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Giovanni Pascoli
241 quotes
“Oh! questi Santi a cui sì triste suono | manda la terra, oh! tu li sai, Maria! || Oh! questi Santi ben lo sai, chi sono; | e questo pianto ben lo sai, che sia. || Oh! sono un padre, dolce padre buono, | ed una madre, dolce madre pia; || morti lasciando i figli in abbandono... | Prega i tuoi Santi, e piangi un po', Maria! (Ognissanti del 1909, vv. 1-8)”
Giovanni Pascoli (1855–1912) said by 1912 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Fredda, la terra: e pur ne fece un orto | Trigo ortolano. E primamente sparse | nera calena sopra le biancane. | E questo primo era un inganno al Sole, | ch'ha per le terre bianche odio; ma in quella, | che avea velato il suo pallor, s'infuse. (vv. 16-21)”
Giovanni Pascoli (1855–1912) said by 1912 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Ma prima prima avean pensato all'acqua. | Ce n'era un filo, sùbito bevuto | lassù dal vello soffice del mustio. | Ma poi, tra lisci ciottoli, giulivo | d'esserci ancora, gorgogliava a gara | coi merli d'acqua e con le capinere. | Quindi alla rana che chiamava l'acqua, | che dicea, Qua!, scendea l'incauto, e sotto | le larghe foglie s'addormia del loto. (vv. 60-68)”
Giovanni Pascoli (1855–1912) said by 1912 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Qua molle e crespa di recente indivia | era una porca; là sorgeano i porri | già bianchi, e verdi de' nuovi agli i fili; | e il cavolfiore di sul torto gambo | mirava in terra il cavolo cappuccio. | La zucca in terra coi viticci il ramo | alto cercava per salire al cielo; | ed il carciofo le cuoiose pine | mettea, che invano egli educava a fiori; | ridea di fiori, avvolto alle intrecciate | canne, il fagiuolo. (vv. 263-273)”
Giovanni Pascoli (1855–1912) said by 1912 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Anima, i desideri entrino come | fiumi nel mare, in te: serbi sua calma | il mare, i fiumi perdano lor nome. (Parole d'oro, vv. 1-3)”
Giovanni Pascoli (1855–1912) said by 1912 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Disse il profeta, a l'ombra della palma; | più del leone vale assai, vedete, | ciuco che fa sua via con la sua salma. (Parole d'oro, vv. 4-6)”
Giovanni Pascoli (1855–1912) said by 1912 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Amate pace, o anime inquiete: | se grande il fiume, il topo sitibondo | non beve al fiume che per la sua sete. (Parole d'oro, vv. 7-9)”
Giovanni Pascoli (1855–1912) said by 1912 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Bontà che viene d'animo profondo, | se bene è grande, piccola riluce, | come la stella, ch'è nel cielo un mondo || e sulla terra un atomo di luce. (Parole d'oro, vv. 10-13)”
Giovanni Pascoli (1855–1912) said by 1912 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Ecco, e vedeva, al fine del suo giorno, | turbe infinite sotto il ciel vermiglio, | ch'attendean sua venuta o suo ritorno. || E giacevan nei solchi, sopra il ciglio | dei fossi, per le vie, pecore sparse | senza pastore. E tu gemevi, o figlio | di Dio: (Sconforto, vv. 16-22)”
Giovanni Pascoli (1855–1912) said by 1912 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“[...] chiedi a la dolce allodola, che ad ora | ad ora per desio di miglior esca | non voglia alzarsi ad incontrar l'aurora; || chiedile che non s'alzi da la fresca | piaga del suolo che l'aratro ha franto! | Il poco ell'ebbe, e non desia ch'e' cresca. || Poco sopra la terra ebbe, ma tanto | ebbe nel cielo; che lassù romita | contempla, e canta: e che è dunque il canto? || Il miele ch'è nel fiore de la vita. (L'allodola, vv. 10-19)”
