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Plutarco
131 quotes
“Ma, indipendentemente da questo, l'attitudine alla filantropia non sembra una cosa meravigliosa? Chi infatti, avendo un'attitudine così benevola e umana nei confronti di esseri appartenenti ad altre specie, potrebbe arrecare offesa a un uomo? (I, 7; 1995)”
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“Gli Egizi gettano via le viscere dopo averle estratte dai cadaveri e averle esposte al sole, in quanto le considerano causa di tutte le colpe commesse dagli uomini. (II, 1; 2015)”
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“Se non si attengono a una norma naturale, gli organi di senso si ammalano contagiandosi a vicenda, si lasciano traviare e si abbandonano alla dissolutezza. (II, 2; 2015)”
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“E dunque quale pasto per cui si uccide un essere vivente non costituirebbe un lusso? Riteniamo quello della vita un dispendio di poco conto? [...] parlo comunque della vita di un essere senziente, dotato di vista, udito, della facoltà di rappresentazione e di comprensione intellettiva che ogni essere vivente ha ricevuto in sorte dalla natura [...]. (II, 3; 2015)”
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“Così dapprima fu divorato qualche animale selvatico e feroce, poi un uccello o un pesce trovato già dilaniato; una volta che l'istinto aveva cominciato ad assaggiare il sangue degli animali selvaggi, passarono al bue aratore, alla pecora mite e al gallo custode della casa e così a poco a poco, acuendo l'insaziabilità di nostro desiderio, ci siamo spinti all'uccisione di uomini, alle guerre e alle stragi. (II, 4; 1995)”
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“Ma c'è qualcuno che dice che questa pratica abbia causato il diffondersi, fra gli uomini, dell'insensibilità e della ferocia. (cap. 2)”
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“[...] l'allocco viene preso da malia se dei danzatori ballano al suo cospetto mentre lui si sforza di muovere contemporaneamente le spalle seguendo un ritmo piacevole. (cap. 3)”
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“[...] la ragione in sé è generata dalla natura, mentre la ragione al suo stadio compiuto e perfetto si raggiunge con la cura e l'apprendimento. (cap. 4)”
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“[...] Pitagora [...] ha insegnato a ricavare vantaggio dagli animali senza però commettere ingiustizia nei loro confronti. (cap. 7)”
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“Io penso, infatti, che chi scherza e si diverte debba mettersi a trattare con persone allegre e che vogliono stare reciprocamente allo scherzo: Bione era solito dire che mentre i bambini giocano a colpire le rane con le pietre, le rane invece non possono più giocare a morire, ma muoiono per davvero. Ebbene, in maniera analoga si divertono le persone che si dedicano alla caccia e alla pesca, godendo delle sofferenze e della morte di animali che in alcuni casi vengono sottratti ai loro cuccioli e ai loro neonati. (cap. 7)”
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“Il polipo, in inverno, mangia se stesso standosene accucciato [...] a tal punto egli è pigro o insensibile o ingordo o tutte queste cose messe insieme. (cap. 9)”
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“Non certo per un solo motivo, poi, sarebbero da lodare le opere dei ragni, che sono un modello comune per le tele delle donne e per le reti dei pescatori [...]. (cap. 10)”
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“Le oche, invece, prese dal timore delle aquile, quando sorvolano il Tauro prendono nel becco una pietra di grosse dimensioni, come se si volessero tappare la bocca o volessero imbrigliare la componente chiacchierina e loquace del loro carattere per passare in silenzio e inosservate. (cap. 10)”
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“Né mi stupisco più di chi per primo ha scoperto il modo di aprire un'ostrica chiusa dopo che sono venuto a conoscenza degli stratagemmi degli aironi. Quando infatti capita loro di inghiottire una conchiglia chiusa, pur se infastiditi, sopportano strenuamente fino a quando non si accorgono che è stata ammorbidita e macerata dal calore del loro corpo. Allora, dopo averla sputata aperta e con le valve spalancate, inghiottono la parte commestibile. (cap. 10)”
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“I Traci [...] quando si accingono ad attraversare un fiume ghiacciato, si servono di una volpe per testare la durezza della superficie. Procedendo con circospezione, l'animale accosta infatti il suo orecchio alla lastra, e se si accorge che il rumore della corrente che scorre è troppo vicino [...] si arresta e, se glielo permettono, ritorna indietro. In assenza di rumore, invece, facendosi coraggio, prosegue. (cap. 13)”
