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Lazzaro Spallanzani
64 quotes
“Fui vago di apprendere il metodo praticato da quegli Isolani per fare la malvasìa, che è il seguente. Non distaccasi quest'uva dalla vite se non se a perfetta maturità, il che si conosce dal bellissimo colore dorato, e dal dolcissimo sapore che prende. I vendemmiati grappi, pria liberati da' grani o fracidi o guasti, si lasciano al sole distesi sopra stuoye di canne palustri, per otto o dieci giorni, ed anche di più, fin che appassiscano. Poi si collocano su d'un mondo piano lapideo, attorniato da murelli, alti ciascheduno due piedi, e allora i grappoli si comprimono, e schiacciansi, prima con pietra legata all'estremità d'una picciola trave, indi co' nudi piedi, finattantoché tutto il sugo ne venga spremuto. Questo poi per un foro aperto nel piano discende in altro piano consimile, le cui sponde sono più elevate del primo, e quivi è dove il sugo o mosto vien tutto raccolto. Di lì si trasfonde nelle botti a fermentare, finché depurato sia perfettamente, e reso abile al bersi; il che avviene nel susseguente gennajo. (vol. 4, pp. 90-91)”
Lazzaro Spallanzani (1729–1799) said by 1799 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Un'altra pianta, s'ella non forma un ramo di esterno commercio, è però nell'interno di qualche utilità a' Liparesi, vo' dire l'opunzia, volgarmente chiamata fico d'india (cactus opuntia). Questo arbusto presso noi non la dura nel verno, se non se custodito nelle stufe, e per trovarsi in un clima non suo, cresce sempre a poca altezza, e i suoi frutti son piccioli stentati e buoni da nulla. All'opposito a Lipari, e così vuol dirsi dell'altre Eolie, prospera a segno, che d'ordinario è alto dieci e dodici piedi, e talvolta anche quindici, e il diametro del fusto ha di lunghezza un piede e talvolta più ancora. Le sue frutta, che di grossezza pareggiano un uovo di gallina d'india, sono dolci, e gustosissime al palato, e di una facilissima digestione. Sendo acerbe, la loro corteccia è verde, ma giallo-rossa quando divengon mature. Appigliasi questa pianta, e vegeta mirabilmente dove che sia, purché trovisi esposta alle benigne guardature del cielo, e la più favorevole si è quella del mezzodì. I più magri terreni del pari che i più pingui, le spaccature delle lave, le rovine delle antiche case, gli aridi calcinacci, e i fessi delle muraglie, sono luoghi egualmente idonei alla sua vegetazione. Si sa che i suoi frutti nascono, e crescono su gli orli delle foglie: incerto ne è il numero, ma bene spesso è grande: in tal foglia ne ho contati fino a 22. Cominciano a maturare sul principio di agosto, e la maturazione continua fino in novembre. In certi luoghi però si estende a tutto l'inverno, dove la postura volta sia incontro alle più benefiche influenze del sole. Ma anche ne' siti che non godono di tale vantaggio si possono avere belli e maturi nel verno, col raccoglierli acerbi in autunno, sì veramente che rimangano attaccati alla foglia matrice, o ad un pezzo di lei; facilmente perché allora il sugo della foglia, che è sempre grossa, e polposa, passa in nutrimento del frutto. (vol. 4, pp. 91-93)”
Lazzaro Spallanzani (1729–1799) said by 1799 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Per più mesi adunque dell'anno si mangiano da' Liparesi, e per la grande abbondanza si vendono a vilissimo prezzo, fatta anche maggiore per l'industria de' Nazionali; poiché oltre ai fichi d'india che la terra produce da sé, si piantano a gran numero in vicinanza dell'abitato; e la maniera di moltiplicarli è delle più facili. È noto che questa pianta moltiplica mediante le foglie, figurate a modo di desco allungato, più stretto in una estremità, che nell'altra, le quali foglie per la qualche somiglianza con le pale, da' Siciliani si chiamano con questo nome. Ogni foglia è grossa e polputa, ed ambedue le facce sono sparse di più bottoncini, ossieno gemme, d'onde esce una infinità di picciolissime spine, con una grossetta nel centro della lunghezza d'un pollice. Tanto solamente che tocchin terra coteste gemme, mettono le radici, qualunque ne sia il terreno, ed ivi allignano felicemente. La foglia radicata alla terra ne mette altre e poi altre, ed essa che prima era piatta, fassi col tempo ritonda, e divien tronco, il quale si allunga, ed ingrossa, in ragione dell'altre foglie, che pullulano su la prima. E però il pedale, e il tronco de' fichi d'india, che come ho detto ha talvolta il diametro al di là d'un piede, non è che una serie di foglie in piè diritte, e punta a punta insieme attaccate. (vol. 4, pp. 93-94)”