Giovanni Pascoli (1855–1912) said by 1912 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Nel fiore de la vita. | Ché non è pianta, ché non è vermena | che non si trovi al tempo suo fiorita; || o presso mormorante acqua di vena | o ne lo stagno tacito; per lande | o in solchi; sopra il fimo o ne la rena: || e la quercia che immensa l'ombra spande, | piccolo; e il fioraliso ch'ha lo stelo | sottile, porta il fiore suo più grande: || piccolo il pino, grande il grogo: e il melo | l'ha bianco e pure è la fuggevol cosa! | e il cardo, eterno e del color di cielo. (Il fiore, vv. 1-12)”
Giovanni Pascoli (1855–1912) said by 1912 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“In verità! non è così ritrosa | vita, che il fiore al tempo suo non metta: | e da l'irsuto bronco esce la rosa: || e tale è nuda e squallida e soletta | a gli occhi nostri, sopra ignave zolle, | che a l'ombra de le stelle d'oro aspetta || d'aprir l'olezzo de le sue corolle. (Il fiore, vv. 13-19)”
Giovanni Pascoli (1855–1912) said by 1912 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“E disse ancora: De le sue corolle; | ch'ape non vide, ch'ape non desia: | l'ombre lei gode, ed essa: altro non volle: || essere volle sopra un'ara pia | come l'incenso de l'incensiere, | di cui l'opra s'adempie in vanir via. (L'ape, vv. 1-6)”
Giovanni Pascoli (1855–1912) said by 1912 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“E quale odore è mai del fior del tralcio! | odor che pare l'ombra del novello | vino che viene. (L'ape, vv. 13-15)”
Giovanni Pascoli (1855–1912) said by 1912 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“E Gesù rivedeva, oltre il Giordano, | campagne sotto il mietitor rimorte: | il suo giorno non molto era lontano. || E stettero le donne in sulle porte | delle case, dicendo: Ave, Profeta! | Egli pensava al giorno di sua morte. || Egli si assise all'ombra d'una meta | di grano, e disse: Se non è chi celi | sotterra il seme, non sarà chi mieta. (Gesù), vv. 1-9)”
Giovanni Pascoli (1855–1912) said by 1912 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Il ricordo è poesia, e la poesia non è se non ricordo. (dalla Prefazione)”
Giovanni Pascoli (1855–1912) said by 1912 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“I rondoni. Strillano in gruppi di quattro o cinque: in corse disperate, come pazzi. Fanno il nido nei buchi lasciati dalle travi. Ecco che io ho intorno casa anche i rondoni, popolo bellicoso e straniero, vestito di nero opaco. Ahimè! con le rondini non andranno d'accordo! saranno risse e guerre! (dalla Prefazione)”
Giovanni Pascoli (1855–1912) said by 1912 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Sì: sonava lontana una campana, ombra di romba; sì che un mal vestito | che beveva, si alzò dalla fontana, | e più non bevve, e scongiurò, di rito, | l'impaziente spirito. Via via | si sentì la campana di San Vito. (da L'Angelus, vv. 1-6)”
Giovanni Pascoli (1855–1912) said by 1912 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Tengono l'osso ancora (od uno stecco?) | le cinciallegre, piccoli mastini, | sotto le zampe, e picchiano col becco. (da La cincia, vv. 26-28)”
Giovanni Pascoli (1855–1912) said by 1912 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Era nel bosco, nella reggia estiva | del redimacchia. Intorno udia beccare | gemme di pioppo e mignoli d'uliva. || E la macchia pareva un alveare, | piena di frulli e di ronzii. Ma ella | sentiva anche un frugare, uno sfrascare, || un camminare. Chi sarà? Ma in quella | che riguardava tra un cespuglio raro, | improvvisa cantò la cinciarella. (da La notte, vv. 20-28)”
Giovanni Pascoli (1855–1912) said by 1912 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Non i loquaci spettator che suole, | avrà sui merli il volo de' rondoni | (uno svolìo di moscerini al sole || par di lontano sopra i torrioni | del castellaccio); e assorderà le mura | mute il lor grido, e i muti erbosi sproni! (da L'albergo, vv. 13-18)”
