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Emil Cioran
597 quotes
“Più avanti vado, più trovo che la cosa più profonda nell'uomo è il desiderio di vendetta. Nessuno «digerisce» un insulto o un'umiliazione, per insignificante che sia. La Vendetta è il dato basilare dell'universo morale. (p. 262)”
Emil Cioran (1911–1995) said by 1995 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“In un articolo pubblicato da un settimanale britannico un professore dice che porsi domande di metafisica non ha maggior senso che domandarsi: «What is the colour of Wednesday?». (p. 269)”
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“Il vero lettore è quello che non scrive. Soltanto lui è capace di leggere ingenuamente – unico modo di sentire un libro. (p. 273)”
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“Tutti sono condannati, eppure tutti vanno avanti. In questo paradosso sta tutta la bellezza, tutta la giustificazione del mondo. (p. 288)”
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“Chiunque sia in possesso o sotto l'influenza di una dottrina è condannato a vivere nel falso e a operare il falso. Essere nel vero e operare il vero è pressoché impossibile. Il fatto è che l'uomo è stato irrevocabilmente corrotto dallidea, ossia da simulacri. (p. 293)”
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“Conta soltanto il libro che si pianta come un coltello nel cuore del lettore. (p. 294)”
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“All'inizio della Rivoluzione si citava solo Rousseau, alla fine solo Tacito. (p. 296)”
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“La felicità non è un rimedio alla malinconia, anzi l'aggrava, perché questa si nutre con la stessa avidità dei nostri piaceri e dei nostri dolori. Tutto le sta bene, a nostre spese. (p. 305)”
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“Ci si accalca solo intorno ai venditori di illusioni, in filosofia come in ogni altra cosa. Intorno a chi non si abbassa a proporre si fa sempre il vuoto. (p. 305)”
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“Il Destino è quanto di meglio si sia inventato per spiegare le vicissitudini umane. E che cos'è se non la Provvidenza decapitata? (p. 306)”
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“La letteratura, la filosofia, la religione, tutto dà troppa importanza all'uomo. (p. 313)”
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“Senza dubbio l'istituzione più oppressiva di tutti i tempi fu l'Inquisizione. Non potrò mai convertirmi al cattolicesimo, a una religione che ha potuto dar vita a qualcosa di così mostruoso. (p. 314)”
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“Che cos'è religioso? È qualcosa che si approfondisce in noi a scapito del mondo, è il progredire verso un silenzio melodioso. (p. 316)”
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“Mi piacerebbe dimenticare tutto e risvegliarmi un bel giorno davanti a una luce vergine, come all'indomani della Creazione. (p. 325)”
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“Chi ha il gusto del dubbio ha il gusto della tortura. Nello scetticismo c'è innegabilmente una componente masochistica. (p. 327)”
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“Quegli amici troppo solleciti che ci fanno favori che non abbiamo chiesto. La peggior forma di indiscrezione. Non ci si dovrebbe occupare di noi senza il nostro consenso. (p. 330)”
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“Ogni verità è un fardello. Una verità nuova, un fardello in più. (p. 334)”
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“A dire il vero, non è la morte, è la malattia quello che temo, l'immensa umiliazione legata al fatto di languire nei paraggi della morte. (pp. 340-341)”
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“Io sono soltanto il luogo in cui vari mali lottano fra loro per la supremazia. (p. 345)”
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“È l'arte, non la filosofia, a sentire i pericoli che incombono sulla nostra specie. (p. 355)”
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“La massima stoica per la quale dobbiamo rassegnarci senza protestare alle cose che non dipendono da noi, e anzi esservi del tutto indifferenti, tiene conto solo delle disgrazie esterne, che arrivano indipendentemente dalla nostra volontà; ma come farsi una ragione di quelle che provengono da noi stessi? Se noi soltanto siamo la fonte dei nostri mali, con chi prendercela? Con noi stessi? Ma dimentichiamo presto di essere i veri colpevoli, e non aspettiamo altro che di scaricare su qualcuno o su qualcosa il peso della nostra responsabilità. (p. 377)”
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“Con le cose posso facilmente riprendere contatto ogni giorno, ma non con gli esseri umani. Mi fanno paura, non so dove incontrarmi con loro, a che livello alzarmi o abbassarmi per trovarmi sul loro stesso piano. (pp. 357-358)”
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“Gli uomini si dividono in due categorie: quelli che cercano il senso della vita senza trovarlo e quelli che l'hanno trovato senza cercarlo. (p. 385)”
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“Ognuno di noi, per tutta la vita, non smette di stupirsi di essere proprio quello che è. Il dramma dell'unicità è inesauribile e insolubile. (p. 388)”
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“Ciò che rende interessante un libro è la quantità di sofferenza che contiene. Non sono le idee, sono i tormenti dell'autore a catturarci; sono le sue grida, i suoi silenzi, il suo smarrimento, le sue contorsioni, le sue frasi cariche di insolubile. Di regola, è falso tutto ciò che non nasce dalla sofferenza. (p. 398)”
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“Negli accessi di orgoglio, ricordarsi il modo in cui si è stati concepiti; non c'è niente che inviti di più alla modestia, nemmeno la morte. Se si vuole mantenere un briciolo di rispetto per se stessi non bisogna pensare troppo spesso al procedimento innominabile cui si deve il fatto di essere. (p. 409)”
