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Emil Cioran
597 quotes
“Il materialismo è di per sé una filosofia semplicistica. Ma, deludente in ciò che afferma, è almeno efficace in ciò che nega, dato che ogni negazione è una via verso la liberazione. (Qualche parola su Leopardi [1983], p. 23)”
Emil Cioran (1911–1995) said by 1995 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Invidiamo coloro che hanno trovato la liberazione e la pace, ma restiamo con chi non ha incontrato né l'una né l'altra. (Qualche parola su Leopardi [1983], p. 23)”
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“Dove risiede il vero: nell'appello del Buddha o nell'apologia del suicidio fatta da Porfirio alle prese con Plotino? A ben riflettere entrambi invitano alla rinuncia. Nessuna soluzione, dunque, se non al di fuori dell'esistenza. Si può anche andare oltre: rifiutare l'idea di soluzione, affondar sempre più nell'impasse capitale che annulla tutte le domande e tutte le risposte – e che si chiama noia. Nessuno ne ha conosciuto i tormenti come Leopardi. (Qualche parola su Leopardi [1983], pp. 23-24)”
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“Non contano tanto per noi gli autori che abbiamo letto molto quanto quelli ai quali non abbiamo mai smesso di pensare, che ci sono stati presenti nei momenti essenziali e che, con il loro martirio, ci hanno aiutato a sopportare il nostro. (Qualche parola su Leopardi [1983], p. 24)”
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“Non si dovrebbe l'essenziale: l'Università è lo spirito in lutto. Si insegna la filosofia nell'agorà, in un giardino o a casa propria. (Gabriel Marcel. Ritratto di un filosofo [1969], p. 27)”
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“Lo scettico pone un problema per il piacere di porlo e poi di denunciarlo, disgregarlo, rivelarne l'inanità. Giubila davanti all'insolubile o vi si immerge, si inebria di vicoli ciechi. Lo scetticismo, nella sua forma estrema, comporta fatalmente un elemento morboso. (Gabriel Marcel. Ritratto di un filosofo [1969], p. 34)”
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“[...] il nichilismo non è affatto una posizione paradossale o mostruosa, ma la conclusione normale alla quale è costretto chiunque abbia perduto il contatto intimo col mistero, parola pudica per designare l'assoluto. (Gabriel Marcel. Ritratto di un filosofo [1969], p. 35)”
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“La curiosità, non lo si ricorderà mai abbastanza, è il segno che si è vivi e ben vivi; la curiosità risolleva e arricchisce ad ogni istante questo mondo, vi cerca ciò che in fondo non smette di proiettarvi, è la modalità intellettuale del desiderio. Perciò, a meno che non sbocchi nel nirvana, l'incuriosità è un sintomo dei più allarmanti. In certe contrade dell'America latina, è consuetudine annunciare un decesso in questo modo: Un tale è diventato indifferente. Questo eufemismo da partecipazione funebre nasconde una filosofia profonda. (Gabriel Marcel. Ritratto di un filosofo [1969], p. 39)”
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“Mi appare chiaro che, senza una dose notevole di megalomania, non si può intraprendere nulla, anzi non si può nemmeno pensare. Solo se ci si sente istintivamente il centro del mondo è possibile emettere sentenze e atteggiarsi a giudici universali. Certo un dubitatore nato è in grado di reagire in modo diverso. Sfortunatamente questa specie di mostri è una rarità. (Da Vaugelas a Heidegger [1990], p. 44)”
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“Una lingua è un continente, un universo e chi se lo appropria è un conquistatore. (Incontri con Paul Celan [1987], p. 45)”
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“È per me una certezza che il solo ad aver capito a fondo un libro è colui che si è preso la pena di tradurlo. Generalmente, il buon traduttore è più lucido dell'autore che, nella misura in cui è catturato dalla sua opera, ignora i propri segreti, dunque i propri difetti e i propri limiti. (Incontri con Paul Celan [1987], p. 46)”
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“Essere segnati dalla fatalità è un'elezione o una maledizione? Entrambe le cose contemporaneamente. Questo doppio aspetto definisce la tragedia. Ora Paul Celan era un personaggio, un essere tragico. Per questo è per noi qualcosa di più che un poeta. (Incontri con Paul Celan [1987], p. 49)”
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“In fondo noi due eravamo scandalosamente diversi, pur avendo una complicità segreta. L'amicizia – questa è la sua forza – resiste all'analisi. (Eliade [1991], p. 55)”
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“Si è liberi soltanto vivendo come se non si fosse nati, come se, nell'ipotesi di una scelta anteriore all'esistenza, si fosse pronunciato un no senza equivoci. Quando si è compenetrati del disastro della nascita, ogni attesa è un'attesa senza oggetto. (Beckett e l'orrore di essere nati [1990], p. 58)”
