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Gilbert Keith Chesterton
261 quotes
“Matrimoni imprudenti!", ruggì Michael. "E mi dica, dove in terra o in cielo si sono mai visti matrimoni prudenti? A questo punto portiamo il discorso sui suicidi prudenti." (p. 82)”
Gilbert Keith Chesterton (1874–1936) said by 1936 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Quello che voglio dire è che ho finalmente cominciato a capire il significato della morte e di tutto quello che ne consegue... il teschio con le ossa incrociate, il memento mori... Essi non vogliono ricordarci solo la nostra vita futura, ma anche quella presente. Con i nostri spiriti deboli saremmo costretti a invecchiare per l'eternità, se non fossimo mantenuti giovani dalla Morte. La Provvidenza taglia per noi l'immortalità nel senso della lunghezza, un po' come le balie tagliano il pane imburrato a bastoncini per i bambini. (p. 161)”
Gilbert Keith Chesterton (1874–1936) said by 1936 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Nonostante tutto, ritengo sia davvero molto pericoloso che un uomo pensi, anche per un solo secondo, di aver capito la morte. (p. 162)”
Gilbert Keith Chesterton (1874–1936) said by 1936 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“C'è chi ruba un cane, chi un cavallo e chi un uomo... ma lei pensa che ci sia qualcosa di più vile di un ladro di giocattoli? (p. 188)”
Gilbert Keith Chesterton (1874–1936) said by 1936 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Cosa c'è di più immortale", proclamava, "dell'amore e della guerra? Simbolo di ogni desiderio e di gioia è la birra. Simbolo di ogni battaglia e conquista è invece il gioco dei birilli". (p. 191)”
Gilbert Keith Chesterton (1874–1936) said by 1936 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Non nego", diceva, "che ci debbano essere preti per ricordare agli uomini che un giorno dovranno morire. Dico solamente che in certe epoche strane, come in quella che viviamo, è necessario avere un altro genere di preti, chiamati poeti, per ricordare agli uomini che ancora non sono morti." (p. 192)”
Gilbert Keith Chesterton (1874–1936) said by 1936 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Nulla scatena le maledizioni più che una vera benedizione. Questo perché la bontà delle cose buone, come la cattiveria delle cose cattive, è un prodigio che va al di là di ogni parola: si potrà forse dipingerlo, non discorrerne. (p. 195)”
Gilbert Keith Chesterton (1874–1936) said by 1936 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Al diavolo tutto, è proprio di questo che abbiamo bisogno: tornare da dove siamo partiti! Questo è rivoluzione: andare, andare e girare in tondo, tornando da dove si è partiti! Ogni rivoluzione, come un pentimento, è un ritorno. (p. 204)”
Gilbert Keith Chesterton (1874–1936) said by 1936 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“L'unico scopo reale di una casa è quello di essere la casa di una bambola. Non si ricorda, quando lei era un bambino, di come quelle piccole finestre fossero veramente finestre, mentre le finestre grandi non lo erano? Un bambino ha la casa di una bambola, e grida di gioia quando vede aprirsi la porticina verso l'interno. Un banchiere ha invece una vera casa, ma quanti banchieri non riescono ad emettere nemmeno un debole grido quando le loro vere porte anteriori si aprono verso l'interno! (p. 208)”
Gilbert Keith Chesterton (1874–1936) said by 1936 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Lei mi ha convinto che è veramente malvagio e pericoloso per un uomo fuggire da sua moglie". "E perché è pericoloso?", chiesi. "Be', perché nessuno potrà più trovarlo", rispose quello strano personaggio, "e invece noi tutti abbiamo bisogno di essere trovati". (p. 209)”
Gilbert Keith Chesterton (1874–1936) said by 1936 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Questa strada circolare che sto percorrendo non è mai stata calpestata. Credo davvero nella rottura degli schemi, perché io sono un rivoluzionario. Ma non vede che tutti questi salti, queste distruzioni e queste fughe in realtà sono solamente tentativi di ritornare all'Eden... di tornare a qualcosa che noi abbiamo già avuto, a qualcosa di cui noi, se non altro, abbiamo già sentito parlare? Non vede che si cerca ansiosamente di spezzare le catene o di dare la caccia alla luna soltanto per trovare casa? (p. 210)”
Gilbert Keith Chesterton (1874–1936) said by 1936 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Lei è incrollabile come gli alberi, perché lei non crede, mentre io sono volubile come la tempesta perché credo. (p. 213)”
Gilbert Keith Chesterton (1874–1936) said by 1936 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Sono diventato un pellegrino per guarirmi dall'essere un esiliato. (p. 217)”
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“L'eternità è il più grande degli idoli: il più possente tra i concorrenti di Dio. (p. 218)”
Gilbert Keith Chesterton (1874–1936) said by 1936 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Quello che voglio dire è che Dio mi ha offerto di amare e di servire un determinato luogo, e che mi ha fatto fare, per onorare questo luogo, un sacco di cose... diciamo così... bizzarre, in modo che io potessi testimoniare, contro tutti gli infiniti e contro tutti i sofismi, che il Paradiso è in un certo luogo e non dovunque, e che è qualcosa di preciso e non qualsiasi cosa. E io, dopo tutto questo, non sarei affatto sorpreso di scoprire che, se dovesse esserci una casa in cielo per me, questa dovrebbe avere davvero un lampione verde. (p. 219)”