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“Le lepri, quando fanno ritorno alla loro tana, mettono i leprotti a dormire ognuno in un punto diverso e spesso anche tenendoli alla distanza di un pletro l'uno dall'altro, di modo che, se per caso dovesse avvicinarsi un cane o un uomo, non si trovino a correre pericoli tutti insieme. Le stesse madri, dal canto loro, lasciano impronte un po' dappertutto correndo di qua e di là, e alla fine, dopo avere fatto un grande balzo che le proietta lontano dalle tracce che hanno lasciato, vanno anch'esse ad accovacciarsi. (cap. 16)”
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“Le femmine dei cervi preferiscono partorire i propri piccoli nei pressi di una strada, dove le bestie carnivore non si avvicinano. I maschi, invece, quando si accorgono di essere appesantiti per via dell'eccessiva pinguedine, si appartano in luoghi sicuri e si salvano nascondendosi, visto che non confidano più nella possibilità di fuggire correndo. (cap. 16)”
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“Sempre Giuba, poi, racconta che gli elefanti, senza che nessuno li abbia istruiti prima, sono capaci di recitare preghiere in onore degli dèi. Essi infatti si purificano nel mare e, sollevando la proboscide come fosse una mano, si genuflettono al cospetto del sole nascente. È come conseguenza di questo fenomeno che l'elefante – come testimonia Tolomeo Filopatore – è l'animale più caro agli dèi. (cap. 17)”
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“Per il resto, i comportamenti dei leoni non sono da meno quanto a socialità. Gli esemplari più giovani, infatti, portano con sé, a caccia, i compagni che sono ormai divenuti lenti e anziani. Qualora questi dovessero soccombere alla fatica, si fermano e si mettono ad aspettare, mentre i più giovani continuano a cacciare. Se prendono una preda, allora li chiamano, emettendo un verso simile al muggito di un giovane toro. I leoni anziani lo sentono e avvicinandosi ai compagni consumano insieme la preda. (cap. 17)”
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“Relativamente al modo di amare degli animali, in molti casi si presenta con manifestazioni violente e furiose, in altri invece si registrano forme raffinate che non sono lontane da quelle umane e modalità di accoppiamento che non disdegnano le armi della seduzione. (cap. 18)”
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“Gli storni, i corvi e i pappagalli imparano a parlare e offrono ai loro addestratori un'emissione di voce estremamente duttile e capace di imitare ogni suono, cosa che permette loro di articolarla e modularla. Ebbene, a me pare che questi uccelli abbiano la funzione di difendere, come se fossero avvocati, la causa di tutti gli altri animali in relazione all'apprendimento. (cap. 19)”
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“Gli usignoli che vengono allevati con le loro madri [...] apprendono non in vista di una ricompensa né per la gloria, ma semplicemente per il piacere che provano nel gareggiare nel canto e perché hanno cara la bellezza della propria voce più della sua utilità. (cap. 19)”
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“Forse però ci copriamo di ridicolo quando celebriamo la capacità di apprendere degli animali; soprattutto se pensiamo che, come mostra Democrito, essi sono stati i nostri maestri nei settori più importanti dell'esistenza. Dal ragno abbiamo appreso l'arte della tessitura e del rammendo, dalla rondine l'arte di costruire edifici, e imitando gli animali che emettono versi armoniosi, come il cigno e l'usignolo, abbiamo appreso il canto. (cap. 20)”
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“[...] il serpente rende acuta e rafforza la vista, se offuscata, con il finocchio, mentre l'orsa, quando esce dalla tana, per prima cosa mangia l'aro selvatico, poiché il suo gusto piccante funziona da lassativo per il suo intestino. (cap. 20)”
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“Gli Egizi dicono di avere osservato attentamente – e di avere imitato – i lavaggi che gli ibis compiono nell'acqua marina quando purgano le parti interne del proprio corpo. I sacerdoti egizi, del resto, utilizzano per purificarsi proprio l'acqua da cui l'animale ha bevuto, poiché, se fosse velenosa o comunque nociva, non le si avvicinerebbe neanche. (cap. 20)”