Lazzaro Spallanzani (1729–1799) said by 1799 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Ma giacché è tornato in campo il discorso de' fichi d'india, non voglio tacere un mio pensamento, che se mai venisse recato ad effetto, sarebbe fruttuosissimo per la Sicilia, non che per l'Isole Eolie. Il Messico, e qualche altra Provincia della Spagna, sono i Paesi, dove raccogliesi l'insetto Cocciniglia (Coccus cacti. Lin.), e il commercio che se ne fa, si valuta molti e molti milioni in argento per anno. Le Eolie, e la Sicilia, che può considerarsi come la parte più meridionale dell'Italia, divisa da lei per la irruzione del mare, che ha prodotto lo Stretto di Messina, perché non potrebbero divider col Messico i vantaggi di questa preziosa droga? Due cose vi si richieggono, la pianta su cui vive e moltiplica cotale insetto, e la presenza di lui ne' mentovati luoghi, dove si vuol propagare. Per quanto al primo, cotesta pianta si è appunto il volgarmente detto fico d'india, tanto abbondante all'Eolie, e alla Sicilia, e di cui ho veduto coperte le falde dell'Etna. È scritto che le opunzie al Messico, ove sieno coltivate con diligenza, crescono fino all'altezza di otto piedi, e le foglie di alcune giungono in lunghezza quasi ad un piede. Abbiam narrato, che quelle di Lipari, e così vuol dirsi del rimanente dell'Eolie, e di quelle della Sicilia, si sollevano a elevatezza maggiore; quindi non è maraviglia se le foglie sogliano oltrepassare il piede in lunghezza. Se adunque in Sicilia, e all'Eolie prosperano come in America, e fors'anche meglio, le opunzie, perché non vi potranno prosperare egualmente bene le cocciniglie, che di esse si cibano? (vol. 4, pp. 97-98)”
Lazzaro Spallanzani (1729–1799) said by 1799 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Ma de' vegetabili che interessano Lipari, siane fin quì detto abbastanza. Vuolsi ora dire una parola della pescagione che vi si fa. Questa nel vero non può essere più meschina, non già che quivi il mare non sia pescoso, ma perché pochissimi sono di mestier pescatori, e però i più non si curano di avere i necessarj attrezzi per pigliar pesci. Questi adunque si riducono tutti all'amo, e alle sciabiche. Si sa che la sciabica è una specie di rete, che i pescatori allargano a gran tratto entro mare, poscia la ragunano contratta alla spiaggia. Nel solo Porto usano cotal pesca, né molto frequentemente, almen nella state, giacché sento dire che nel verno è meno infrequente, per essere allora la gente disoccupata. Io più fiate, meno per curiosità, che per fare qualche acquisto di pesce per la mia picciola tavola, mi sono trovato presente al gettar della sciabica; ma se quei giorni erano male augurati pei pescatori, erano sfortunati per me, giacché dopo le tre, e le quattro tratte, o nessun pesce incappato era nella rete, o questo era sì poco, che se altro non avessi avuto di che cibarmi, sarei morto di fame. (vol. 4, pp. 100-101)”
Lazzaro Spallanzani (1729–1799) said by 1799 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Vidi a Lipari una quinta specie di rondine, cioè quella di ripa (h. riparia), e fu quando per mare feci il giro dell'Isola. Si sa così denominarsi questo uccelletto per far nidio dentro alle ripe de' fiumi, e qualche volta a quelle del mare. Osservai adunque alcune di queste rondini aggirarsi per l'aria attorno a quelle rupi di tufo, che quasi verticalmente piomban nel mare, ed ivi per qualche tempo arrestato essendomi con la barca, ne notai più d'una entrare ne' buchi da esse lavorati nel tufo, come altresì qualche altra escirne. Seppi da' Liparesi, che questa qualità di rondine apparisce in marzo nella loro Isola, e ne dispare in ottobre. (vol. 4, p. 110)”