Gilbert Keith Chesterton (1874–1936) said by 1936 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Se Innocent è felice, è perché lui è Innocente. Sa di poter sfidare le convenzioni perché osserva i comandamenti. (p. 245)”
Gilbert Keith Chesterton (1874–1936) said by 1936 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Per conservarci felici come un bambino o come un cane, non ci resta che essere innocenti come un bambino, o innocenti come un cane, entrambi incapaci di peccare. Per dirla in parole povere, bisogna essere buoni... sì, questa può essere la strada da seguire, e lui mi pare l'abbia trovata. (p. 245)”
Gilbert Keith Chesterton (1874–1936) said by 1936 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Non ci sono gli uomini. Questo tipo di categoria non esiste. Piuttosto c'è un uomo, e ogni uomo è sempre diverso dagli altri. (p. 249)”
Gilbert Keith Chesterton (1874–1936) said by 1936 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Con la benedizione del matrimonio, si riceve la forza per amarsi ed essere fedeli l'uno all'altra e in quanto sacramento, la grazia di portare su di sé i limiti e gli errori dell'altro come fossero i propri. Qualsiasi marito e qualsiasi moglie sbaglia a volte così come ogni madre a volte sbaglia col figlio. Non siamo onniscienti e onnipotenti: non vediamo tutti gli elementi, non possiamo controllare nemmeno quelli che vediamo e l'egoismo umano a volte gioca brutti scherzi inconsci anche nel cuore più adorabile. In altre parole, non siamo Dio e guai a chi venera idoli anche all'interno del matrimonio. Ma una volta che ci si rende conto di questo, una volta che Dio è messo sul trono, nel matrimonio entra un enorme potere, per cui gli errori e i peccati dei due che sono stati fatti uno, possono servire per la reciproca santificazione.”
Gilbert Keith Chesterton (1874–1936) said by 1936 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“È strano, ma l'esempio che mi viene in mente è quello di un libro intitolato L'uomo che fu Giovedì. Era una sciocchezzuola un po' melodrammatica, pure conteneva una sua particolare teoria: un gruppo degli ultimi sostenitori di un ordine civile, lottano contro quello che, apparentemente, appare come un mondo in preda all'anarchia e scoprono, infine, che il misterioso capo degli anarchici è anche a capo dell'ordine costituito, la stessa creatura fiabesca che gli era apparsa piuttosto come l'orco di una pantomima. Soluzione logica (o folle) che ha indotto molti ad arguire che, in questo essere dalla natura ambigua, dovesse leggersi la descrizione della divinità, e il mio libro godette anche di un temporaneo rispetto tra coloro che amano questo tipo di interpretazione. L'errore era dovuto semplicemente al fatto che avevano letto il libro, ma non il titolo. Nel mio caso, veramente, si trattava di un sottotitolo. Il libro si chiamava L'uomo che fu Giovedì. Storia di un incubo. Non era inteso come la descrizione del mondo qual era o come io pensavo che fosse, anche quando i miei pensieri erano molto più incerti di quanto non siano ora. Era la descrizione del mondo di dubbi, di disordine e di disperazione del quale parlavano i pessimisti a quell'epoca, ma con un barlume di speranza posto proprio nell'alternativa insita in quel dubbio che anche i pessimisti, a tratti, avvertivano.”
Gilbert Keith Chesterton (1874–1936) said by 1936 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“È un semplice fatto psicologico che la vista di una maiuscola greca mi colmi ancora di gioia, mentre la vista di una lettera minuscola mi riempia di un'indifferenza venata di disgusto e gli accenti suscitino una vera indignazione, che rasenta la blasfemia. Credo che la spiegazione sia da ricercarsi nel fatto che imparai le lettere greche maiuscole, e anche le maiuscole inglesi, a casa. Quand'ero un bambino me ne parlavano solo per divertimento; mentre le altre, le ho imparate nel periodo che viene definito d'istruzione, cioè quando era un estraneo a istruirmi su qualcosa che non desideravo affatto conoscere. (cap. III)”
Gilbert Keith Chesterton (1874–1936) said by 1936 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“La nostra moderna attrazione per i racconti non è un incidente formale; è il segno di un vero senso di fugacità e fragilità; significa che l'esistenza è solo un'impressione e, forse, solo un'illusione. Un racconto di oggi ha l'aria di un sogno; ha la bellezza irrevocabile di una menzogna; si intravedono le strade grigie di Londra o le rosse pianure dell'India, come in una visione d'oppio; vediamo persone, persone che si soffermano, con volti focosi e attraenti. Ma quando la storia finisce, anche le persone finiscono. Non abbiamo l'istinto di qualcosa di definitivo e duraturo dietro gli episodi. I moderni, in una parola, descrivono la vita in racconti perché sono posseduti dal sentimento che la vita stessa è un racconto insolitamente breve, e forse non vero. (cap. IV)”
