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Decimo Giunio Giovenale
40 quotes
“È difficile trattenersi dallo scrivere satire. (I, 30)”
Decimo Giunio Giovenale (55–200) said by 200 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“L'onestà è lodata e muore di freddo. (I, 74)”
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“L'indignazione mi fa poeta. (I, 79)”
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“Da ciò le ire e il pianto. (I, 168)”
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“Nessuna fiducia nell'aspetto esteriore. (II, 8)”
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“Condanni le vergogne, tu che tra gli invertiti socratici sei la fogna più rinomata? Membra villose e peli irti sulle braccia promettono senza dubbio un animo inesorabile, ma dal sederino depilato il medico, ridendo, taglia tumide natte. (II, 9-13)”
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“Chi sopporterà che i Gracchi si lamentino della sedizione? (II, 24)”
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“Nei numeri è la sicurezza.. (II, 46)”
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“La critica è indulgente coi corvi e si accanisce con le colombe. (II, 63)”
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“Che cosa farò a Roma? Non so mentire. (III, 41)”
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“Ciascuno ha tanta reputazione quanti sono i quattrini nella sua cassaforte. (III, 143-144)”
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“L'amara povertà non ha in sé nulla di più crudele del fatto che rende ridicoli gli uomini. (III, 152-153)”
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“Non è facile emergere per coloro alle cui virtù è ostacolo la scarsezza dei mezzi. (III, 164)”
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“Tutti qui viviamo in una condizione di ambiziosa povertà. (III, 182-183)”
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“A Roma tutto ha un prezzo. (III, 183-184)”
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“Spendere la vita per la verità. (IV, 91)”
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“Viveva sulla terra, fu a lungo veduta | tra noi al tempo di Saturno re | la Pudicizia. (1971; VI, 1)”
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“Ci sono tante corde pronte | tante belle finestre spalancate | e il ponte Sisto ti è così vicino: | e tu, per darti morte, hai scelto nozze. (1971; VI, 30)”
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“Questo voglio, così comando, che il mio volere valga da ragione. (VI, 223)”
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“Letto negato al sonno, dalle donne dannato | a sanguinose incessanti logomachie | il letto coniugale. (1971; VI, 268)”
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“Ma chi farà la guardia ai guardiani stessi? (VI, 347-348)”
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“Nulla è più insopportabile di una donna ricca. (VI, 460)”
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“Un uomo fortunato è più raro di un corvo bianco. (VII, 202)”
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“Tutti desiderano possedere la conoscenza, ma relativamente pochi sono disposti a pagarne il prezzo. (VII)”
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“La virtù è la sola e unica nobiltà. (VIII, 20)”
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“Per turpissima cosa avrai l'anteporre la vita all'onore, e pur di salvare la vita, perdere ogni ragione di vivere. (VIII, 83-84)”
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“In molte famiglie l'adultero è riuscito a salvare un matrimonio vacillante, già sul punto di rompersi, anzi già quasi sciolto. (2013; IX)”
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“Il viandante con le saccoccie vuote può cantare in faccia al ladro. (X, 22)”
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“Pane e giochi. (X, 81)”
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“Nel suo castello maledetto nessun signore | ha mai castrato ragazzi brutti. | Adolescenti storpi e scofolosi, | gobbuti dietro e davanti | Nerone non li rapisce. (1971; X, 306)”
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“Animo equilibrato in un corpo sano. (X, 356)”
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“Toltone il profitto, chi mai abbraccia la virtù per se stessa? (2013; X)”
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“Moltissime differenze ci sono tra i giovani: quello è più bello di questo e questo di un altro: quest'altro è più robusto di quello. Uguali sono invece i volti dei vecchi: labbra e voci tremanti, testa ormai levigata e naso gocciolante come nell'infanzia; il poverino deve masticare il pane colla gengiva sguarnita; ed è di tanto peso alla moglie, ai figli e a se stesso da disgustare anche Cosso, cacciatore di testamenti! (2013; X)”
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“Nessun colpevole può essere assolto dal tribunale della sua coscienza. (XIII, 2-3)”
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“Un uomo subisce una pena infamante per un crimine che ad un altro conferisce una corona. (XIII, 105)”
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“La vendetta è il piacere abietto di una mente abietta. (XIII, 190-191)”
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“Il bambino ha diritto a tutto il rispetto. (XIV, 47)”
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“Quanto più i quattrini aumentano, tanto più ne cresce la voglia. (XIV, 139)”
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“La natura, dando le lacrime al genere umano, attesta di averlo dotato anche di un cuore facile alla commozione. Questa è la parte migliore della nostra coscienza. (XV, 131-133)”
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“Metti pur che sia bella, elegante, fertile, ricca | e che nell'atrio ostenti i busti degli avi più illustri; più casta | d'una di quelle Sabine che seppero, al vento i capelli | (raro uccello qui in terra, pari in tutto a un cigno nero), | dirimer la guerra: chi mai potrà sopportare una donna di tante virtù? | Meglio, sì meglio una venusina di te, o Cornelia, madre | dei Gracchi se, con tutte le tue grandi virtù, mi subissi | nel tuo grande sussiego e, nella dote, ci son pure i trionfi degli avi! | Riprenditi pure il tuo Annibale e il vinto Siface | battuto sul campo, e vattene, sgombra con Cartagine intera! | "Pietà, ti supplico, Apollo! E tu Diana, deponi le frecce! | Nulla han compiuto i miei figli: è la madre che dovete colpire!": | così Anfione gridava. Ma Apollo tese il suo arco sicché, | per essersi creduta più in alto del sangue della stessa Latona | e più feconda, persino, d'una candida scrofa, | Niobe, col padre loro, perdette tutti i suoi figli. | Che valgon bellezza e virtù se te le senti sempre vantare? (Feltrinelli, 2013; VI, 162-178)”
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