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“Mettere in questione la nascita è una disintossicazione e una liberazione. Proprio perché vi si esercita da sempre il buddhista raggiunge il distacco e la serenità più sicuramente del cristiano. Nessun affrancamento di nessuna specie senza la rimuginazione sull'inopportunità di ogni venuta al mondo. (Beckett e l'orrore di essere nati [1990], p. 60)”
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“La cenere sarebbe insomma l'esito e il segreto di tutto. Questo lo si è intuito e saputo sempre. E proprio per dimenticarlo sono state inventate le religioni, la cui peculiarità consiste nell'infliggere un supplemento al nulla, un atto in più ad una farsa bell'e e terminata. (Fascinazione della cenere [1987], p. 61)”
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“L'originalità del nostro tempo è di aver svuotato l'avvenire di ogni contenuto utopico, quanto dire dell'errore di sperare. Un balzo enorme sul piano della conoscenza, una liberazione... intellettuale senza precedenti, sprovvista – va da sé – di ogni certezza euforica. Conoscenza ed esultanza sono lungi dal rappresentare termini correlativi. Conoscere significa smascherare, scuotere fondamenta, significa avviarsi trionfalmente verso la vertigine ed è questo il solo elemento positivo che tale attività comporta. (Fascinazione della cenere [1987], p. 61)”
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“È il suo paradosso quello di poter essere superficiale pur sapendo di essere mortale. Se l'individuo in quanto tale si rassegna a non essere più nulla, perché non dovrebbe accettare anche l'epilogo del processo storico, la fine della specie? Egli tuttavia continua come se niente fosse: nessuno, d'altronde, fa tanti progetti quanti un moribondo. (Fascinazione della cenere [1987], p. 64)”
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“Di tutte le codardie che rendono possibili i rapporti tra gli esseri umani, la più delicata resta comunque l'amicizia. La sincerità totale è compatibile solo con il monastero o l'assassinio.”
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“Quando, cullato dall'amore, riscopri l'innocenza dell'infanzia e le attrattive dell'avvenire, non lontano il Diavolo sorride. Lui lo sa che finirai comunque nelle sue braccia, le braccia del risveglio e dell'insonnia.”
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“Abbiamo disimparato l'arte di sopprimerci a freddo. (p. 79)”
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“Al concilio del 1211 contro i bogomili furono colpiti da anatema quelli di loro che sostenevano che «la donna concepisce nel suo ventre grazie alla cooperazione di Satana, e che Satana vi resta da quell'istante in poi, senza ritirarsene, fino alla nascita del bambino». Non mi arrischio a supporre che il Demonio possa interessarsi di noi al punto di tenerci compagnia per qualche mese; ma non saprei dubitare che siamo stati concepiti sotto il suo sguardo, e che abbia assistito, effettivamente, i nostri amati genitori. (p. 88)”
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“Basilide, lo gnostico, è uno dei rari intelletti ad avere capito, all'inizio della nostra , ciò che oggi è un luogo comune, cioè che se l'umanità vuole salvarsi, deve rientrare nei propri limiti naturali mediante il ritorno all'ignoranza, vero segno di redenzione. (p. 132-133)”
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“Bisogna pensare a Dio e non alla religione, all'estasi e non alla mistica. La differenza fra il teorico della fede e il credente è grande quanto quella fra lo psichiatra e il matto. (p. 117)”
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“Che il rimpianto sia un segno d'invecchiamento precoce? Se è vero, io sono senile fin dalla nascita. (p. 90)”
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“Chiunque non sia morto giovane merita di morire. (p. 151)”
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“Ciò di cui avremmo bisogno è il dono d'immaginare la possibilità della preghiera, indispensabile a chiunque persegua la propria salvezza. L'inferno è la preghiera inconcepibile (pp. 23-24)”
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“Con l'infliggere al dio ufficiale le funzioni di padre, di creatore e di gerente, lo si espose ad attacchi, cui doveva soccombere. Quale non sarebbe stata la sua longevità, se si fosse dato ascolto a un Marcione, di tutti gli eresiarchi colui che con maggior vigore si scagliò contro l'occultamento del male, e più d'ogni altro contribuì, grazie all'odio che gli tributava, alla gloria del dio cattivo! (p. 17)”
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“Durante l'insonnia mi ripeto, a mo' di consolazione, che quelle ore di cui prendo coscienza le strappo al nulla, che se dormissi non mi sarebbero mai appartenute, anzi non sarebbero mai esistite. (p. 143)”