Gilbert Keith Chesterton (1874–1936) said by 1936 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Gran parte della storia moderna, quella inglese in particolare, risente della stessa imperfezione del giornalismo. Nella migliore delle ipotesi riferisce metà della storia del Cristianesimo, la seconda senza la prima. Uomini per i quali la ragione ha inizio con il Rinascimento; uomini per i quali la religione ha inizio con la Riforma, non potranno mai spiegarsi nulla, perché devono partire da istituzioni la cui origine non possono spiegare, e neppure vagamente immaginare. E come apprendiamo dell'ammiraglio ucciso senza aver mai appreso della sua nascita, così sapremo molto del dissolvimento dei conventi, pur non conoscendo pressoché nulla della loro origine. (cap. II; 1990, p. 14)”
Gilbert Keith Chesterton (1874–1936) said by 1936 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Un giovane demente o mascalzone viene sorpreso a derubare il proprio padre e a vendere le merci che avrebbe dovuto tener d'occhio, e l'unica giustificazione che riesce a dare è di aver sentito una forte voce proveniente da nessun luogo che, parlandogli nell'orecchio, gli aveva detto di riparare le crepe e i buchi di un certo muro. Dopo di che dichiara di essere per natura indipendente da tutte le autorità come la polizia o la magistratura, e si rifugia presso un vescovo compiacente che è costretto ad ammonirlo e a dirgli che ha torto. Allora lui si spoglia in pubblico, scaraventa tutti i suoi indumenti contro il padre e proclama che suo padre non è affatto suo padre. Poi scorrazza per la città chiedendo a tutti quelli che incontra di dargli dei pezzi di muratura o dei materiali da costruzione, con evidente riferimento alla sua fissazione monomaniacale di riparare il muro. Riparare le crepe può essere anche un'attività lodevole, ma non se a farlo è qualcuno a sua volta pieno di crepe; e il restauro architettonico, come altre cose, è meglio affidarlo a costruttori cui non manchi, come si vuol dire, la terra sotto i piedi. Il disgraziato giovane diventa uno squallido straccione e praticamente striscia nelle fogne. Questo è lo spettacolo che Francesco deve aver presentato a un gran numero di vicini e amici. (cap. IV; 2016)”
Gilbert Keith Chesterton (1874–1936) said by 1936 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Rossetti sottolinea — con amarezza ma con grande verità — che il peggior momento per un ateo è quando gli viene espressa estrema gratitudine ed egli non ha nessuno cui mostrare riconoscenza. L'inverso di questa affermazione è altrettanto vero; come è vero che tale gratitudine produceva, in uomini simili a quelli che stiamo qui considerando, i momenti più puramente gioiosi che l'uomo abbia mai conosciuto. Il grande pittore si vantava di mescolare tutti i colori col cervello, e si può dire che il grande Santo fondeva tutti i suoi pensieri nella gratitudine. Tutti i beni sembrano migliori quando sono considerati doni. In questo senso indubbiamente il metodo mistico stabilisce un rapporto esterno molto salutare con ogni cosa. (cap. V; 1990, p. 58)”
Gilbert Keith Chesterton (1874–1936) said by 1936 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Dobbiamo asserire [...] che fu un poeta. [...] Ma egli ebbe un privilegio negato a molti poeti; poté infatti chiamarsi il solo poeta felice fra i tanti poeti infelici del mondo. Tutta la sua vita fu una poesia, ed egli non fu tanto un menestrello che cantava semplicemente le proprie canzoni, quanto un drammaturgo capace di recitare per intero il suo dramma. [...] Parlare dell'arte di vivere suona oggi artificiale più che artistico. Ma San Francesco rese in ogni senso la vita arte, per quanto un'arte involontaria. [...] consisteva nel cauterizzare l'occhio senza alcun anestetico. In altre parole, si dovevano bruciare i bulbi degli occhi con un ferro rovente. [...] Quando fu preso il ferro dalla fornace, egli si levò con atteggiamento educato, e parlò come se si rivolgesse ad un essere invisibile: "Fratello fuoco, Dio ti ha creato bellissimo e forte e utile; ti prego d'essere cortese con me." Se c'è qualcosa che possa dirsi arte di vivere, a me pare che un simile momento sia uno dei suoi capolavori. Non a molti poeti è stato concesso di ricordare la propria poesia in un simile momento, ancor meno di vivere uno dei propri poemi. Perfino William Blake sarebbe stato sconvolto se, leggendo i nobili versi: "Tigre! Tigre! che splendente bruci!" un'enorme tigre viva del Bengala fosse apparsa alla finestra del suo cottage in Felpham, con la evidente intenzione di asportargli la testa. (cap. VI; 1990, p. 68)”
Gilbert Keith Chesterton (1874–1936) said by 1936 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“non confondeva la folla con i singoli uomini. Ciò che distingue questo autentico democratico da qualunque altro semplice demagogo è che egli mai ingannò o fu ingannato dall'illusione della suggestione di massa. Qualunque fosse il suo gusto per i mostri, egli non vide mai dinanzi a sé una bestia dalle molteplici teste. Vide unicamente l'immagine di Dio, moltiplicata ma mai ripetitiva. Per lui un uomo era sempre un uomo, e non spariva tra la folla immensa più che in un deserto. [...] Nessun uomo guardò negli occhi bruni ardenti senza essere certo che Francesco Bernardone si interessasse realmente a lui, alla sua vita intima, dalla culla alla tomba, e che venisse da lui valutato e preso in considerazione. [...] Ora, per questa particolare idea morale e religiosa non c'è altra espressione esteriore che quella di "cortesia". "Interessamento" non può esprimerla, perché non è un semplice entusiasmo astratto; "beneficenza" nemmeno, perché non è una semplice compassione. Può solo essere comunicata da un comportamento sublime, che può appunto dirsi cortesia. Possiamo dire, se vogliamo, che San Francesco, nella scarna e povera semplicità della sua vita, si aggrappò a un unico cencio della vita del lusso: le maniere di corte. Ma mentre a corte c'è un solo re e una folla di cortigiani, nella sua storia c'era un solo cortigiano attorniato da centinaia di re. (cap. VI; 1990, p. 73)”
