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Ludovico Ariosto
96 quotes
“A donna non si fa maggior dispetto, | che quando o vecchia o brutta le vien detto. (XX, 120)”
Ludovico Ariosto (1474–1533) said by 1533 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Il consiglio del mal va raro invano. (canto XXI, ottava 48, verso 6)”
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“Amor, con che miracolo lo fai, | che 'n fuoco li tenghi, e nol consumi mai?" (canto XXIII, 127)”
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“Senza il pane discerner da le giande, | dal digiuno e da l'impeto cacciato, | le mani e il dente lasciò andar di botto | in quel che trovò prima, o crudo o cotto. (canto XXIV, ottava 12)”
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“L'animo è pronto, ma il potere è zoppo. (XXV, 76)”
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“Di più direi; ma di men dir bisogna. (XXVI, 22)”
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“Io sua non son, né d'altri son che mia: | dunque me tolga a me chi mi desia. (XXVI, 79)”
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“Gli è teco cortesia l'esser villano. (XXVII, 77)”
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“Non siate però tumide e fastose, | donne, per dir che l'uom sia vostro figlio; | che de le spine ancor nascon le rose, | e d'una fetida erba nasce il giglio. (XXVII, 121)”
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“Mettendolo Turpino, anch'io l'ho messo. (XXVIII, 2)”
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“Se piú che crini avesse occhi il marito, | non potria far che non fosse tradito. (canto XXVIII, ottava LXXII, versi 7-8)”
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“Non conosce la pace e non l'estima | chi provato non ha la guerra prima. (canto XXXI, ottava II, versi 7-8)”
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“Michel, più che mortale, Angel divino (XXXIII, 2, citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, Milano, 1921, p. 412)”
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“Vide gran copia di panie con visco, | ch'erano, o donne, le bellezze vostre. (Canto XXXIV, ottava 81)”
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“Altri in amar lo [il senno] perde, altri in onori, | altri in cercar, scorrendo il mar, richezze; | altri ne le speranze de' signori, | altri dietro alle magiche sciocchezze; | altri in gemme, altri in opre di pittori, | et altri in altro che piú d'altro aprezze. (XXXIV, 85)”
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“Del re de' fiumi tra l'altiere corna | or siede umile (diceagli) e piccol borgo: | dinanzi il Po, di dietro gli soggiorna | d'alta palude un nebuloso gorgo; | che, volgendosi gli anni, la più adorna | di tutte le città d'Italia scorgo, | non pur di mura e d'ampli tetti regi, | ma di bei studi e di costumi egregi. (canto XXXV, ottava VI)”
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“[...] voglion tutti gli ordini e le leggi, | Che chi dà morte altrui, debb'esser morto. (canto XXXVI, ottava XXXIII)”
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“Che s'abbia a ritrovar con numer pare | Di cavallieri armati in Lipadusa. | Una isoletta è questa, che dal mare | Medesmo che li cinge, è circonfusa. (canto XL, ottava 55)”
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“Temerità per certo e pazzia vera | è la tua, e di qualunque che si pose | a consigliar mai cosa buona o ria, | ove chiamato a consigliar non sia. (canto XLI, ottava XLII)”
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“Che con l'armata avendo la riviera | Di Barberia trascorsa in ogni canto, | Capitò quivi, e l'isola sì fiera, | Montuosa e inegual ritrovò tanto, | Che non è, dice, in tutto il luogo strano, | Ove un sol piè si possa metter piano: (canto XLII, ottava XX)”
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“[...] Beatrice bea, vivendo, il suo consorte, | e lo lascia infelice alla sua morte; | anzi tutta l'Italia, che con lei | fia triunfante, e senza lei, captiva. (Gius. Laterza & Figli, Bari, 1928,canto XLII, ottave 91-92, pp. 246-247)”
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“L'incarco de le corna, e lo più lieve | Ch'al mondo sia, se ben l'huom tanto inſama | Lo vede quasi tutta l'altra gente | E chi l'ha in capo mai non se lo sente. (XLII, ottava 100)”
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“Ove femine son, son liti e risse. (canto XLIII, ottava 120, verso 8)”
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“Bestemmiando fuggì l'alma sdegnosa | Che fu sì altiera al mondo e sì orgogliosa. (XLVI, 140)”
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“E levar questa donna anco ti voglio; ché sarebbe a lasciartela gran fallo.”
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“E quel che non si sa non si de' dire, | e tanto men, quando altri n'ha a patire.”
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“Ma 'l popolo facea, come i più fanno, | ch'ubbidiscon più a quei che più in odio hanno.”
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“Natura il fece, e poi ruppe la stampa.”
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“O città bene avventurosa... | ...la gloria tua salirà tanto | ch'avrai di tutta Italia il pregio e 'l vanto.”
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“Or che s'aspetta? Soccorrer qui, non lacrimare accade.”
