei confronti degli animali al fine di fare sviluppare i sentimenti della filantropia e della compassione: la consuetudine, infatti, ha un potere incredibile nel condurre gli uomini, a poco a poco, a un graduale insinuarsi degli affetti. (cap. 2)”
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“La natura, infatti, di cui dicono giustamente che faccia tutto in vista di una finalità e di uno scopo, non ha generato l'essere animato con la capacità di percepire solo perché senta semplicemente quando gli accade qualcosa. Ma dal momento che molte cose sono per lui appropriate, altre invece aliene, non sarebbe capace di sopravvivere neanche un secondo se non avesse appreso a guardarsi dalle seconde e a giovarsi delle prime. Ed è la facoltà di percepire per mezzo dei sensi che permette si generi la conoscenza di entrambe le cose. Del resto, per esseri che non abbiano per natura una qualche attitudine al ragionamento, al giudizio, alla memoria e all'attenzione, non ci sarebbe nessuna possibilità di essere coinvolti nelle attività che seguono la percezione per mezzo dei sensi, che consistono nel prendere o cercare ciò che è vantaggioso e nello scartare o evitare le cause di morte o di dolore. E anzi, gli occhi e le orecchie, pur essendo presenti, non sarebbero di alcun aiuto per quegli esseri che hai privato della capacità di prevedere gli eventi, della memoria, del proposito, della capacità di pianificare, di sperare, di desiderare, di provare paura o dolore. (cap. 3)”
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“[...] se mettiamo a confronto gli ippopotami e le cicogne: queste ultime [...] nutrono i loro padri, mentre i primi li uccidono per accoppiarsi con le madri. Ma pensiamo anche alle pernici e ai piccioni. I maschi delle prime fanno scomparire le uova e le distruggono perché la femmina, mentre cova, rifiuta l'accoppiamento; i maschi dei piccioni, invece, si avvicendano alle loro femmine nella cura delle uova scaldandole e imbeccano per primi i neonati; inoltre, il piccione colpisce con il becco la sua femmina se si è allontanata per troppo tempo, e la riconduce alle uova e ai piccoli. E non so come Antipatro, che rimprovera la mancanza di pulizia degli asini e delle pecore, abbia omesso il caso delle linci e delle rondini. Le linci infatti, dopo averli nascosti e fatti sparire, mettono da parte del tutto, in un luogo lontano, gli escrementi e le rondini, invece, insegnano ai loro piccoli a espellere le feci volgendosi, dal nido, verso l'esterno. (cap. 4)”
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“Per non parlare degli elefanti: dal momento che gli alberi che abbattono o troncano per mangiare smussano e rendono spuntate le loro zanne, si servono di una di esse a tal fine, l'altra invece la tengono sempre aguzza e affilata per difendersi dagli attacchi. Il leone cammina sempre tenendo le zampe strette verso l'interno e con gli artigli ritratti per non smussare le punte a furia di sfregarle e per non lasciare tracce visibili ai suoi inseguitori. Non è facile, infatti, trovare le impronte degli artigli del leone, e chi si imbatte in esse le trova piccole e confuse, e per questo motivo comincia a girare a vuoto e si perde. Dell'icneumone, sicuramente, avrete sentito che non è da meno rispetto a un oplita che si arma per la battaglia. Questo animale, infatti, si ricopre di un rivestimento di fango che fa indurire sul suo corpo come se fosse una corazza quando è in procinto di combattere con il coccodrillo. (cap. 10)”
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“Sarebbe impossibile raccontare con precisione il modo in cui le formiche si organizzano e amministrano i loro beni. Sarebbe tuttavia irriguardoso trascurare completamente l'argomento. In natura infatti non esiste specchio così piccolo delle virtù più grandi e più nobili, giacché come in una pura goccia d'acqua risplende in essa, in modo evidente, ogni qualità. «Lì risiede l'amicizia», ovvero la socievolezza; nella capacità di sopportare le fatiche di questo animale vi è poi una certa immagine del coraggio, e vi sono inoltre, nella formica, molti germi – per così dire – di temperanza, molti germi di intelligenza e di senso della giustizia. (cap. 11)”