Gilbert Keith Chesterton (1874–1936) said by 1936 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“vide ogni cosa con senso drammatico, staccata dalla sua posizione, non immobile come in un quadro ma in azione come un dramma. Un uccello poteva sfiorarlo come una freccia, [...] un cespuglio poteva fermarlo come un brigante; ed egli era pronto a dare il benvenuto a entrambi. In una parola, noi parliamo di un uomo che non confondeva il bosco con gli alberi, e non voleva farlo. Voleva piuttosto considerare ogni albero come un'entità separata e quasi sacra, come una creatura di Dio [...] Non voleva ergersi di fronte a uno scenario usato come mero sfondo, e recante la banale iscrizione: "Scena: un bosco". In tal senso vorremmo intendere che era troppo drammatico per il dramma stesso. Lo scenario avrebbe preso vita nelle sue commedie [...] Ogni cosa sarebbe stata in primo piano, e quindi alla ribalta; ogni cosa avrebbe avuto un proprio carattere. Questa è la qualità per cui, come poeta, egli fu perfettamente l'opposto d'un panteista. Non chiamò la natura sua Madre, ma chiamò Fratello un certo somaro e Sorella una certa passerotta. [...] È qui che il suo misticismo è così simile al senso comune di un fanciullo. Un bambino non ha difficoltà a comprendere che Dio creò cane e gatto; sebbene sia consapevole che la formazione del gatto e del cane dal nulla è un processo misterioso al di là della sua immaginazione. Ma nessun bambino capirebbe il senso dell'unione del cane e del gatto e di ogni altra cosa in un unico mostro con una miriade di gambe chiamata natura. Egli senza dubbio si rifiuterebbe di attribuire capo o coda a un simile animale. [...] Gli uccelli e gli animali francescani assomigliano davvero a uccelli e animali araldici, non perché fossero favolosi, ma nel senso che erano considerati come realtà, chiare e positive, scevre dalle illusioni dell'atmosfera e della prospettiva. In tal senso egli vide un uccello color sabbia in campo azzurro e una pecora d'argento in campo verde. Ma l'araldica dell'umiltà era più ricca dell'araldica dell'orgoglio, perché giudicava tutte le cose che Dio aveva creato come qualcosa di più prezioso e di più unico die blasoni che i principi e i nobili avevano dato soltanto a se stessi. (cap. VI; 1990, p. 66)”
Gilbert Keith Chesterton (1874–1936) said by 1936 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Il mondo circostante era, come si è già notato, un groviglio di dipendenze familiari, feudali, e altre. L'idea complessa di S. Francesco era che i Piccoli Frati dovessero essere come pesciolini, liberi di muoversi a proprio piacimento in quella rete. E potevano farlo proprio per il loro essere piccoli e perciò guizzanti. [...] Calcolando, per così dire, su questa astuzia innocente, il mondo era destinato ad essere circuito e conquistato da lui, e impacciato nel reagire alla sua azione. Non si poteva di certo lasciar morire di fame un uomo continuamente votato al digiuno, né lo si sarebbe potuto distruggere e ridurre alla miseria, poiché era già un mendicante. Vi sarebbe stata una soddisfazione ben scarna anche nel percuoterlo con un bastone, poiché egli si sarebbe lasciato andare a salti e canti di gioia, essendo l'umiliazione la sua unica dignità. E nemmeno lo si sarebbe potuto impiccare, perché il cappio sarebbe divenuto la sua aureola. (cap. VII; 1990, p. 80)”
Gilbert Keith Chesterton (1874–1936) said by 1936 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Ci ha sempre colpiti la constatazione che non c'è elemento della vita moderna che sia deplorevole quanto il fatto che l'uomo moderno debba cercare la sua vita artistica interamente nello stato sedentario. Se desidera navigare in un mondo di fiaba, egli legge un libro; se desidera slanciarsi nel folto di una battaglia, legge un libro; se desidera scivolare giù da una balaustra, legge un libro. Noi gli diamo queste visioni, ma nello stesso tempo gli diamo anche l'esercizio, la necessità di saltare da un muro all'altro, di combattere con persone strane, di correre per le strade davanti a degli inseguitori: tutti esercizi igienici e divertenti. Noi gli diamo uno sprazzo del grande mondo primitivo di Robin Hood o dei cavalieri erranti del tempo in cui si giocava, sotto un cielo splendido, una meravigliosa partita. Noi riconduciamo gli uomini alla loro infanzia, al tempo divino in cui potevamo essere i protagonisti d'avventure, essere gli eroi di se stessi, in cui potevamo nello stesso momento danzare e sognare." (pp. 47-48)”