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“Ma che dirò delle , che tutte ad una ad una divinissime sono? Chi meglio le usate in altra lingua in verso riduce? Chi meglio formane da se stesso di nuove? Chi più a tempo di loro si serve? Chi più con esse ogni qualità altera, e in accrescere e in diminuire, e in far leggere le cose gravi, e in far alte le basse, e in recare ornamento e a queste e a quelle? È in lui solo talmente a perfezione ridotto, ch'a volere una magnifica cosa comprendere in proverbio s'è tratto: le comparazioni dell'Ariosto. (Giovan Battista Pigna)”
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“Prof Citterio glielo confesso | a me l'Orlando Furioso | è sempre sembrato tutto fumo e niente Ariosto. (Pinguini Tattici Nucleari)”
Ludovico Ariosto (1474–1533) said by 1533 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Solo menti borghesi di esemplare educazione filistea hanno potuto leggere nellOrlando Furioso il poema dell'ordine elevato ad "armonia" universale, senza scorgere, dietro la poderosa sistemazione poetica, il corredo immenso d'inquietanti bagliori sotterranei e di dolorose percezioni della tragicità dell'esistenza umana, che quel poema ospita nel suo seno. (Alberto Asor Rosa)”
Ludovico Ariosto (1474–1533) said by 1533 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Soverchia nel Furioso, la materia d'amore, perché soverchia nel cuore dell'Ariosto, nel quale essa agevolmente trapassava a sentimenti gentili, alla pietà che va oltre le tombe, alla rivendicazione dell'innocenza calunniata e della gratitudine brutalmente violata, al fervido culto pel santo nodo dell'amicizia. (Benedetto Croce)”
Ludovico Ariosto (1474–1533) said by 1533 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Pazzo chi al suo signor contradir vole, | se ben dicesse c'ha veduto il giorno | pieno di stelle e a mezzanotte il sole. (I, 10-12)”
Ludovico Ariosto (1474–1533) said by 1533 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“S'io l'ho con laude ne' miei versi messo, | dice, ch'io l'ho fatto a piacere, e in ocio; | più grato fòra essergli stato appresso. (I, 106-109)”
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“Più tosto che arricchir, voglio quïete. (I, 160)”
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“più tosto ch'esser servo | torrò la povertade in pazïenza. (I, 245-246)”
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“Non si adatta una sella o un basto solo | ad ogni dosso; ad un non par che l'abbia, | all'altro stringe e preme e gli dà duolo. (III, 34-36)”
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“In casa mia mi sa meglio una rapa | ch'io cuoca, e cotta s'un stecco me inforco | e mondo, e spargo poi di acetto e sapa, | che all'altrui mensa tordo, starna o porco | selvaggio; e così sotto una vil coltre, | come di seta o d'oro, ben mi corco. (III, 43-48)”
Ludovico Ariosto (1474–1533) said by 1533 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Degli uomini son varii li appetiti: | a chi piace la chierca, a chi la spada, | a chi la patria, a chi li strani liti. (III, 52-54)”
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“Chi vuole andare a torno, a torno vada: | vegga Inghelterra, Ongheria, Francia e Spagna; | a me piace abitar la mia contrada. (III, 55-57)”
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“[...] la terra, | senza mai pagar l'oste, andrò cercando | con Ptolomeo, sia il mondo in pace o in guerra; || e tutto il mar, senza far voti quando | lampeggi il ciel, sicuro in su le carte | verrò, più che sui legni, volteggiando. (III, 64-66)”
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“Tutti gli altri animai che sono in terra, | o che vivon quïeti e stanno in pace, | o se vengono a rissa e si fan guerra, | alla femina il maschio non la face: | l'orsa con l'orso al bosco sicura erra, | la leonessa appresso il leon giace; | col lupo vive la lupa sicura, | né la iuvenca ha del torel paura. || Ch'abominevol peste, che Megera | è venuta a turbar gli umani petti? | che si sente il marito e la mogliera | sempre garrir d'ingiurïosi detti, | stracciar la faccia e far livida e nera, | bagnar di pianto i genïali letti; | e non di pianto sol, ma alcuna volta | di sangue gli ha bagnati l'ira stolta. || Parmi non sol gran mal, ma che l'uom faccia | contra natura e sia di Dio ribello, | che s'induce a percuotere la faccia | di bella donna, o romperle un capello: | ma chi le dà veneno, o chi le caccia | l'alma del corpo con laccio o coltello, | ch'uomo sia quel non crederò in eterno, | ma in vista umana un spirto de l'inferno. (V, 1-3)”
Ludovico Ariosto (1474–1533) said by 1533 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Chi mette il piè su l'amorosa pania, | cerchi ritrarlo, e non v'inveschi l'ale; | che non è in somma amor, se non insania, | a giudizio de' savi universale: | e se ben come Orlando ognun non smania, | suo furor mostra a qualch'altro segnale. | E quale è di pazzia segno più espresso | che, per altri voler, perder sé stesso? | Vari gli effetti son, ma la pazzia | è tutt'una però, che li fa uscire. | Gli è come una gran selva, ove la via | conviene a forza, a chi va, fallire: | chi su, chi giù, chi qua, chi là travia. | Per concludere in somma, io vi vo' dire: | a chi in amor s'invecchia, oltr'ogni pena, | si convengono i ceppi e la catena. (canto XXIV, ottave 1-2)”
Ludovico Ariosto (1474–1533) said by 1533 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Cose che in lui lodar si debbano, veggio io tante e tante, che alcuna non ce n'è che d'essere infinitamente esaltata non meriti. Et tra l'altre questa da tacere non è, ch'egli tanto leggiadramente ha saputo con le gravi cose le piacevoli mescolare; e con le travagliate le quiete; e con le affettuose quelle che nell'azione consistono; che con meraviglioso stupore dà diletto incredibile a chi il legge. ove molti sono che o in doglianze, o in feste; o in guerra, o in pace; o in ire, o in amori con noia di ciascuno infinita sopra una sola parte di queste troppo si trattengono: e niente avveduti sono nel temperare l'una con l'altra. (Giovan Battista Pigna)”
Ludovico Ariosto (1474–1533) said by 1533 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source