Lazzaro Spallanzani (1729–1799) said by 1799 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Que' Terrazzani nel fornirmi queste notizie mi narrarono un fatto, che fu a me di qualche sorpresa, e questo è, che in una straordinaria burrasca essendo entrato il mare nel lago, e trasportati avendovi molti pesci cefali, continuarono essi a viver là dentro, come nel nativo loro elemento, anzi abbondevolmente moltiplicarono, non ostante che poco appresso pel novello svaporamento ritornata fosse l'acqua salsissima, ed avendoli poscia pescati, furon trovati succulenti, e d'ottimo gusto. E tanto più in me si accrebbe la maraviglia, quanto che alcuni anni prima veduto aveva in altra parte del Mediterraneo, cioè dove il fiume Magra vicino a Carrara mette in mare, questa specie di pesce compiacersi dell'acqua pressocché dolce. Imperocché faceva passaggio dal mare alla foce, cercando a preferenza que' luoghi, in cui l'acqua marina mischiatasi alla fluviale era appena salmastra. E lì appunto i pescatori con le reti aspettavano i cefali al varco. (vol. 4, pp. 129-130)”
Lazzaro Spallanzani (1729–1799) said by 1799 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Presi prima le mosse su d'un battello alla volta di Scilla. Gli è questo un altissimo scoglio da Messina distante 12. miglia, che cade a piombo sul lido della Calabria, al di là del quale siede la picciola Città, che porta cotal nome. Quantunque non facesse quasi vento, pure a due miglia dallo scoglio cominciai ad udire un fremere, un tuonare, e quasi un confuso latrar di cani; e fattomi più dappresso, non penai a scoprirne la verace cagione. Cotesto scoglio nella inferior parte apresi in più caverne, una delle quali è spaziosissima, da' Scillani Dragara denominata. Le onde pertanto agitate, con empito entrando dentro di esse, e per attorno frangendosi, riversandosi, confondendosi, e levando alto spruzzi, e bolle schiumose, creano que' moltiplici svarianti fragori. Mi accorsi allora quanto acconciamente Omero, e dopo lui Virgilio, volendo animar Scilla, e ritrarla al naturale, la rappresentino insidiosa nella oscurità di una vasta caverna, quegli attorniata i fianchi da rabbiosi latranti mastini, questi dai lupi, per amplificarne l'orrore. (vol. 4, pp. 160-161)”
Lazzaro Spallanzani (1729–1799) said by 1799 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Parlo del Capo di Buona Speranza, denominato Campo tempestoso dal suo scopritore, e che nel Vocabolario degli antichi marinai suonava formidabil Leone. Cotesto luogo in ogni parte pienissimo di pericoli per i due gran mari, che discendendo dagli opposti fianchi dell'Africa, quivi s'incontrano, ed urtano insieme; per la rapidissima corrente a libeccio, che ove affrontisi col mare, e col vento contrarj, genera più vortici, ognun de' quali tira in profondo i bastimenti più estesi; per gli scogli rapidissimi entro mare, dove rompono i violenti marosi, e creano picciole montagne d'onde sollevate; e dove in fine le traversie de' venti tanto più v'imperversano, quanto che quell'Oceano è più spazioso; cotesto luogo, io diceva, quanti apparecchiamenti, quante cautele non esigeva dalla nave destinata a passarlo? (vol. 4, p. 189)”
Lazzaro Spallanzani (1729–1799) said by 1799 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Se adunque a notte incominciata su di un basso legnetto entreremo nello Stretto di Messina, recandoci ne' luoghi preso terra, dove l'acque sono in piena calma, le meduse, che quivi sogliono essere più frequenti, manifestano un principio di luce, che crescendo le tenebre acquista intensità, ed ampiezza, rappresentando ogni medusa una fiaccola vivace, che si dà a vedere a qualche cento passi all'intorno, ed accostandoci a lei, quel brillante fosforo lascia discernere la forma del suo corpo. Cotal lume, ove il vespertino crepuscolo sia estinto è di un bianco vivace, che ferisce l'occhio, quando anche l'animale a 35. piedi giaccia sott'acqua. (vol. 4 pp. 216-217)”
Lazzaro Spallanzani (1729–1799) said by 1799 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“[...] gioverà per un momento trattenerci su le ascidie picciole attaccate di spesso alle grandi. [...] le picciole non solo nelle aperture, ma nel rimanente del corpo, considerato anche al di dentro, sono somigliantissime alle ascidie adulte, fino ad avere le vescichette, e i globettini, a proporzione solamente minori. Ne ha però molte così minute, ed anche di vantaggio, affatto solitarie, e affisse agli scogli subacquei. Ma ho preferito di fermare i miei riflessi su quelle ascidie che nascono, o si sviluppano addosso alle più grandi, per iscoprire quai legamenti hanno le prime con le seconde. E tosto mi avvidi non esservi veruna interna comunicazione, ma tutto l'attaccamento esser riposto nella pelle coriacea. [...] Mi avvidi inoltre che le medesime si possono staccare dall'ascidia più grande, senza che la pelle coriacea ne soffra; ed è evidente che non ci sono che attaccate, e come incollate per via d'un sugo vischioso, che bagna sempre queste ascidie nella prima loro età: in grazia del quale vi si appiccano egualmente, come abbiam detto, altri minuti animali. (vol. 4 pp. 254-255)”