Giovanni Pascoli (1855–1912) said by 1912 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“C'è qualcosa di nuovo oggi nel sole | anzi d'antico: io vivo altrove e sento | che sono intorno nate le viole || Sono nate nella selva del convento | dei cappuccini, tra le morte foglie | che al ceppo delle quercie agita il vento. (da L'aquilone, vv. 1-6)”
Giovanni Pascoli (1855–1912) said by 1912 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“L'altra sorrise. «E di': non lo ricordi | quell'orto chiuso? i rovi con le more? || i ginepri tra cui zirlano i tordi? | i bussi amari? quel segreto canto | misterioso, con quel fiore, fior di...?» || «morte: sì, cara». «Ed era vero? Tanto | io ci credeva che non mai, Rachele, | sarei passata al triste fiore accanto. || Ché si diceva: il fiore ha come un miele | che inebria l'aria; un suo vapor che bagna | l'anima d'un oblìo dolce e crudele.» (da Digitale purpurea, vv. 10-21)”
Giovanni Pascoli (1855–1912) said by 1912 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Or siamo fermi: abbiamo in faccia Urbino | ventoso: ognuno manda da una balza | la sua cometa per il ciel turchino. || Ed ecco ondeggia, pencola, urta, sbalza | risale, prende il vento; ecco pian piano | tra un lungo dei fanciulli urlo s'inalza. || S'inalza; e ruba il filo dalla mano, | come un fiore che fugga su lo stelo | esile, e vada a rifiorir lontano. (da L'aquilone, vv. 22-30)”
Giovanni Pascoli (1855–1912) said by 1912 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Caro il mio grano! Quando il mio tesoro, | mando al mulino, se ne va, sì, questo; | ma quello nasce sotto il mio lavoro. | [...] | Tua carne è il pane – Ma tuo sangue, il vino – | Che odore sa l'odore di pan fresco! – E che cantare fa, cantar di tino! – (da Grano e vino, vv. 7-9, 26-28)”
Giovanni Pascoli (1855–1912) said by 1912 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Parea che un carro, allo sbianchir del giorno | ridiscendesse l'erta con un lazzo | cigolìo. Non un carro, era uno storno, || uno stornello in cima del Palazzo | abbandonato, che credea che fosse | marzo, e strideva: marzo, un sole e un guazzo! (da Italy, canto I, vv. 85-90)”
Giovanni Pascoli (1855–1912) said by 1912 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Compagni! Fratelli! Ecco quello che ho a dirvi; a dirvi, non in mio nome soltanto, ma per tutti quelli che voi aveste compagni nell'Università, per quelli che studiavano e lettere e leggi e scienze. Noi vedevamo voi, dopo appena alcuni mesi di allegra spensieratezza, divenir gravi, severi, meditabondi. Da un momento all'altro sembrava che la cara giovinezza si fosse involata dai vostri occhi ventenni. Era che codesti occhi avevano letto la prima pagina del libro. La prima pagina del vostro libro tiene impressa la morte. La serietà suprema del vostro còmpito nella vita vi appariva d'un tratto col suo carattere sacro. Vi si dava a leggere il cadavere nudo dell'uomo, perché vi studiaste il segreto della vita. Non a pascere, ad abbellire ad arricchire la vita vostra, sentivate che gli studi intrapresi dovevano principalmente giovare; ma a custodire, difendere, rivocare la vita degli altri. Vi accorgevate che a voi si chiedeva ben più di quel che si prometteva.”
Giovanni Pascoli (1855–1912) said by 1912 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Donde venite o uomini? venite da un mondo ben reale, o compagni miei! Venite da tutte le miserie umane, che voi cercate di prevenire, di curare, di lenire almeno, tutte, negli altri, essendo destinati assai spesso a soffocare in voi la peggiore: l'umana ingratitudine. Mal retribuiti, assai spesso, mal conosciuti, sorvegliati, cinti di divieti, irretiti di sofismi, soffocati di diffidenze, da persone che interpretano come servizio di schiavi un'arte esercitata liberalmente a loro profitto, fischiati (s'è vista anche questa!), ingiuriati, persino espulsi, da gente che profittava delle nuove libertà contro i benefattori del presente e apostoli dell'avvenire.”