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“Dicono anche che, se le si offre un capretto, la tigre è capace, quando è a dieta, di rimanere senza mangiare per due giorni di fila. Al terzo giorno, però, viene assalita da una fame rabbiosa, chiede altro cibo e fa a pezzi la gabbia. Risparmia però il capretto, che considera come un compagno e un contubernale. (cap. 20)”
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“Le capre cretesi, quando ingoiano il dittamo, riescono facilmente a espellere le frecce che le hanno colpite. In questo modo hanno consentito alle donne gravide di capire che questa pianta ha proprietà abortive. Di fatto, non c'è niente se non il dittamo che questi animali desiderano e corrono a cercare quando sono feriti. (cap. 20)”
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“I Libici si fanno beffe degli Egizi, che vanno raccontando, a proposito dell'orige, di come emetta un grido proprio nel giorno e nell'ora in cui sorge l'astro che essi chiamano Sothis e noi, invece, chiamiamo Cane o Sirio. I primi, dal canto loro, affermano invece che, quando l'astro sorge in perfetta congiunzione con il sole, tutte le loro capre si volgono contemporaneamente verso di esso e guardano a oriente. (cap. 21)”
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“[...] si dice che un grandissimo numero di animali – e soprattutto le scimmie – si avvicini alla pantera, che li attrae con il suo piacevole profumo. (cap. 24)”
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“Assieme all'uso dell'intelletto, tuttavia, si rilevano capacità sociali e attitudini di amore reciproco. (cap. 25)”
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“Quando viene catturato, il delfino, non appena si accorge di essere finito nelle maglie della sagena, rimane fermo senza agitarsi; e per giunta è felice, perché si rimpinza senza alcuno sforzo con l'enorme quantità di pesci impigliati nella rete. Quando infine è in prossimità della terraferma, rosicchia la rete e ne sguscia fuori. (cap. 26)”
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“In molti esseri acquatici è possibile scorgere tecniche incredibili di caccia e di attacco. Per esempio, la stella marina sa bene che tutto ciò che lambisce viene distrutto e perisce, e per questo espone il proprio corpo con indifferenza e permette di farsi toccare da ogni cosa che le corra incontro o che le si accosti. Quanto alla torpedine, sicuramente conoscete i suoi poteri. Essa non soltanto immobilizza chiunque la tocchi, ma addirittura, attraverso la sagena, getta in un profondo torpore le mani dei pescatori. (cap. 27)”
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“[...] il camaleonte non cambia affatto il suo colore in virtù di un qualche piano, né per nascondersi: è solo per paura che si trasforma, poiché è per natura codardo e vile. (cap. 27)”
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“D'altro canto , se vengono afferrati dalle chele dell'aragosta, quest'ultima ha facilmente la meglio su di loro, perché la levigatezza del corpo non può trovare soccorso contro la ruvidezza. Mentre, se il polipo introduce i suoi tentacoli all'interno dell'aragosta, riesce a distruggerla. (cap. 27)”
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“Il tonno percepisce così bene l'arrivo dell'equinozio e del solstizio che l'uomo stesso può imparare da lui senza avere bisogno di usare le tavole astronomiche. Questo animale si ferma dovunque lo sorprenda il solstizio d'inverno e in quello stesso luogo se ne rimane immobile a passare i suoi giorni fino all'arrivo dell'equinozio. (cap. 29)”
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“Per il resto, la spugna non è priva di anima né è priva di percezione e di sangue, ma, come molti altri animali, sta abbarbicata sugli scogli ed è fornita di un movimento suo proprio, fatto di contrazioni e di espansioni, che ha però bisogno di stimoli che le inducano il ricordo e la istruiscano. (cap. 30)”
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“I murici della porpora vivono in gruppo e, come le api, fabbricano tutti insieme favi all'interno dei quali si dice che si riproducano. Raccolgono le parti commestibili delle alghe e dei muschi marini che rimangono attaccate alle loro conchiglie e si servono reciprocamente, a rotazione, una sorta di banchetto periodico, dal momento che ognuno di loro, in serie, nutre l'altro. (cap. 30)”
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“Sembra poi che Eratostene dica che sia l'orata a essere «il rapido pesce sacro dalle sopracciglia dorate». Molti però credono che sia lo storione il pesce sacro. Esso è un animale raro e difficile da pescare. E tuttavia viene spesso avvistato nei pressi della Panfilia, e i pescatori che riescono a catturarlo si autoincoronano e mettono corone nelle loro barche. (cap. 32)”