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“Spesso mi capita di pensare, durante una cena, in mezzo alla folla, a un concerto, in un giardino: «Tutta questa gente è condannata a morire, non ha scampo». E questa ovvietà, a seconda dell'umore del momento, mi dà sollievo o mi prostra. (p. 410)”
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“Che alcuni vengano a cercare da me consolazione e appoggio è una delle cose che più mi sgomentano. Incapace di risolvere i miei problemi, mi vedo costretto a trovare una soluzione a quelli degli altri. (p. 411)”
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“Mi ci vuole ogni giorno la mia razione di dubbio. Me ne nutro, letteralmente. Non c'è mai stato uno scetticismo più organico. [...] Datemi dubbi e ancora dubbi. Più che il mio cibo, sono la mia droga. Non posso farne a meno. Ne sono intossicato a vita. Perciò, quando ne trovo uno, uno qualsiasi, mi ci avvento sopra, lo divoro, lo incorporo nella mia sostanza. Perché la mia capacità di assimilare dubbi è sconfinata; li digerisco tutti, sono ciò che mi tiene in vita e la mia ragione d'essere. Non riesco a immaginarmi senza di loro. Datemi dubbi, ancora e sempre dubbi. (p. 420)”
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“Quando si è soli, anche se non si fa niente, non si ha l'impressione di perdere tempo. In compagnia, invece, lo si sciupa quasi sempre. (p. 427)”
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“Dall'esterno, ogni clan, ogni setta, ogni partito sembrano omogenei; dall'interno, la diversità è enorme. In un convento i conflitti sono reali e frequenti quanto in qualsiasi altra società. Perfino nella solitudine, gli uomini non si riuniscono che per sfuggire alla pace. (p. 431)”
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“Vi è una certa bassezza d'animo a pretendere che, quando siamo infelici, gli altri si interessino delle nostre disgrazie. (p. 440)”
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“Suonano alla porta [...] Queste visite inopinate mi fanno star male, equivalgono a una violazione di domicilio, a una profanazione della solitudine. (20 settembre, p. 445)”
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“Il neofita è un guastafeste. Non appena uno si converte a qualcosa bisogna smettere di frequentarlo. La convinzione come fattore di rottura. (p. 461)”
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“Il megalomane è uno che dice ad alta voce ciò che ognuno pensa di sé nel suo intimo. (p. 470)”
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“Per quanto smaliziati si possa essere, si conserva qualche lato ingenuo, non si coincide con ciò che si sa. (p. 477)”
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“Tutto è un'impresa quaggiù, perfino il piacere. (p. 482)”
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“Sono un grande appassionato di biografie, come tutti quelli che non hanno una «vita». (p. 483)”
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“Si desidera la morte soltanto quando si sta abbastanza bene; al minimo accenno di malattia la si teme. (p. 487)”
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“Abbiamo un bisogno profondo che ci sia qualcuno molto al di sopra di noi, che abbia pietà di noi. È questa l'origine della religione, non bisogna cercarla altrove. (29 dicembre, p. 501)”
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“Ogni essere emerge da non si sa dove, lancia il suo piccolo grido e scompare senza lasciare traccia. (p. 504)”
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“La religione è un'arte di consolare. Quando il prete dice, a voi afflitti, che Dio si interessa al vostro sconforto, offre una consolazione che, in fatto di efficacia, non potrà mai trovare equivalenti in dottrine secolari. (20 gennaio, p. 514)”
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“Tranne poche eccezioni, le persone che hanno molto sofferto finiscono col diventare arroganti, non umili. Vi gettano in faccia le loro disgrazie, e non hanno tregua finché non soffrite quanto loro. (p. 517)”
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“Ci vuole uno sforzo quasi sovrumano per poter accusare soltanto noi stessi; ma se lo facciamo, abbiamo la netta sensazione di avvicinarci alla verità. Ahimè! non per questo diventiamo più modesti, semmai più orgogliosi. (p. 519)”
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“Penso sempre di più alle sofferenze che non hanno alcun senso, che non servono a niente, e mi ribello all'illusione cristiana che conferisce a tutte loro un grande, immenso significato. (p. 526)”
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“Si è sé stessi solo quando gli uomini ci voltano le spalle. (p. 524)”
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“È grazie a lui che ho letto Guerra e pace, libro che mi disgustava a priori. Con poche parole me ne aveva fatto una «descrizione» assai allettante. Diceva, mi ricordo, che era il romanzo che meglio faceva sentire il passaggio, lavanzare del tempo, e che il tempo progrediva a blocchi. (8 marzo, p. 527)”
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“Il francese è una lingua che non sopporta il candore, che rifugge dai sentimenti troppo sinceri, troppo veri. Si direbbe che sia stato segnato per sempre dalla sottile corruzione, dall'astrazione perversa del Settecento. (p. 543)”
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“La lettura – il più grande piacere passivo. (p. 556)”
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“Sveglio per ore e ore. Nel silenzio della notte è come se gli uomini non esistessero. Ci si crede – e in effetti si è – soli sulla terra. (29 maggio, p. 567)”
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