Giovanni Pascoli (1855–1912) said by 1912 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Mentre pensavo, e già sentìa, sul ciglio | del fosso, nella siepe, oltre un filare | di viti, dietro un grande olmo, un bisbiglio | truce, un lampo, uno scoppio... ecco scoppiare | e brillare, cadere, esser caduto, | dall'infinito tremolìo stellare, | un globo d'oro, che si tuffò muto | nelle campagne, come in nebbie vane, | vano; ed illuminò nel suo minuto | siepi, solchi, capanne, e le fiumane | erranti al buio, e gruppi di foreste, | e bianchi ammassi di città lontane. | Gridai, rapito sopra me: Vedeste? | Ma non v'era che il cielo alto e sereno. | Non ombra d'uomo, non rumor di péste. | Cielo, e non altro: il cupo cielo, pieno | di grandi stelle; il cielo, in cui sommerso | mi parve quanto mi parea terreno. (da Il bolide, 1983, p. 102)”
Giovanni Pascoli (1855–1912) said by 1912 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“C'è dunque chi non ha sentito mai nulla di tutto questo? Forse il fanciullo tace in voi, professore, perché voi avete troppo cipiglio, e voi non lo udite, o banchiere, tra il vostro invisibile e assiduo conteggio. Fa il broncio in te, o contadino, che zappi e vanghi, e non ti puoi fermare a guardare un poco; dorme coi pugni chiusi in te, operaio, che devi stare chiuso tutto il giorno nell'officina piena di fracasso e senza sole. Ma in tutti è, voglio credere. Siano gli operai, i contadini, i banchieri, i professori in una chiesa a una funzione di festa; si trovino poveri e ricchi, gli esasperati e gli annoiati, in un teatro a una bella musica: ecco tutti i loro fanciullini alla finestra dell'anima, illuminati da un sorriso o aspersi d'una lagrima che brillano negli occhi de' loro ospiti inconsapevoli; eccoli i fanciullini che si riconoscono, dall'impannata al balcone dei loro tuguri e palazzi, contemplando un ricordo e un sogno comune. (capitolo III)”
Giovanni Pascoli (1855–1912) said by 1912 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“In verità la poesia è tal che se voi fate ora una vera poesia, ella sarà della stessa qualità che una vera poesia di quattromila anni sono. Come mai? Così: l'uomo impara a parlare tanto diverso o tanto meglio, di anno in anno, di secolo in secolo, di millennio in millennio; ma comincia con far gli stessi vagiti e guaiti in tutti i tempi e luoghi. La sostanza psichica è uguale nei fanciulli di tutti i popoli. Un fanciullo è fanciullo allo stesso modo da per tutto. E quindi, né c'è poesia arcadica, romantica, classica, né poesia italiana, greca, sanscrita; ma poesia soltanto, soltanto poesia, e... non poesia. Sì: c'è la contraffazione, la sofisticazione, l'imitazione della poesia, e codesta ha tanti nomi. (capitolo XII)”
Giovanni Pascoli (1855–1912) said by 1912 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Di questo libro che giunge ora alla sua sesta edizione, non rincresca al lettore, e specialmente alla soave lettrice, un po' di storia. Le più vecchie poesie del volume sono Il maniero (Ricordi IV) e Rio salto (ib. III), che furono fatti e, mi pare, anche pubblicati prima dell'80. Viene poi Romagna (Ricordi I) che è dell'80 o giù di lì. Fu poi pubblicata nella Cronoca bizantina, ma non so in qual numero: non la vidi mai. Poi ci fu un intervallo. Ero stretto dalle necessità della vita, e il canto non usciva dalla gola serrata. (Giovanni Pascoli, dalla Nota bibliografica, Massa settembre '86, in Myricae, Oscar Mondadori, 1967)”
