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Charles Dickens
438 quotes
“[...] sebbene un abile adulatore sia un compagno delizioso se si dedica tutto a noi, diventa di gusto alquanto dubbio, se comincia a far dei complimenti ad altre persone. (cap. XXVIII)”
Charles Dickens (1812–1870) said by 1870 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“[...] è un fatto notevole nella storia del teatro, e già da lungo tempo acquisito senza alcuna contestazione, che è molto difficile attrarvi gente se prima non le si fa credere che non ci sarà modo di entrare. (cap. XXX)”
Charles Dickens (1812–1870) said by 1870 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“«Io non son uomo da farmi commuovere da un bel viso», mormorò austeramente Rodolfo. «Sotto di esso v'è un brutto teschio, e gli uomini come me, che lavorano e guardano sotto la superficie, veggono il teschio e non il suo delicato involucro». (cap. XXXI)”
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“[...] i giorni di solitudine trascorrono abbastanza tranquillamente e felicemente [...]. (Signorina La Creevy: cap. XXXI)”
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“Quando parlo di casa, parlo del luogo dove, in mancanza d'altro, sono raccolte le persone alle quali voglio bene; e se quel luogo fosse una tenda di zingaro o una soffitta, continuerei a chiamarla con lo stesso nome. (Nicholas Nickleby: cap. XXXV)”
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“Tra quelli che hanno delle qualità solide e salde, non v'è nulla di più contagioso della pura sincerità di cuore. (cap. XXXV)”
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“A rifletterci è una cosa molto piacevole, e fornisce una risposta completa a quelli che discutono sulla graduale degenerazione della specie, che ogni neonato a questo mondo sia sempre più bello del precedente. (cap. XXXVI)”
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“L'orgoglio è uno dei sette peccati capitali, ma non l'orgoglio d'una madre per i figliuoli, poiché esso è un composto di due virtù cardinali: la fede e la speranza. (cap. XLIII)”
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“[...] si vede in generale che quelli che si compiacciono di sogghignare della natura umana e affettano di disprezzarla, ne sono i peggiori e più tristi campioni. (cap. XLIV)”
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“Vi sono molte amene fantasie della legge in continuo svolgimento, ma non ve n'è una più amena o più volgarmente faceta di quella che suppone che tutti gli uomini siano dello stesso valore innanzi al suo occhio parziale, e che i benefici di tutte le leggi siano egualmente raggiungibili da tutti, senza tenere il minimo conto del contenuto del borsellino di ciascuno. (cap. XLIV)”
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“Quando gli uomini s'accingono a fare, o a sanzionare un'ingiustizia, non è raro sentirli esprimere qualche pietà per l'oggetto della loro o di qualche simile cattiveria, pur ritenendosi intanto assolutamente virtuosi e morali, e immensamente superiori a quelli che non esprimono alcuna virtù. È un modo, il loro, di sollevar la fede sulle opere, ed è un atto di consolazione. (cap. XLIV)”
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“– Strana cosa, la natura. – È una cosa sacra, caro – osservò Snawley. – Ne son persuaso – aggiunse il signor Squeers, con un sospiro morale. – Mi piacerebbe sapere che cosa potremmo fare senza di essa. La natura, – disse il signor Squeers, con solennità, – è più facile concepirla che descriverla. Che beatitudine, caro, essere in uno stato di natura! (cap. XLV)”
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“Le affezioni naturali e gl'istinti, mio caro amico, sono le opere più belle dell'Onnipotente, ma come tutte le altre sue belle opere debbono essere coltivate e amate: altrimenti è più che naturale che si oscurino interamente, e che nuovi sentimenti usurpino il loro posto, come accade per le più belle produzioni della terra, quando sono trascurate, che finiscono con l'esser soffocate dalle erbacce e dai rovi. (Charles Cheeryble: cap. XLVI)”
