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Platone
151 quotes
“Aster, prima splendevi come stella del mattino tra i viventi, ora, morto, tra i defunti splendi come stella della sera.”
Platone (429–349 BC) said by 349 BC at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Dalla democrazia nasce per natura il dispotismo, e dalla libertà estrema la forma più grave di tirannia e di schiavitù.”
Platone (429–349 BC) said by 349 BC at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“E se mai... la vita dell'uomo è degna di essere vissuta, lo è quando ha raggiunto la visione dell'essenza stessa della bellezza.”
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“Gli incanti sono le parole buone.”
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“Interrogarsi è compito del filosofo, perché non vi è altro modo per dare inizio alla filosofia.”
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“I particolari riconducono necessariamente e inevitabilmente a universali.”
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“Il buono, naturalmente, è sempre bello, e il bello non è mai privo di proporzione.”
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“La bellezza è mescolare in giuste proporzioni il finito e l'infinito.”
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“La geometria è conoscenza di ciò che esiste sempre.”
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“[...] noi uomini non osavamo neppure assaggiare la carne bovina, non immolavamo animali vivi, ma libagioni, frutti guarniti di miele e altre offerte di analoga purezza. La carne, invece, la rifiutavamo, perché ritenevamo un'empietà sia il consumarla, sia il macchiare di sangue gli altari degli dèi. Insomma, i nostri antenati realizzavano quell'ideale di vita, cosiddetto orfico, che consiste nel mangiare ogni cibo inanimato e nel rifiutare ogni cibo animale.”
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“La democrazia... anarchica e varia è dispensatrice di uguaglianza tanto a uguali che a ineguali.”
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“O Dione, col tuo amore hai reso pazzo il mio cuore.”
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“Per natura, all'opinione piace opinare.”
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“Una delle punizioni per non aver partecipato alla politica è quella di essere governato da esseri inferiori.”
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“Il bello è lo splendore del vero.”
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“L'uomo è un bipede implume.”
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“Solo i morti hanno visto la fine della guerra.”
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Also quoted by: George Santayana (it)
“Cherefonte, penso, voi lo conoscete. [...] Sicché un giorno, andato a Delfi, osò interrogare l'oracolo su questo — e, come dico, non fate chiasso, cittadini — dunque, se ci fosse qualcuno più sapiente di me. Ebbene la rispose che più sapiente non c'era nessuno. (cap. V, p. 24)”
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“Di quest'uomo son più sapiente io. Poiché, c'è pericolo che nessuno di noi due sappia nulla di bello e di buono; ma costui crede di sapere qualcosa e non sa, mentre io, come non so, non credo neanche di sapere. E però forse io sono almeno in questo, per poco che sia, più sapiente di lui: che ciò che non so, non credo neppure di saperlo. (cap. VI, p. 25)”
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“[...] anche dei poeti io conobbi in breve questo: che non per sapienza poetavano come poetavano, ma per certa natura e ispirazione divina, come i profeti ed i vati, giacché questi pure dicono tante belle cose, ma poi non sanno nulla di quel che dicono. (cap. VII, p. 26)”
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“[...] chi mai al mondo penserebbe che ci , sì, figliuoli di dei , ma non dei? (cap. XV, p. 33)”
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“[...] molta avversione ed in molti s'è accumulata contro di me; questo, sappiatelo, è verissimo; ed è ciò che mi perderà, dato che mi perda; non Meleto né Ànito , ma la calunnia e il malanimo della gente. Questo ha già perso molti altri valentuomini, e ne perderà, credo, anche in avvenire. Oh! non c'è pericolo che si fermi in me. (cap. XVI, p. 34)”
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“Tu, amico, non parli bene, se credi che debba tener conto del pericolo di vivere o di morire un uomo di qualche valore, per piccolo che sia, piuttosto che considerare soltanto, se, quando opera, operi secondo giustizia o no, e se faccia azioni degne d'un uomo dabbene o d'un malvagio. (cap. XVI, p. 34)”
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“La morte difatti nessuno sa neppur se non sia per l'uomo il maggiore di tutti i beni; e gli uomini la temono quasi sapessero di certo ch'è il maggiore dei mali. (cap. XVII, pp. 35-36)”
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“[...] io, in confronto di quei mali, di cui so che son mali, non temerò mai né fuggirò quelli che non so se per caso non anche dei beni. (cap. XVII, p. 36)”
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“[...] non da ricchezza nasce agli uomini virtù, ma da virtù ricchezza e ogni altro bene, così in privato come in pubblico. (cap. XVII, p. 37)”
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“A me senza dubbio non può far male né Meleto né Ànito; non ne ha nemmeno il modo; poiché non è, penso, conforme a giustizia che uno migliore soffra danno da uno peggiore. Potrà mettere a morte o mandare in esilio o privare dei diritti di cittadino. Ma tali cose costui forse e qualche altro le stimerà dei grandi mali; io no, che considero assai maggior male quello che fa ora costui, d'adoperarsi a uccidere ingiustamente un uomo. (cap. XVIII, p. 37)”
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“Non c'è uomo che possa salvarsi, quando s'opponga francamente a voi, come ad ogni altra moltitudine, ed impedisca che si compiano in città tanti atti ingiusti od illegali; ma è necessario che chi combatte davvero in difesa della giustizia, se vuole esser salvo anche per poco, meni vita privata, non pubblica. (cap. XIX, p. 39)”
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“[...] una vita che non dia luogo ad esame non merita d'esser vissuta [...]. (cap. XXVIII, p. 48)”
