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Lorenzo de' Medici
17 quotes
“Dalla più alta stella | Disceso è in terra un divino splendore, | Gloriosa Regina, | Vergine e sposa, madre del Signore: | O luce mattutina, | Felice chi s'inchina | A questa santa madre onesta e pia. (da Alla Vergine)”
Lorenzo de' Medici (1449–1492) said by 1492 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Sappiate che chi dice male di noi non ci vuole bene.”
Lorenzo de' Medici (1449–1492) said by 1492 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Non aspettate ch'altri ve li doni: | convien giucare e spender bei quattrini. (da Canzona de' confortini, vv. 13-14)”
Lorenzo de' Medici (1449–1492) said by 1492 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Chi vince, per dolcezza si gavazza, | dileggia e ghigna, e tutto si diguazza; | credere alla Fortuna è cosa pazza: | aspetta pur che poi si pieghi e chini. (da Canzona de' confortini, vv. 27-30)”
Lorenzo de' Medici (1449–1492) said by 1492 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Quant'è bella giovinezza, | che si fugge tuttavia! | chi vuol esser lieto, sia: | di doman non c'è certezza. (da Canzona di Bacco, vv. 1-4)”
Lorenzo de' Medici (1449–1492) said by 1492 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Donne, noi siam maestri d'innestare; | in ogni modo lo sappiam ben fare. (da Canzona degl'innestatori, vv. 1-2)”
Lorenzo de' Medici (1449–1492) said by 1492 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Cetriuoli abbiamo e grossi, | di fuor pur ronchiosi e strani; | paion quasi pien di cossi, | poi sono apritivi e sani; | e' si piglion con duo mani: | di fuor lieva un po' di buccia, | apri ben la bocca e succia; | chi s'avezza, e' non fan male. (da Canzona delle forese, vv. 13-20)”
Lorenzo de' Medici (1449–1492) said by 1492 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Orsù! seguiam questa stella benigna, | o donne vaghe, o giovinetti adorni: | tutti vi chiama la bella Ciprigna | a spender lietamente i vostri giorni, | sanz'aspettare che 'l dolce tempo torni, | ché, come fugge un tratto, mai non riede. (da Canzona de' sette pianeti, vv. 21-26)”
Lorenzo de' Medici (1449–1492) said by 1492 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Dica pur chi mal dir vuole, | noi faremo e voi direte. (da Canzona delle cicale, vv. 31-32)”
Lorenzo de' Medici (1449–1492) said by 1492 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Se ci è alcuna a chi la fava piaccia, | la meglio infranta abbiam che ci si faccia, | con un pestel che insino a' gusci schiaccia, | ma a menar forte ell'esce de' mortai. (da Canzona de' fornai, vv. 11-14)”
Lorenzo de' Medici (1449–1492) said by 1492 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“[...] il contento umano consiste più tosto nel parere che nell'essere. (p. 91)”
Lorenzo de' Medici (1449–1492) said by 1492 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“[...] il dolore è spesso sanza dolcezza, e la dolcezza non mai sanza dolore. (p. 91)”
Lorenzo de' Medici (1449–1492) said by 1492 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Veggiamo ancora, nelle civili, proprie e domestiche operazioni, la difficultà di pigliare qualche partito nasce del concorrere in ogni partito qualche inconveniente, né si trovare di mille volte una vera deliberazione, alla quale non si possa contradire. E però quegli che sono più prudenti, indugiono più a pigliare partito, e per questa tardità si chiamono «uomini gravi». Ed il tempo si chiama «sapientissimo», perché la sapienzia vera consiste nello aspettare ed usare l'occasione; e questa non sarebbe necessaria, se non per la molta difficultà che portano seco le occorrenti deliberazioni. (p. 88)”