Gilbert Keith Chesterton (1874–1936) said by 1936 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Basil Grant ed io stavamo discorrendo un giorno in quello che forse è il più bel posto del mondo per discorrere: la piattaforma superiore di un tram discretamente deserto. Conversare sulla sommità di un colle è una cosa superba, ma conversare su di una collina volante è una cosa da fiaba. La vasta e scialba estensione della parte nord di Londra spariva; la buona andatura ci dava il senso della sua immensità e della sua bassezza. Era, se fosse possibile esprimersi così, una ignobile infinità, una squallida eternità, e noi sentivamo il reale orrore dei quartieri poveri di Londra, l'orrore che è interamente svisato e frainteso dai romanzi sensazionali che li dipingono come un ammasso di vie strette, di case sporche, una tana di delinquenti e di pazzi, una bolgia del vizio. In un vicolo stretto, in un covo di vizi voi non dovete cercare la civiltà, non dovete cercare l'ordine. Ma la cosa orribile di quei quartieri era il fatto che la civiltà c'era, che l'ordine c'era, ma la civiltà vi appariva solo nel suo lato morboso, e l'ordine solo nella sua monotonia. Nessuno direbbe passando per un quartiere di delinquenti: "Non vedo monumenti, non rilevo traccia di cattedrali". Ma là c'erano degli edifici pubblici, solo che si trattava per lo più di manicomi; c'erano anche delle statue, ma si trattava generalmente di monumento di ingegneri ferroviari e di filantropi, due brutte genìe d'uomini unite dal loro comune disprezzo per il popolo. C'erano delle chiese, ma erano le chiese di sette oscure ed errabonde, come gli Agapemoniti o gli Irvingiti. C'erano, oltre a ciò, grandi strade, e vasti incroci, e linee tranviarie, e tutti i segni reali della civiltà! (p. 51)”
Gilbert Keith Chesterton (1874–1936) said by 1936 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“– Sì, – esclamò lo straniero, raccogliendo questa parola. – Generoso inglese, voi avete ragione. Un'idea luminosa, ma molto scottante. Mi avete domandato, señor, perché, nel mio desiderio di veder riuniti i colori della mia patria io abbia mescolato sangue e carta. Ma non comprendete dunque l'antica santità dei colori? La Chiesa ha i suoi colori simbolici. Ora, pensate che cosa significhino questi colori per noi, pensate quale sia la condizione di un uomo che, come noi, non può veder altro che questi due colori, e non conosce che il rosso e il giallo. Per gli uomini tutte le forme si equivalgono, tutte le cose, nobili e volgari, formano una democrazia di combinazioni. Ma dovunque la veste rossa d'una vecchia contadina spicca in un campo di gemme d'oro, io vedo il Nicaragua. Dovunque io veda un po' di sabbia gialla in un campo di papaveri, vedo il Nicaragua. Ogni qualvolta vedo un limone e un rosso tramonto di sole, vedo la mia patria; e quando vedo una cassetta rossa per le lettere e un giallo tramonto, il cuore mi batte. Basta del sangue con un po' di mostarda al mio blasone; e se trovo in un fosso del fango giallo e rosso, il fosso mi diventa più caro delle stelle. (p. 48)”
Gilbert Keith Chesterton (1874–1936) said by 1936 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Dieci anni or sono, quand'ero un monello, – ora ne ho diciannove – io giocavo in via della Pompa, armato d'una sciabola di legno e con un elmo di carta sul capo, e sognavo grandi guerre. In un eccesso di bellicoso furore, diedi un colpo formidabile con la mia spada e rimasi là come impietrito, essendomi accorto di avervi colpito, di aver colpito voi, Sire, voi, mio Re, che passeggiavate nobilmente lontano da tutti i curiosi, per vegliare sulla salvezza del nostro popolo. Ma erano vani terrori i miei. Quel giorno incominciai a conoscere che cosa sia la regalità. Voi non indietreggiaste, né batteste ciglio, né chiamaste le guardia, né mi minacciaste di castigo; ma con sublimi parole di fiamma, che rimasero incise per sempre nel mio cuore, mi esortaste a rivolgere sempre la punta della mia spada contro il nemico della mia inviolabile città. Come un prete che indichi l'altare, mi mostraste col dito la collina di Notting: "Finché sarete pronto, diceste, a morire per quella montagna sacra, anche se fosse circondata da tutti gli eserciti di Bayswater...". Io non ho dimenticato queste parole e ho buone ragioni per ricordarmele ora che è giunto il momento che coronerà le vostre profezie. La montagna sacra è circondata dagli eserciti di Bayswater, e io son pronto a morire. (p. 115)”
Gilbert Keith Chesterton (1874–1936) said by 1936 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“– Questo riso di cui gli uomini fanno uno strumento di tirannia, non è la potenza spaventosa che voi credete. Pietro fu crocifisso, e crocifisso con la testa in giù. C'è cosa più ridicola dell'immaginare questo vecchio e rispettabile Apostolo con la testa in giù e i piedi in aria? Il vostro umorismo moderno è riuscito ad immaginare cosa più gustosa? Ma in realtà quale fu il risultato? Con la testa in giù e le gambe in ria, Pietro è ancora Pietro, per l'umanità: sebbene con la testa in basso, egli non cessa di dominar l'Europa ancor oggi, e milioni di creature non respirano che nella sua Chiesa. (p. 118)”