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“[...] né in tribunale né in guerra non è lecito, né a me né ad altri, di ricorrere a qualunque mezzo per scampare ad ogni costo alla morte. (cap. XXIX, p. 49)”
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“Però io temo, cittadini, che il difficile sia non già schivare la morte, ma assai più difficile sottrarsi alla malvagità, che corre più veloce della morte. (cap. XXIX, p. 50)”
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“[...] se credete che con l'uccidere le persone tratterrete qualcuno dal biasimarvi di non vivere rettamente, v'ingannate. Questa via di liberazione non è né pratica né bella; bellissima invece e facilissima quella, non già di chiudere agli altri la bocca, ma apparecchiare se stessi a diventare quanto si può migliori. (cap. XXX, p. 50)”
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“Ora, se non è nessuna sensazione, ma come un sonno, quando dormendo non si veda nemmeno alcun sogno, un guadagno meraviglioso sarebbe la morte. (cap. XXXII, p. 52)”
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“[...] all'uomo dabbene nulla può toccare di male né vivo né morto [...]. (cap. XXXIII, p. 53)”
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“Socrate: Dunque, se tutte le cose non sono per tutti insieme allo stesso modo e sempre, né per ciascuno ogni cosa di quelle esistenti si trova ad essere in un modo particolare, è chiaro che le cose stesse hanno in sé una sostanza certa, che non ci riguarda e che esse non si lasciano trascinare da noi su e giù secondo il nostro estro, ma che sono di per se stesse secondo la loro sostanza così come l'hanno ottenuto da natura. (3)”
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“Socrate: Io dunque faccio questa supposizione: mi pare che i primi uomini che abitavano in Grecia considerassero dèi soltanto quelli che ora anche molti barbari stimano tali, e cioè il sole, la luna, la terra, gli astri e il cielo, e siccome li vedevano tutti andare sempre di corsa e correre, da questa loro natura del thein ('correre'), li chiamarono theous ('dèi'); in seguito poi, riconosciute le altre divinità, le chiamarono tutte con questo nome. Ti pare che quel che dico in qualche modo si avvicini al vero oppure in niente? (9)”
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“Socrate: Dice Eraclito "che tutto si muove e nulla sta fermo" e confrontando gli esseri alla corrente di un fiume, dice che "non potresti entrare due volte nello stesso fiume". (11)”
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“Socrate: Ho sognato una donna, bella e avvenente, tutta vestita di bianco, che mi si è avvicinata e mi ha detto: «Socrate, fra tre giorni, tu sarai nei felici campi di Ftia.» Critone: Che strano sogno, Socrate. Socrate: A me, Critone, sembra chiaro. (cap. 2)”
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“Passare per uno che tiene più al denaro che agli amici: cosa mi potrebbe capitare di peggio? (Critone, cap. 3)”
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“Magari, Critone, fosse capace di fare il male, perché, allora, sarebbe capace, anche di fare il bene. E questa sarebbe una gran bella cosa. Invece non è capace di fare né l'uno né l'altro, non ti fa diventare né saggio né stolto, ma agisce, così, a casaccio. (Socrate, cap. 3)”
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“Mi pare proprio che tu, oltretutto, non compia una cosa giusta lasciandoti andare, mentre potresti salvarti, perché, in fondo, ti adoperi a far quello che vorrebbero i tuoi nemici, anzi, che hanno già ottenuto, volendoti morto. E, in più, mi sembra che tu tradisca anche i tuoi figli che potresti allevare e educare e che, invece, abbandoni e che, per quanto dipende da te, vivranno in balia del destino, come degli orfani. (Critone, cap. 5)”
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“Mio caro Critone, questo tuo zelo sarebbe assai lodevole se fosse conforme a giustizia, altrimenti, più esso è insistente, più è biasimevole. (Socrate, cap. 6)”
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“Se noi, prestando orecchio a quelli che non se ne intendono, roviniamo ciò che diventa migliore attraverso un sano esercizio e va, invece, in malora con pratiche dannose, che ne sarà della nostra vita? (Socrate, cap. 8)”
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“L'importante non è vivere, ma vivere bene. (Socrate, cap. 8)”
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“Far del male non è per nulla diverso dall'essere ingiusti. (Socrate, cap. 10)”
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“Ora che ci penso, che strano effetto mi faceva stare accanto a quell'uomo; ero lì, che moriva un amico, e non provavo alcuna pietà. Mi pareva felice, Echecrate, sia dal suo modo di fare che da come parlava: c'era in lui una nobile e intrepida fierezza, tanto da farmi pensare che egli se ne andava non senza il soccorso di un dio e che, nell'aldilà, sarebbe stato il più felice di tutti. Ecco perché, forse, non provavo quella pietà che pure sarebbe stata così naturale in tanta sventura. (Fedone, cap. II)”
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“Che strana cosa, amici, par che sia quello che la gente chiama piacere, e in che meraviglioso rapporto per natura con quello che sembra il suo contrario: il dolore! E pensare che entrambi insieme non vogliono mai trovarsi nell'uomo; ma quando qualcuno insegua l'un d'essi e lo prenda, costui si trova in certo modo costretto a prender sempre anche l'altro, quasi che, sebbene due, pure si trovino legati allo stesso capo. (Socrate: cap. III; 1935, pp. 33-34)”
Platone (429–349 BC) said by 349 BC at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“La filosofia è la musica più grande. (cap. IV)”
Platone (429–349 BC) said by 349 BC at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“L'uomo è un prigioniero che non può aprire la porta della sua prigione e scappare... deve aspettare; e non è libero di gestire la sua vita finché un dio non lo chiama. (cap. VI)”
Platone (429–349 BC) said by 349 BC at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Alla fine tutte le cose non devono forse essere inghiottite dalla morte? (cap. XVII)”
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