Lorenzo de' Medici (1449–1492) said by 1492 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“E veramente come si può imputare a gran difetto il creder leggermente quelle cose che prima facie paiono impossibili, così non mi pare da approvare la oppinione di quelli che non prestono fede ad alcuna cosa, quando ecceda in qualche parte o l'uso comune o l'ordine naturale. Perché spesso si è veduto nascere grandissimi inconvenienti presupponendo una cosa falsa, per parere quasi impossibile, e nondimeno pure essere vera. Ed, oltre questo, come il credere presto pare officio d'uomo leggieri, così assolutamente nel non credere dimostra grande presunzione; perché chi dice «questa cosa non può essere» presumme di sapere tutte le cose che possono essere, e quanto sia la potenza della natura. E nondimeno si vede molti effetti naturali diversi e quasi incredibili, se non fussino notissimi quasi a ogni persona. (pp. 91-92)”
Lorenzo de' Medici (1449–1492) said by 1492 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Io so che i versi posson, se li sente, | di cielo in terra far venir la luna. || I versi feron già l'itaca gente | in fere trasformar ne' verdi prati: | rompono i versi il frigido serpente. || Adunque e rotti versi e non ornati | daremo al vento; ed or ho visto come | saranno a lei li miei pianti portati. || L'aura move degli arbor l'alte chiome, | che rendon mosse un mormorio soave, | ch'empie l'aere ed i boschi del suo nome: || se porta questo a me, non le fia grave | portar mio pianto a questa dura femmina | per gli alti monti e per le valli cave, | ov'abita Eco che i miei pianti gemina: | o questo, o il vento a lei lo portin seco: | io so che 'l pianto in pietra non si semina. || Forse ode ella vicina in qualche speco. | Non so se sei qui presso: so ben ch'io, | fuggi dove tu vuoi, sempre son teco. (p. 50)”
Lorenzo de' Medici (1449–1492) said by 1492 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Se 'l tuo crudo voler fosse più pio, | s'io ti vedessi qui, s'io ti toccassi | le bianche mani e 'l tuo bel viso, o dio! || se meco sopra l'erba ti posassi, | della scorza faria d'un lento salcio | una zampogna, e vorrei tu cantassi. || L'erranti chiome poi strette in un tralcio, | vedrei per l'erba il candido piè movere | ballando e dare al vento qualche calcio. || Poi stanca giaceresti sotto un rovere | io pel prato côrrei diversi fiori, | e sopra il viso tuo gli farei piovere: || di color mille e mille vari odori, | tu ridendo faresti, dove fòro | i primi côlti, uscir degli altri fuori. || Quante ghirlande sopra i be' crin d'oro | farei miste di frondi e di fioretti! | Tu vinceresti ogni bellezza loro. || Il mormorio de' chiari ruscelletti | risponderebbe alla nostra dolcezza | e 'l canto di amorosi augelletti. || Fugga, ninfa, da te tanta durezza: | questo acerbo pensier del tuo cor caccia: | deh, non far micidial la tua bellezza! (p. 51)”
Lorenzo de' Medici (1449–1492) said by 1492 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Dov'è somma bellezza e crudeltate, | è viva morte; pur mi riconforto: | non dee sempre durar la tua beltate. || L'altra mattina in un mio piccolo orto | andavo: e 'l sol sorgente con suoi rai | uscia non già ch'io lo vedessi scorto. || Sonvi piantati dentro alcun rosai; | a' quai rivolsi le mie vaghe | per quel che visto non avevo mai. || Eranvi rose candide e vermiglie: | alcuna a foglia a foglia al sol si spiega; | stretta prima, poi par s'apra e scompiglie: || altra più giovinetta si dislega | appena dalla boccia: eravi ancora | chi le sue chiuse foglie all'aer niega: || altra cadendo a piè il terreno infiora. | Così le vidi nascere e morire | e passar lor vaghezza in men d'un'ora. || Quando languenti e pallide vidi ire | le foglie a terra, allor mi venne a mente | che vana cosa è il giovenil fiorire. (p. 54)”
Lorenzo de' Medici (1449–1492) said by 1492 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source