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“Non è facile del resto trovare un'azione degli animali meglio dotati dalla natura che riveli l'esistenza, in loro, di una sola virtù, giacché in realtà anche nell'animale più portato all'affetto si trova una componente di coraggio, anche in chi è nobile d'animo si trova la docilità e, allo stesso modo, la furbizia e l'intelligenza non sono disgiunte dall'ardore e dal coraggio. [...] i cani mostrano con ogni evidenza di avere insieme un animo docile e nobile quando desistono dall'attaccare le persone che si sono accovacciate a terra. [...] Infatti i cani cessano di attaccare chi si è gettato per terra e ha assunto un atteggiamento sottomesso. (cap. 15)”
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“È comunque ancora più raffinata l'attenzione che il porcospino rivolge ai propri cuccioli. In pieno autunno, infilandosi sotto le viti e facendo cadere i grappoli d'uva a terra con le zampe, si rotola su di essi e se li applica addosso sugli aculei. Una volta, quando ero bambino, un porcospino offrì, a me che lo osservavo, lo spettacolo di un grappolo che strisciava e camminava allontanandosi: tanto voluminoso era il suo carico di acini mentre se ne andava in giro! Ebbene, dopo avere raccolto l'uva, la mamma porcospino, intrufolandosi nella sua tana, porse gli acini ai suoi piccoli perché potessero staccarglieli dal dorso e goderne a loro piacimento. (cap. 16)”
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“I coccodrilli sacri appartenenti ai sacerdoti non solo riconoscono le loro voci quando li chiamano, tollerando di farsi toccare, ma per giunta spalancano le loro bocche per permettere che i denti vengano puliti dalle mani di quelli e strofinati con pezze di lino. Recentemente poi, il mio carissimo amico Filino, che è venuto a trovarmi al ritorno da un viaggio in Egitto, mi ha raccontato di aver visto ad Anteopoli una vecchia su una amaca con un coccodrillo che le si era comodamente accucciato accanto. È poi da molto tempo che gira la storia relativa al coccodrillo sacro del re Tolomeo, di cui si dice che non aveva voluto rispondere ai suoi richiami e non aveva ascoltato le sue insistenti preghiere. Secondo i sacerdoti, l'animale aveva presagito la morte del sovrano, che effettivamente avvenne non molto tempo dopo. (cap. 23)”
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“Il branzino, poi, si mostra ancora più virile dell'elefante. Quando infatti viene preso all'amo, è capace di estrarne la punta non dal corpo di un suo simile, ma dal suo stesso fianco: con un movimento alternato della testa da una parte e dall'altra, allarga la ferita e sopporta il dolore della lacerazione fin quando non riesce a fare uscire l'amo. Lo squalo volpe non si avvicina spesso agli ami, ma fugge l'inganno. Una volta preso, però, riesce a liberarsi subito. Grazie alla sua elasticità e alla sua agilità, infatti, gli viene naturale contorcere il proprio corpo e rivoltarlo tanto da mutare le parti interne con quelle esterne ed espellere l'uncino. (cap. 24)”
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“Presento invece gli esempi di tutti i ricci di mare presi al completo. Essi, quando avvertono che sta per scatenarsi una tempesta marina o un tumulto dei fondali, prendono come zavorra dei sassolini, per non essere sballottati a causa della loro leggerezza e per non farsi spazzare via dai marosi. In questo modo restano saldamente fermi grazie al peso delle pietruzze. Per il resto, la capacità che hanno le gru di cambiare la direzione del proprio volo con il mutare dei venti non è una cosa tipica di questa sola specie animale. Tutti i pesci, nel loro complesso, presentano nozioni analoghe e se ne avvalgono nuotando sempre in direzione opposta all'onda e alla corrente [...]. In tal modo, infatti, l'acqua del mare, divisa in due dalla testa, riordina le branchie abbassandole e, scorrendo dolcemente sulla loro superficie corporea, non la rende ruvida. [...] Fa però eccezione lo storione, di cui si dice che nuoti con la corrente e il vento a prua, senza timore che le sue squame vengano scompigliate. Le loro giunture, infatti, non sono orientate verso la coda. (cap. 28)”