Giovanni Pascoli (1855–1912) said by 1912 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“S'alza a vedere; tra le nubi e i venti | s'adagia in cielo. Nelle valli brune | vede gettarsi i botri ed i torrenti. || Vanno con un feroce urlo comune, | chi qua chi là. Scendono ciechi al piano, | portano massi, travi, alberi, cune. || Hanno la cupa voce d'uragano | e di valanga; ed il fragor con loro | rapido va, ma non è mai lontano. || Fuor dalle nubi, risplendente d'oro, | l'aquila ruota, remeggiando lenta, | sopra il terrestre vortice sonoro. | E s'alza ancora ed alto un grido avventa, | atroce, per le vane plaghe sole. | Tre volte grida, e sta tre volte intenta || all'eco forse che ne mandi il sole. (Le due aquile, vv. 23-37)”
Giovanni Pascoli (1855–1912) said by 1912 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Entra, vegliardo, antico ospite: ed ecco | l'azimo antico degli eroi, che cupi | sedeano all'ombra della nave in secco || (si levarono grandi sulle rupi | l'aquile; e nella macchia era tra i rovi | un inquïeto guaiolar di lupi...): | il pane della povertà, che trovi | tu, reduce aratore, esca veloce, | che sol s'intrise all'apparir dei bovi: || il pane dell'umanità, che cuoce | in mezzo a tutti, sopra l'ara, e intorno | poi si partisce in forma della croce: || il pane della libertà, che il forno | sdegna venale; cui partisci, o padre, | tu, nelle più soavi ore del giorno: || ognuno in cerchio mangia le sue quadre; | più, i più grandi, e assai forse nessuno; |o forse n'ebbe più che assai la madre, || cui n'avanza da darne un po' per uno. (La piada, vv. 96-114)”
Giovanni Pascoli (1855–1912) said by 1912 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Il cielo già si colorava in fuoco. | Al colmo tino il giovinetto snello | si lanciò su, come provar per gioco. || Stette sull'orlo un poco in piedi, bello, | raggiante tutto del suo bel domani, | a braccia spante, simile a un uccello. || Poi si chinò, s'apprese con le mani | all'orlo, e dentro, fra le pigne frante | tuffò le gambe e sul crosciar dei grani. || Il rosso mosto risalì spumante | sopra i garretti; ed ei girava a tondo | premendo coi calcagni e con le piante. || E il sole rosso illuminava il biondo | vendemmiatore; ed ecco, da un remoto | canto del cielo un tintinnìo giocondo. || Uno, dal cielo, accompagnava il moto | dei piedi suoi, di su quei rosei fiocchi, | picchiando in furia sur un bronzo vuoto... || L'altro moveva rapidi i ginocchi | sul rosso mosto, anche movea la testa | ben in cadenza, il sole in mezzo agli occhi. (La vendemmia, canto primo, vv. 84-104)”
Giovanni Pascoli (1855–1912) said by 1912 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“O madre grande d'ogni messe, o grande | madre d'eroi! D'oro e d'incenso abbondi, | nessuna terra è più di lei ferace. | Qui piene spighe, qui rigoglio d'uve, | qui pingui ulivi, qui fecondi armenti. | Il bel cavallo qui le zampe al trotto | scambia a test'alta; qui con lenta possa | muovono i bianchi bovi trionfali. | Pascon, la guerra e la vittoria, insieme! | Qui tiepide aure e il fiore d'ogni mese. | Eppur non tigri, non leoni, o l'erba | che buona sembra a cogliere, che uccide; | né il serpe striscia in terra lungo, e s'alza | ravvolto a spire... E quanta opera d'uomo! | Quante massiccie acropoli sui monti! | E quanti fiumi specchiano le grandi | mura di preromulee città! || I suoi due mari? dove il Po travolge | lo stillicidio de' ghiacciai su l'Alpi, | e dove il sacro Tevere conduce | l'acque di neri sotterranei laghi? (Pietole, IX-X, vv. 137-157)”