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“C'è uno stato di torpore, tra il sonno e la veglia, durante il quale si sogna di più in cinque minuti a occhi semi-aperti, consapevoli di tutto ciò che avviene intorno, di quanto non si sognerebbe in cinque notti con gli occhi completamente chiusi e i sensi nella più totale incoscienza. In tali momenti, l'essere mortale comprende abbastanza del lavorio della sua mente per formarsi una idea, seppur vaga, del suo eccezionale potere: com'essa sia in grado di staccarsi da terra per superare spazio e tempo, libera dai legami con la sua controparte corporea. (cap. IX, 2011)”
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“Nel profondo del cuore umano si cela la passione di dare la caccia a qualcosa. (cap. X; 2004, p. 84)”
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“A gradi, scivolò in quel sonno tranquillo che solo il sollievo da un recente patire può infondere; quel calmo, beato riposo, a confronto del quale lo svegliarsi è una sofferenza. E chi, se quello fosse la morte, vorrebbe svegliarsi di nuovo alle lotte e al travaglio della vita; a tutte le sue preoccupazioni per il presente, a tutte le sue ansie per il futuro e a tutte le penose memorie del passato! (cap. XII, 2011)”
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“[...] di certi libri la parte migliore è di gran lunga il dorso e la copertina. (Signor Brownlow: cap. XIV, 2011)”
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“Il peggio delle donne è che basta un'inezia a risvegliare qualche sentimento sepolto, e il meglio è che non dura mai a lungo. (Fagin: cap. XIX, 2011)”
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“Le donne sanno dire le cose col minor numero di parole possibile. Tranne quando danno di testa, e allora sproloquiano parecchio. (Sikes: cap. XX, 2011)”
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“Ma anche una quisquilia è sufficiente a turbare la serenità dei nostri fragili stati d'animo! (cap. XXIII; 2004, p. 195)”
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“– Signora Corney – rispose il messo parrocchiale, sorridendo come sorridono gli uomini consapevoli della loro sconfinata sapienza – l'elemosina ai vagabondi, se fatta oculatamente, dico oculatamente, signora, è la salvaguardia della parrocchia. Il grande principio dell'elemosina ai vagabondi è il seguente: dare ai poveri esattamente ciò di cui non hanno bisogno; dopodiché si stancano di mendicare. (cap. XXIII; 2004, p. 197)”
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“Ma la morte, gli incendi e i furti rendono tutti gli uomini uguali [...].(cap. XXVIII; 2004, p. 241)”
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“[...] una dolce melodia, il mormorio di acque in un luogo silenzioso, il profumo di un fiore, o persino il suono di una parola familiare risvegliano a volte vaghi ricordi di scene non appartenenti a questa vita, le quali, labili come il respiro, paiono giungere da un'esistenza più felice da tempo trascorsa, pur se nessuna operazione volontaria della mente è in grado di richiamarle in vita. (cap. XXX, 2011)”
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“[...] così come la morte, il crimine non è appannaggio esclusivo dei vecchi decrepiti. Alligna anche tra i più giovani e leggiadri. (dottor Losberne: cap. XXX, 2011)”
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“Non esiste rimorso più profondo di quello senza rimedio; se vogliamo evitarne i tormenti, ricordiamocene in tempo. (cap. XXXIII; 2004, p. 286)”
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“Gli uomini che guardano la natura o i propri simili lamentandosi che tutto è buio e triste hanno ragione, ma quei colori spenti altro non sono che il riflesso dell'amarezza che hanno nel cuore e negli occhi. I veri colori sono delicati e si mostrano a sguardi più limpidi. (cap. XXXIV, 2011)”
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“Nella vita ci sono promozioni che, indipendentemente dalle concrete soddisfazioni che offrono, acquistano particolare valore e dignità dai soprabiti e dai panciotti a loro peculiari. Un maresciallo ha la sua uniforme; un vescovo la sua sottana di seta; un consigliere la sua toga di seta; e un custode ha il suo tricorno. Togliete al vescovo la sua sottana, al custode il cappello e i galloni, e cosa sono mai? Uomini, semplici uomini. La dignità, e perfino la santità, a volte, sono questioni più di soprabito e panciotto di quanto qualche persona possa immaginare. (cap. XXXVII, 2011)”