Gilbert Keith Chesterton (1874–1936) said by 1936 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“– Come siete umano, tenero, pieno di riguardi! Voi fareste la guerra per arrotondare una terra di confine o per le importazioni da un porto straniero; spargereste del sangue per una tassa troppo forte sui merletti e a causa d'un saluto non reso da un ammiraglio; ma per ciò che può rendere la vita degna o miserabile, come siete umano! Ve lo dico, e so quel che mi dico: non ci sono mai state guerre inevitabili e necessarie, tranne le guerre religiose; non vi sono state mai giuste guerre se non di religione; non vi sono state mai guerre umane, se non religiose. In esse si è combattuto per qualche cosa che tendeva per lo meno a formare la felicità e la virtù dell'uomo. Se non altro, il Crociato pensava veramente che l'Islam era causa della perdita d'ogni anima umana, fosse quella d'un Re o d'uno stagnino, di cui potesse impadronirsi. Da parte mia, credo che Barker e tutti quegli avvoltoi arricchiti causino la perdita dell'anima di ogni uomo, rovinino ogni pollice di terreno, ogni pietra delle case di cui riescono ad impadronirsi. Credete ch'io non abbia il diritto di combattere per Notting Hill, voi Governo inglese che avete così spesso fatto la guerra per delle inezie? Se davvero, come i vostri ricchi amici pretendono, non c'è Dio, e il cielo sulle nostre teste è tetro e vuoto, in nome di che un uomo dovrebbe lottare, se non pel giardino che fu l'Eden della sua infanzia e dove conobbe le delizie, troppo caduche, del primo amore? Se non v'è tempio né scrittura che siano sacri, che c'è di sacro, se la giovinezza dell'uomo non è sacra? (p. 122)”
Gilbert Keith Chesterton (1874–1936) said by 1936 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Da fanciullo, Adamo Wayne nutriva per le tristi contrade di Notting Hill gli stessi sentimenti che agli antichi ispiravano Atene e Gerusalemme. Conosceva il segreto della passione, quei segreti che fanno sì che vecchi canti nazionali producano un effetto così strano sulle civiltà d'oggi. Sapeva che il vero patriottismo canta i suoi dolori, le sue speranze perdute, molto più che non le vittorie, sapeva che la metà della poesia d'ogni poema nazionale consiste in nomi propri; e, soprattutto, conosceva questo sommo fatto psicologico che domina tutto il patriottismo: egli sapeva che per quel delicato pudore che è proprio di tutti gli innamorati, il patriota, in nessun caso, si gloria della grandezza della patria, ma sempre, necessariamente, si gloria della sua piccolezza. Conosceva tutto ciò, non perché fosse filosofo o uomo di genio, ma perché era un fanciullo. (p. 133)”
Gilbert Keith Chesterton (1874–1936) said by 1936 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Se tutte le cose rimangono quali erano, è perché sono sempre cose eroiche; se tutte le cose rimangono quali erano, è perché sono sempre nuove. Un anime sola è data ad ogni uomo, e a ogni anima, una sola piccola potenza, – la potenza di superarsi in certi momenti e di assorbir le stelle. Se, di età in età, gli uomini sono dotati di questa potenza, tutto ciò che dà loro è grande. Tutto quello che fa credere loro di essere vecchi, è basso – sia un impero o una bottega in rovina. Tutto ciò che fa creder loro di essere giovani è grande, – sia una grande guerra, o una storia d'amore. E nel più oscuro libro di Dio, c'è una verità ch'è anche un enigma: gli uomini si affaticano per delle novità, siano mode, disegni, riforme, mutamenti; ma sono le cose vecchie quelle che stupiscono e colpiscono profondamente; sono le cose vecchie veramente giovani. Non v'è scettico che non sappia che molti hanno dubitato prima di lui; non v'è ricco o frivolo che non senta che tutte le novità sono vecchiumi; non c'è fanatico del mutamento che non senta la sua nuca curva sotto il peso della stanchezza dell'universo; ma a noi che ci dedichiamo alle cose antiche, la natura dà una giovinezza eterna. Nessun innamorato pensa che prima di lui vi sono stati altri innamorati; nessun padre pensa che vi son altri figliuoli prima del suo; e il popolo che lotta per la sua patria, non è preoccupato della solita storia degli Imperi scomparsi. Sì, voce tenebrosa, il mondo è sempre lo stesso, giacché tutto in esso è sempre imprevisto! (pp. 279-280)”
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“Gli uomini, io dico, godono, di epoca in epoca, d'un fenomeno più nuovo del progresso: con ogni bimbo che nasce al mondo, sorge un nuovo sole, sorge una nuova luna. Se la nostra vecchia umanità fosse un uomo solo, forse soccomberebbe al ricordo di tante felicità, sotto il fardello di tanti eroismi diversi, sotto il peso e il terrore di tutta la bontà dell'uomo. Ma è piaciuto a Dio isolare a tal punto l'anima singola, ch'ella non può nulla apprendere dalle altre, se non per sentito dire, e a ciascuno la bontà e la felicità si rivelano con la giovinezza e la violenza del lampo, come il lampo improvvise e pure. E la maledizione che vota all'insuccesso tutti i sistemi degli uomini, non li affligge più che i vermi della fatale tomba non affliggano il bimbo che gioca sul prato. Notting Hill è caduto, Notting Hill è morto. Ma non importa, Notting Hill ha vissuto. (p. 281)”