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“Essi infatti sono arrivati a vette di conoscenza matematica tali che, amando molto vivere tutti insieme e nutrirsi in gruppo, danno sempre al loro schieramento la forma di un cubo e ne fanno, per così dire, un volume compatto che li raggruppa tutti quanti fasciandolo con sei superfici piane uguali. Quindi, nuotano in questa disposizione, mantenendo una forma quadrangolare su due lati. Ne consegue dunque che chi è preposto all'avvistamento dei tonni, una volta che ha visto il numero di pesci vicini alla superficie, può rendere noto il numero complessivo del banco, sapendo che la profondità è uguale alla larghezza e alla lunghezza. (cap. 29)”
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“L'abitudine di proseguire in banchi di pesci, del resto, ha dato anche il nome alle amie. E penso che lo stesso valga anche per i giovani tonni. Quanto alle altre specie che – come è noto – vivono in comunità e si dispongono in banchi, non sarebbe possibile mettersi a contare con esattezza i componenti di questi gruppi. Piuttosto si deve passare a parlare di forme di solidarietà individuale e di simbiosi fra specie di animali marini. Una di queste, quella del «guardiapinna», ha fatto consumare grandi quantità di inchiostro a Crisippo, che – per così dire – ha insignito questa bestia della proedria in tutte le sue opere di fisica e di etica. Egli, comunque, non deve avere conosciuto il «guardiaspugna», che altrimenti non avrebbe tralasciato. (cap. 30)”
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“Quanto all'amore paterno degli squali, essi non sono inferiori per dolcezza d'animo e buona disposizione nei confronti della prole a nessuno degli animali più mansueti. [...] Allo stesso modo è degna di meraviglia la cura che la tartaruga riserva nel generare e tutelare la prole. Essa depone le uova emergendo a riva, vicino al mare, ma poiché non ha la forza di covarle e di restare per molto tempo sulla terra ferma, le deposita sulla battigia e le ricopre facendo un mucchio con la sabbia più fine e più morbida. [...] Ma una notizia ancora più stupefacente di quest'ultima è quella secondo cui è solo dopo avere atteso fino al quarantesimo giorno [...] che le tartarughe finalmente si avvicinano a esse, riconoscendo ognuna il proprio tesoro. Quindi ciascuna lo apre al colmo della gioia, come neanche farebbe un essere umano con un baule pieno d'oro. (cap. 33)”
Plutarco (40–120) said by 120 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Mentre perdevo il mio tempo a parlare di foche e di rane, stavo per trascurare e passare sotto silenzio il più sapiente e il più caro agli dèi fra gli animali acquatici. Quale usignolo è giusto paragonare all'alcione per l'amore della musica? Quale rondine per l'affetto nei confronti dei figli? Quale colomba per l'amore nei confronti del proprio coniuge? Quale ape per le capacità architettoniche? Di quale altra creatura la divinità ha voluto onorare in tal modo la nascita, la gestazione e perfino i dolori del parto? Si racconta che una sola isola sia stata resa ferma per accogliere Leto che era sul punto di partorire. Per l'alcione femmina, che genera nel periodo del solstizio invernale, il dio sgombra invece l'intera distesa marina dalle onde e dalle brume. Una conseguenza di questo fenomeno è che non esiste animale che gli uomini amino di più al mondo. Grazie all'alcione, infatti, essi navigano senza pericolo per sette giorni e sette notti nel cuore dell'inverno, al punto che, per tutto questo periodo, i viaggi per mare sono più sicuri di quelli via terra. (cap. 35)”
Plutarco (40–120) said by 120 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“[...] Afrodite considera nel complesso tutti gli esseri che popolano le acque marine come consacrati a sé e come fratelli, e prova dispiacere se uno solo di essi viene ucciso. Sapete bene, del resto che a Leptis i sacerdoti del dio Poseidone si astengono del tutto dal cibarsi di creature marine. Così come sapete che a Eleusi gli iniziati venerano la triglia e che la sacerdotessa di Era, ad Argo, si priva di mangiare questo pesce perché lo onora. Le triglie, infatti, uccidono le lepri marine – che sono letali per gli uomini e si cibano della loro carne. Per questo motivo questi pesci godono di tale immunità in quanto animali amici dell'uomo e come apportatori di salvezza. (cap. 35)”