Lazzaro Spallanzani (1729–1799) said by 1799 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“I bracciolini [...] formano quasi una campana capovolta, che dal continuo agitarsi crea un picciol moto vorticoso nell'acqua, che la fa correre alla parte ristretta della campana, dove è la bocca dell'animaletto, che ricevendo l'acqua s'impadronisce de' corpicciuoli che vi nuotan dentro, e intanto può sceglier quelli, che a lui servono di alimento. Cotal curiosissimo giuoco esercitasi però, siccome ho veduto, da innumerabili altri animalucci marini, destinati dalla natura a star sempre affissi a' medesimi luoghi. Non potendo questi andare in cerca del necessario alimento, col ministero de' bracciolini o di organi analoghi l'alimento va in cerca di loro. Se poi ad arte o per caso facciasi qualche commozione nell'acqua, i nostri polipi, chiusi di presente i bracciolini, si ritirano immantinente nelle loro cellette per un rotondo forellino, che sporge dalla cima di esse, e quivi stansi appiattati finché l'acqua ritornata sia in quiete, poiché allora di nuovo ne escono, ricomparendo i bracciolini, e risvegliando come prima il picciol vortice. (vol. 4, pp. 263-264)”
Lazzaro Spallanzani (1729–1799) said by 1799 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Uno scarso miglio prima ch'io giungessi a Fanano finj di vedere cotal pietra, e ne sottentrò un'altra che per formare la membratura delle parti sublimi del nostro Appennino, e per trovarsi di mezzo ad essa i fuochi di Barigazzo e gli altri circonvicini, vuole essere in dettaglio descritta. Questa è arenaria, dai Toscani appellata macigno, o pietra serena. Quì adunque ai due lati della pubblica via mi si presentarono spaziose moli di cotal pietra di cui poscia trovai pieno Fanano. Gli è questo un grosso Borgo dell'alte montagne di Modena, famoso per gli Uomini celebri in arme, in pietà, e in lettere, che ha prodotto, e tra gli ultimi vanta all'età nostra un Corsini, e un Sabbatini, ambidue delle Scuole Pie, de' quali il solo nome può equivalere al più splendido elogio. Il suo materiale adunque è formato pressoché tutto di pietra arenaria, senza eccettuarne i pavimenti delle strade, e i tetti delle case. I Fananesi non hanno latomie onde valersene ne' loro edificj, ma traggono coteste pietre dalle vicinissime circostanti montagne, preferendo quelle che a tale uso giudican migliori. Imperocché quatunque cadan tutte sotto il medesimo genere, differiscono però fra sé moltissimo sia nella pasta più o meno fina, sia nella diversità della grana, sia nella maggiore o minore saldezza. (vol. 5, pp. 57-59)”
Lazzaro Spallanzani (1729–1799) said by 1799 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Prima di recarmi in Sicilia, letto aveva l'onoratissima menzione fatta dal Borch al principe di Biscari, fra l'altre ragioni, perché allora erasi accinto a fare cangiar faccia fuor di Catania alla lava del 1669, col lodevolissimo pensiero di trasmutare quell'ingratissimo suolo nel più ridente giardino. Giunto sul luogo vidi e ammirai gli sforzi dell'arte. In più siti per via di mine è stato squarciato il seno alla durissima lava. In più altri mirasi rotta minutissimamente, e ragunata in ricettacoli, dove affidare diverse qualità di utili piante. Ma ella è disgrazia che sieno sempre perite, non ostante l'avervele replicantemente piantate. Alcune pochissime ritrovai vive, come qualche melagrano e qualche mandorlo, ma tisicucce e languenti, quantunque la sminuzzata lava, dove gettate avevano le radici, rimescolata fosse a terra ferace. I soli fichi opunzia (cactus opuntia, Linn.) lussureggiavano copiosamente. (pp. 229-230)”
Lazzaro Spallanzani (1729–1799) said by 1799 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source