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“È semplice chiacchiera ogni conversazione con chi non ha sofferto. (p. 138)”
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“Forse la follia è soltanto un dispiacere che abbia smesso di evolversi. (p. 127)”
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“[...] il male [...] possiede il duplice privilegio d'essere fascinatore e contagioso. (p. 18)”
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“Il cristianesimo si è servito del rigore giuridico dei Romani e delle acrobazie filosofiche dei Greci, non per affrancare lo spirito ma per incatenarlo. (p. 36)”
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“Il dramma della Germania è di non avere avuto un Montaigne. Che fortuna, per la Francia, aver cominciato con uno scettico! (p. 142)”
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“Il politeismo corrisponde meglio alla diversità delle nostre tendenze e dei nostri impulsi, cui offre la possibilità di esercitarsi, di manifestarsi: libero ognuno di essi di propendere, secondo la propria natura, verso il dio che gli si confà in quel preciso momento. (pp. 34-35)”
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“Il ruolo dell'insonnia nella storia: da Caligola a Hitler. L'impossibilità di dormire è causa o conseguenza della crudeltà? Il tiranno vigila – è ciò che propriamente lo definisce. (p. 125)”
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“Il tormento è per certuni un bisogno, un appetito, e un compimento. (p. 138)”
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“In coloro per i quali libertà e vertigine si equivalgono, una fede, da qualsiasi parte provenga, magari addirittura antireligiosa, è un impedimento salutare, una catena desiderata, sognata, che avrà la funzione di frenare la curiosità e la febbre, di sospendere l'angoscia dell'indefinito. Quando una fede simile ha la meglio e s'insedia, ciò che ne risulta immediatamente è una riduzione del numero dei problemi da considerare e, insieme, una diminuzione quasi tragica delle opzioni. Vi è sottratto il peso della scelta: si decide per voi. (pp. 46-47)”
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“L'assoluto è inseguimento; il dubbio, una ritirata. Questa ritirata, inseguimento all'incontrario, urta, quando non sa fermarsi, contro estremità inaccessibili a ogni percorso razionale. All'inizio era soltanto un modo di procedere; eccolo vertigine, come tutto ciò che s'inoltra al di là di se stesso. Avanzare o retrocedere verso dei limiti, scandagliare il fondo di qualcosa, è andare incontro, necessariamente, alla tentazione di autodistruggersi. (p. 81)”
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“L'ossessione del suicidio è propria di colui che non può né vivere né morire, e la cui attenzione non si allontana mai da questa duplice impossibilità. (p. 83)”
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“L'uomo non fu creato per rimanere inchiodato a una sedia. Ma forse non meritava di meglio. (p. 143)”
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“[...] la dolcezza di prima della nascita, la luce della pura anteriorità. (p. 114)”
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“[...] la felicità spinge al suicidio quanto l'infelicità, anzi ancora di più perché amorfa, improbabile, esige uno sforzo di adattamento estenuante, mentre l'infelicità offre la sicurezza e il rigore di un rito. (p. 71)”
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“La parola e il silenzio. Ci si sente più al sicuro vicino a un pazzo che parla, che a un pazzo incapace di aprire bocca. (p. 154)”
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“La psicanalisi sarà un giorno totalmente screditata, su questo non c'è dubbio. Eppure, avrà distrutto i nostri ultimi resti d'ingenuità. Dopo la psicanalisi, non si potrà mai più essere innocenti. (p. 122)”
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“La sola funzione della memoria è di aiutarci a rimpiangere. (p. 128)”
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“La sorte di chi si è ribellato troppo è di non aver più energie se non per la delusione. (p. 118)”
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“Nella divinità è più importante ritrovare i nostri vizi che le nostre virtù. (p. 14)”
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“Non esiste un mezzo per dimostrare che è preferibile essere piuttosto che non essere. (p. 121)”
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“Non si chiede libertà, ma qualche apparenza di libertà. È per questi simulacri che l'uomo si agita tanto, da sempre. Del resto, se la libertà è, com'è stato detto, solo una sensazione, che differenza c'è tra essere e credersi libero? (p. 147)”
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