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“A ogni modo, era naturale che il dio amasse anche l'innata propensione nei confronti della musica che mostra il delfino. [...] Ma probabilmente è il suo amore nei confronti degli uomini che lo rende caro agli dèi. Il delfino è infatti il solo animale che è affettuosamente legato all'uomo in quanto tale. [...] nel delfino soltanto si trova, in relazione all'uomo, quella cosa che vanno cercando tutti i migliori filosofi, ovvero l'amore disinteressato. Questo animale, infatti, non ha bisogno di ricevere nulla dagli umani e, dal canto suo, nei confronti di tutti gli uomini mostra la sua benevolenza e amicizia, e molte persone ha soccorso in passato. (cap. 36)”
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“Siccome adunque ammoniva Senofonte, che nelle prosperità più che in altro tempo ci ricordassimo degli Iddii, e gli riverissimo, acciò ne' nostri bisogni con più sicurezza gli invochiamo, come già conosciuti per propizj ed amici; così conviene che i prudenti ed accorti facciano provvedimento, avanti che vengano le passioni, di que' discorsi che possono sovvenire alle passioni; affinché essendo prima presti e pronti, maggiormente profittino. Perché i cani più fieri ferocemente abbaiano a tutte le voci che sentono, e s'ammansano a quella sola che sogliono udire, così non è agevole quietar le passioni dell'anima, allorché sono più inasprite e più contumaci, se non hai a mano ragioni proprie e familiari che l'arrestino, quando cominciano a travagliarla. (I; 1827, p. 322)”
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“[...] una lasciva figliuola di Stilpone non fece che egli non menasse vita più lieta di qualunque altro filosofo: anzi rimproverandogli Matrocle questo fallo della figliuola, rispose: Dimmi il fallo è mio, oppur di mia figlia? Il fallo è di lei, e la sventura è tua, replicò Matrocle. Com'è questo (soggiunse l'altro), i falli non son cadute? Sì (rispose Matrocle), e le cadute non sono danni di coloro che caggiono, e i danni non sono sventure de' danneggiati? Con dolce e filosofico progresso di punto in punto avendo fatto palese che la maldicenza del cinico altro non era che vano abbaiamento. (VI; 1827, p. 330)”
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“Non meno adunque nuoce alla tranquillità dell'animo la volontà disproporzionata al potere, in guisa delle vele troppo grandi, che fanno traboccare la navetta; perché promettendosi più alte speranze che non deggiono, e non le conseguendo, ne incolpano Iddio e la Fortuna, e non la propria follia. Non è sventurato chi vuol saettare coll'aratolo, o col bue pigliar la lepre, nè s'oppone rea fortuna a chi non inviluppa i cervi con le reti da pescare; ma la propria mattezza e malvagità per aver tentate cose impossibili. Principal cagione di tale errore è il cieco amor di sé stesso, che gli fa divenire in tutte l'occasioni desiderosi de' primi onori, ed ostinati, e voler tutto per sé stessi, senza saziarsi giammai. (XII; 1827, p. 339)”
Plutarco (40–120) said by 120 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Ma, al di là di tutti questi ragionamenti, occorre ricordare che fare politica non è soltanto esercitare una carica, andare in ambasceria, gridare forte nell'assemblea, dibattersi sopra la tribuna a fare discorsi o a presentare progetti di legge, cose che i più intendono per fare politica, così come la maggior parte delle persone immagina che la filosofia consista nel dibattere dall’alto di una cattedra e nel fare corsi su alcuni testi. Ciò che sfugge a persone del genere sono quella politica e quella filosofia che continuamente e in modo uniforme si può cogliere di giorno in giorno nelle opere e nelle azioni. La maggior parte delle persone immagina che la filosofia consista nel dibattere dall'alto di una cattedra e nel fare corsi su alcuni testi. Ciò che tuttavia sfugge, a persone del genere, è la filosofia che si vede esercitata nelle opere e nelle azioni di ogni giorno. Socrate non faceva disporre sedili per gli uditori, non si sedeva in una cattedra professorale, non aveva un orario fisso per discutere o passeggiare con i suoi discepoli. Ma scherzando con loro, bevendo o andando alla guerra o in piazza, e alla fine andando in prigione e bevendo il veleno, egli ha fatto filosofia. E' stato il primo a dimostrare che, con ogni tempo e in ogni luogo, in tutto ciò che ci accade e in tutto ciò che facciamo, la vita quotidiana dà la possibilità di filosofare. (da Moralia, X)”
Plutarco (40–120) said by 120 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source