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“Le scuole e i saggi più ermetici non hanno mai avuto la gravità che alberga negli occhi di un neonato di tre mesi. La sua è la gravità dello stupore di fronte all'universo, e questo stupore non è misticismo, bensì buonsenso trascendente. Il fascino dei bambini sta nel fatto che con ognuno di loro tutte le cose vengono rifatte, e l'universo rimesso alla prova. Quando camminiamo per strada e sotto di noi vediamo le deliziose teste bulbosa di questi funghi umani, il triplo delle dimensioni che dovrebbero avere in proporzione al loro corpo, dovremmo sempre ricordarci innanzitutto che ognuna di quelle sfere contiene un universo nuovo fiammante, nuovo quanto era nuovo il mondo il settimo giorno della creazione. In ognuna c'è un nuovo sistema di stelle, nuova erba, nuove città, un nuovo mare. (p. 113)”
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“Per un'anima mistica, ammesso che sia un'anima, il che non accade molto spesso, non vi è nulla di più suggestivo e di più simbolico che un poeta e un asino. E l'asino era proprio un vero asino; e il poeta un vero poeta; benché a volte i due si confondano facilmente. Non si saprà mai quale fu l'interesse dell'asino per il poeta. Ma l'interesse del poeta per l'asino era genuino: e sopravvisse anche a quella intervista privata nella solitudine e segretezza di un bosco. Ma credo che anche il poeta sarebbe rimasto illuminato se avesse potuto vedere il pallido volto spaventato dell'uomo seduto al volante. Se l'avesse visto, egli si sarebbe forse ricordato il nome o avrebbe forse incominciato a capire la natura di un certo animale che non è né un asino né un'ostrica; della creatura cioè che l'uomo tanto volentieri dimentica, da quando dimenticò Dio in un giardino. (1962, p. 189)”
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“Ma l'asino l'aveva riconciliato con il paesaggio e nel suo terzo stato d'animo Dorian Winpole si accorse quanto era bello. Dopo un più attento esame sentì che quella bellezza aveva in sé qualche cosa di umano, o meglio sentì che era almeno per metà umana; l'aureola della luna calante dietro il bosco era bella perché era simile alla pallida aureola dei santi; e i giovani alberi avevano un certo che di nobile e di puro, perché tenevano le loro cime erette come vergini. A poco a poco nella sua anima s assiepavano delle idee a lui quasi totalmente sconosciute e specialmente un'idea che egli aveva udito chiamare "l'immagine di Dio". Gli sembrava che tutte le cose, all'asino alle felci, fossero nobilitate e santificate dalla loro somiglianza parziale con qualche altra cosa. Erano come disegni fatti da un bimbo; i primitivi semplici schizzi della Natura nel suo primo quaderno di pietra. (1962, p. 208)”
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“A quella sera in particolare, non ci fosse altro motivo per ricordarsene, si ripenserà per la stranezza del suo tramonto. Il cielo sembrava coperto di vivide e quasi palpabili piume, così che quasi ci si sentiva vellicare il viso. Erano grigie, con le più fantasiose sfumature di viola, di lilla, di verde pallido e di un rosa totalmente innaturale, ma verso ovest il cielo diventava di uno splendore indescrivibile, trasparente e appassionato e le ultime piume rosso sangue coprivano il sole come fosse troppo bello perché lo si potesse guardare, eppure tutto apparteneva così profondamente alla terra che pareva racchiudere un violento segreto. L'intero empireo era un segreto, come quell'embrione meravigliosamente piccolo da cui si sviluppa l'amore per il proprio paese. (p. 21)”
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“Quel che è raro e strano è colpire il bersaglio, mentre è grossolano e comune mancarlo. A noi pare un avvenimento epico che con una rozza freccia un uomo colpisca da lontano un uccello, ma non è altrettanto degno di leggenda l'uomo che con un rozzo motore raggiunge una meta lontana? Il caos è stupido, nel caos il treno potrebbe veramente andare dovunque, a Baker Street o a Bagdad, ma l'uomo è un mago e la sua magia è che egli dice Victoria e Victoria è. No, tenetevi i vostri libri di pura poesia e prosa, lasciatemi leggere un orario ferroviario con gli occhi bagnati di lacrime d'orgoglio! Tenetevi il vostro Byron, che celebra le sconfitte dell'uomo e datemi un Bradshaw che celebra le sue vittorie. A me un Bradshaw! (p. 23)”
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“Mia cara signorina Gregory" spiegò Syme con garbo "ci sono molti modi di essere sinceri. Quando dite 'grazie' a chi vi passa il sale a tavola, vi rendete conto del significato di quella parola? No. Quando dite 'la terra è rotonda', pensate a quello che l'immagine esprime? No. Il grazie era sincero, la terra è rotonda, ma voi non vi soffermate a rifletterci. Talvolta, un uomo come vostro fratello scopre qualcosa in cui sinceramente crede, può essere solo una mezza verità, un quarto o un decimo di verità, ma nel tentativo di esprimerla, dirà di più di quanto egli stessa intenda, perché si tratta di qualcosa che è più grande di lui." (p. 25)”