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“Anche le foche partoriscono all'asciutto. Esse spingono a poco a poco i loro cuccioli a fare prova del mare facendoli emergere subito dopo che si sono immersi. Le madri fanno ripetere spesso questa sequenza di immersioni ed emersioni, fino a quando i piccoli, abituatisi, non hanno preso coraggio e non hanno cominciato ad apprezzare la vita acquatica. (cap. 34)”
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“Or quanto a quelli che dicono che per viver vita tranquilla non è da intromettersi in molti affari pubblici o privati, primieramente dico, che troppo ci fan costar cara la tranquillità dell'animo, volendo farcela comprar col prezzo dell'ozio [...]. (II; 1827, p. 323)”
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“[...] non è vero che menino vita tranquilla coloro, che non operan molto: per questa ragione dir si dovria che le donne per lo più dimoranti in casa, più riposatamente vivessero, che non fanno gli uomini. [...] [N]ondimeno i dolori dell'animo, i turbamenti, le scontentezze, rea semenza che germoglia nella selva delle gelosie, delle superstizioni, dell'ambizione e vanagloria, sì varia e numerosa, che non si potrebbe annoverare giammai, si versano in grande abbondanza nelle segrete camere delle donne. (II; 1827, p. 323)”
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“Ma sì come gli uomini di povero cuore, che nel navigare sentono offendersi dal commovimento dell'onde, credono di star meglio se lasciata la scafa montano sopra il brigantino, dal brigantino sopra la galea, e non di meno nulla operano a lor profitto, perché portano, ovunque vanno, la collera e la paura; così il cangiar maniera di vita non toglie all'anima le cagioni che l'attristano e conturbano [...]. (III; 1827, p. 325)”
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“Alessandro udendo discorrere Anassarco dell'infinita moltitudine de' mondi, lagrimò; e domandando gli amici, che cagione gli traesse fuori le lagrime, rispose: Non ho ragione di piangere, se, essendo i mondi infiniti, ancora non siamo signori d'un solo? (IV; 1827, p. 326)”
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“[...] Platone rassomigliò la vita nostra al giuoco del tavoliere, ove conviene co' dadi fare i punti migliori, ma saper anche rivolgere al meglio i peggiori. (V; 1827, p. 328)”
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“E questo è il primo punto ove fa mestieri d'esercitarsi, ed a questo addrizzare i suoi pensieri; come colui che traendo al cane con la pietra fallì, e invece del cane colpì la matrigna dicendo: E questo ancora non torna male [...]. (VI; 1827, p. 328)”
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“[...] se sarai scontento del non aver figliuoli, sovvengati che niuno imperador romano lasciò l'impero a' figliuoli. (VI; 1827, p. 329)”
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“[...] gli affari commessi alla tua fé non s'amministrano da persone di semplici e buoni costumi, quasi strumenti atti e ben disposti, ma per lo più con ruvidi e distorti; il raddrizzare i quali non credere appartenersi a te, nè agevole a farsi; ma se tali gli userai quali son per natura, come fa il cerusico del cane da cavar denti, e delle fibbie da riserrar le ferite, apparirai grazioso e moderato, quanto comporta il fatto ch'hai fra mano, e prenderai più piacere dalla tua disposizione, che dispiacere per l'altrui ritrosie e malvagità [...]. (VII; 1827, p. 331)”
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“[...] non fermar lo sguardo solamente nelle parti risplendenti e gloriose di coloro che ammiri e stimi felici; ma squarciato ed aperto quel fiorito velo dell'opinione e dell'apparenza che gli cuopre, penetra dentro, e vedraivi molti travagli e noie. (XI; 1827, p. 337)”
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“Ma sì come il pittore i colori più lieti e più chiari mette di sopra nella tavola, e nasconde i meno piacenti e i più scuri, così conviene che nell'anima nostra i gioiosi ed illustri avvenimenti ricuoprino e adombrino i torbidi e dolorosi. (XV; 1827, p. 345)”
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“[...] la ragione fa svanire tutte l'altre tempeste della mente, ma il pentimento si fabbrica da sé stessa, il quale con onta morde e gastiga sé medesimo: che sì come chi s'agghiaccia, e s'infiamma per lo ribrezzo o caldo interno della febbre sente maggiore ambascia ed affanno che quelli, i quali ricevono di fuori gelo ed arsura delle stagioni, così i casi di fortuna fanno i dolori più , comeché vengano di fuori. (XIX; 1827, p. 353)”
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