Giovanni Pascoli (1855–1912) said by 1912 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“O tu che, quando a un alito del cielo | i pruni e i bronchi aprono il boccio tutti, | tu no, già porti, dalla neve e il gelo | salvi, i tuoi frutti; || e ti dà gioia e ti dà forza al volo | verso la vita ciò che altrui le toglie, | ché metti i fiori quando ogni altro al suolo | getta le foglie; || i bianchi fiori metti quando rosse | hai già le bacche, e ricominci eterno, | quasi per gli altri ma per te non fosse | l'ozio del verno; || o verde albero italico, il tuo maggio | è nella bruma: s'anche tutto muora, | tu il giovanile gonfalon selvaggio | spieghi alla bora... (da Al corbezzolo. p. 412, 1997)”
Giovanni Pascoli (1855–1912) said by 1912 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Esce il Carroccio e sta sotto l'Arengo. | Par che si levi un pianto dalle donne. | – Quando tu parti, nulla qui rimane: | restano solo i morti nelle chiese. [...] | Le donne in cuore hanno finito il pianto. – Quando tu parti, teco viene il tutto: | poniam su te tutte le vite nostre. | Le nostre vite porti uguali unite: | carico vai di grappoli e di spighe. [...] | La messa e il vespro sovra te si canta, | squillano a morte di su te le trombe. | No, non con noi restano nelle chiese | i Santi d'oro: escono teco in campo! | Nemmeno i morti nei muffiti chiostri | sono con noi: vengono teco al sole! | 'Vengono ai tocchi della Martinella, | che suona all'alba, a sera, a morto, a gloria. | o bel Carroccio, o forza arte ricchezza | e libertà comune! (L'insegna del Comune, IV)”
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“Mossero: e Betlehem, sotto l'osanna | de' cieli ed il fiorir dell'infinito, | dormiva. E videro, ecco, una capanna. || Ed ai pastori l'accennò col dito | un angelo: una stalla umile e nera, | donde gemeva un filo di vagito. || E d'un figlio dell'uomo era, ma era | quale d'agnello. Esso giacea nel fieno | del presepe, e sua madre, una straniera, || sopra la paglia. Era il suo primo, e il seno | le apriva; e non aveva ella né due | assi: all'albergo alcun le disse: È pieno. || Nella capanna povera le sue | lagrime sorridea sopra il suo nato, | su cui fiatava un asino ed un bue. (In Oriente, II, vv. 68-82)”
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“Allor, cadendo un dì d'april, che il cielo | sembrava nuovo, molle ancor di pioggia; | avea mandato un ultimo fringuello | l'ultimo verso, e qualche cirro in cielo | si fece rosso, e rosso in terra il fumo | della fornace, e, Qua! diceva all'acqua | che correa giù, la rana, e le ranelle | la deridean, la deridean dai salci; | la luna in alto s'indorò; più basso, | più presso terra, vennero le stelle; | ché si sentì, la prima volta, il canto | dell'usignolo. E prima gracchiò rauco, | facendo il verso all'importuna rana, | perché tacesse, e poi gittò tre note | e altre tre, per farlo a voi ranelle. (vv. 316-330)”
Giovanni Pascoli (1855–1912) said by 1912 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Diceva: — È il regno mio, come se al piano | buon seme alcuno seminò; ma loglio | il suo nemico sparse poi tra il grano. || E, quando l'erbe vennero in rigoglio, | il servo, accorto dell'inganno muto, | disse al Signore: "Io roncherò." "Non voglio:" || disse il Signore "Non col loglio irsuto | tu svella il grano: crescan ora insieme; | ma quando il mondo tutto avrò mietuto, || io dirò: "Ne' granai solo il buon seme, | angioli, riponete; e il loglio sia | gittato al fuoco, ove si piange e freme!" – | Uno, che un fascio avea di loglio: "Via, | al fuoco!" disse. Ed egli tra un pio suono | d'acque e di frondi: "che nol porti a mia || madre? ché per le sue tortori è buono". (Il loglio, vv. 7-22)”
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