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“Ma, insieme alla percezione dello squallore di quel mondo lunare, la sua follia cavalleresca ardeva nella notte come un grane fuoco. Anche le cose più comuni che aveva con sé, il cibo, la pistola carica, assunsero il valore poetico di un fucilino di latta o della ciambella che un bambino si porta a letto prima di dormire. Il bastone con lo stocco e la borraccia, per quanto fossero in se stessi solo il bagaglio di un fanatico cospiratore, diventarono l'espressione di un sano spirito di avventura, il bastone si trasformò nella spada di un cavaliere e il brandy nel bicchiere della staffa perché l'immaginazione è sempre legata ad archetipi semplici e antichi. L'avventuriero dall'animo puro modella su se stesso la più folle delle avventure. Il drago senza san Giorgio non sarebbe stato nemmeno grottesco. così la presenza di una creatura profondamente umana animò quello squallido paesaggio di alti, umani valori. Alla fantasia di Syme le case illuminate e gli argini del fiume apparivano disabitati come le montagne della luna, ma anche la luna acquista la sua poesia soltanto se c'è un uomo a guardarla. (p. 56)”
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“Un organetto in strada attaccò all'improvviso un motivo allegro e Syme si scosse come se avesse sentito lo squillo di una tromba che annunciava la battaglia, animato da un coraggio soprannaturale che non sapeva da dove venisse. Quella musichetta esprimeva tutta la vivacità, la volgarità, il coraggio irrazionale dei poveri che, nelle strade sporche lì intorno, vivevano radicati ai valori della modestia e della pietà cristiani. Aveva dimenticato la fantasia giovanile che gli aveva fatto desiderare di diventare un poliziotto, non pensava più a se stesso come a un rappresentante di quel corpo segreto di investigatori quasi dilettanti né del vecchio eccentrico che viveva nella camera buia, si sentiva l'ambasciatore di quel popolo gentile che combatteva la sua quotidiana battaglia al suono della musica dell'organetto. L'orgoglio di sentirsi un essere umano, l'aveva innalzato infinitamente al di sopra dei mostri che stavano attorno a lui. (pp. 69-70)”
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“Quando ebbe ben maturato questo pensiero, Syme raccolse le sue forze e da tutto quanto di buono c'era in lui si alzò un pensiero, libero come il vento che scuote le cime degli alberi. Ripensò a quanto di semplice e umano aveva incontrato nella sua avventura: i lampioncini cinesi di Saffron Park, la ragazza coi capelli rossi nel giardino, i bravi marinai che bevevano la birra lungo il fiume, i compagni leali che erano insieme a lui e pensò che era stato scelto come l'alfiere di quei valori per incrociare le spade col nemico del creato. Dopotutto, si disse, io conto molto più di un diavolo: sono un uomo, posso fare quello che a Satana è negato, cioè morire. (p. 114)”
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“Vedete questa lanterna?" gridò con voce terribile. "Questa croce? Questa fiamma? Voi non avete forgiato la croce, non avete accesso la fiamma! L'hanno fatto uomini migliori di voi, che sapevano credere, piegavano il ferro e custodivano la leggenda del fuoco. Non c'è una strada in cui camminiate, non c'è un filo degli abiti che indossate che non siano stati fatti come questa lanterna, rifiutando la vostra filosofia da quattro soldi. Voi non create dal nulla, distruggete soltanto. Distruggerete il genere umano, distruggerete il mondo, ma non distruggerete questa vecchia lanterna cristiana! Essa andrà dove il vostro impero scimmiesco non sarà mai capace di trovarla!" (p. 141)”
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“Nulla di più comune, per esempio, che trovare un critico moderno che scriva cose di questo genere: 'Il Cristianesimo fu soprattutto un movimento ascetico, una corsa al deserto, un rifugio nel chiostro, una rinuncia alla vita e alla felicità; esso non fu che parte di una fosca e inumana reazione contro la natura stessa, un odio pel corpo, un aborrimento dell'universo materiale, una specie di suicidio universale dei sensi e anche dell'individuo. Derivava da un fanatismo orientale come quello dei fachiri, ed era basato su un pessimismo orientale che considerava l'esistenza stessa come un male'. In tutto questo la cosa straordinaria è che tutto è verissimo; vero in ogni particolare, con la sola differenza che è attribuito erroneamente a chi non ci ha niente a che vedere. Non è vero della Chiesa; è vero delle eresie condannate dalla Chiesa. È come se uno fosse obbligato a scrivere un'analisi degli errori e del malgoverno dei ministri di Giorgio III, con la piccola inesattezza che tutto il racconto si riferisse a Giorgio Washington; o come se uno facesse un elenco dei delitti dei bolscevichi con la sola variante di attribuirli allo zar. La Chiesa primitiva fu, sì, ascetica, ma in dipendenza di una filosofia totalmente diversa da quella di una guerra alla vita e alla natura; la quale realmente esistette nel mondo, e basterebbe che i critici sapessero dove andare a cercarla.”
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“Ho fatto una scoperta o, dovrei dire, ho avuto una visione. L'ho avuta tra due tazze di caffè nero in un ristorante francese di Soho; ma non saprei spiegarla, neppure se tentassi di farlo. Comunque era che tutte le cose buone formano un tutt'uno... Questo è ciò che sento... adesso, ad ogni ora del giorno. Tutte le cose buone sono una cosa sola. È questo ciò che gli Ebrei dell'antichità, soli tra gli altri popoli, hanno percepito. I Greci, i Vichinghi e i Romani non furono attraversati come qualche rude israelita, una notte, nella solitudine del deserto, dall'improvvisa, abbagliante idea che tutto il mondo era la manifestazione di un solo Dio: un'idea degna di un romanzo poliziesco.”
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