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“Con espressione soddisfatta guardò la sua buona signora e la pregò, condiscendente, di piangere più che poteva, poiché la scienza medica riteneva quell'esercizio estremamente favorevole alla buona salute. «Dilata i polmoni, idrata l'incarnato, spurga gli occhi, e molcisce il carattere», disse il signor Bumble. «Perciò, piangete pure». (cap. XXXVII, 2011)”
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“[...] l'orgoglio, vizio delle creature più basse e degenerate non meno di quelle più in alto e tutte d'un pezzo. (cap. XL, 2011)”
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“[...] le sorprese, come le disgrazie, di rado arrivano sole. (cap. XLI, 2011)”
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“Il sole, il vivido sole che ridona all'uomo non soltanto la luce, ma anche una vita nuova e nuove speranze e nuove energie, salì nel cielo splendendo vivido e radioso sulla città gremita. Ovunque, attraverso costosi vetri colorati, o finestre rotte riparate con fogli di carta, diffuse equamente il suo splendore. (cap. XLVIII; 2004, p. 415)”
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“Il nostro è un mondo di disillusioni, e spesso son deluse proprio le nostre speranze più vive e che più fanno onore alla nostra natura. (cap. LI, 2011)”
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“Meglio, mille volte meglio non avere neppure un tetto sulla testa che una casa nella quale si ha il timore di tornare! (cap. XII; 1999, p. 99)”
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“[...] agli altri suoi pensieri Stephen aggiunse la dolorosa riflessione che, di tutte le disgrazie dell'esistenza terrena, nessuno è distribuito con mano più ineguale della morte. La disparità della nascita è nulla al confronto. Se, per esempio, fossero nati quella notte, nello stesso istante, il figlio di un re e il figlio di un tessitore, che cosa sarebbe stata quella differenza a paragone della morte di una qualsiasi creatura umana utile, utile a un'altra, o da questa amata, mentre quella donna spregevole continuava a vivere! (cap. XIII, 2000)”
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“Come un astronomo che, in un osservatorio privo di finestre, volesse organizzare l'universo stellato col solo ausilio di carta, penna e inchiostro, così il signor Gradgrind nel suo privato osservatorio (e come il suo ve ne sono parecchi) non aveva alcun bisogno di gettare lo sguardo sugli esseri umani che gli brulicavano attorno, ma si compiaceva di tracciare i loro destini su una semplice lavagna, cancellando via le loro lacrime con un unico pezzetto di spugna sudicia. (cap. XV; 1999, p. 116)”
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“[...] gli indefinibili moti dell'animo umano [...] continueranno a eludere tutte le astuzie dell'algebra, anche le più sottili, fino al giorno in cui le trombe del giudizio non abbatteranno l'algebra stessa. (cap. XV, 2000)”
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“E così l'occhio stesso del cielo diventa un occhio malefico quando mani incapaci o sordide si interpongono fra lui e le cose cui egli vorrebbe recare una benedizione. (cap. I, 2012)”
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“Questa era un'altra delle trovate di Coketown. Non c'era capitalista che, partito con sei pence in tasca e ritrovandosi con sessantamila sterline, non si stupisse che i primi sessantamila lavoratori che gli capitavano sott'occhio non facessero anche loro sessantamila sterline partendo da sei pence. Ed eccolo a rimproverarli di non essere riusciti a ottenere un risultato tanto modesto. Quello che ho fatto io, puoi farlo anche tu, no? Perché non ti ci metti e lo fai? (cap. I, 2000)”
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“È sempre un fatto curioso osservare come, in molte assemblee, gli ascoltatori soccombano passivamente all'insipienza di qualche presuntuoso, sia esso nobile o comune cittadino, di qualche uomo che essi – o almeno i tre quarti di essi – non riuscirebbero in alcun modo a sollevare dal suo abisso di stupidità e a portare al loro livello intellettuale. (cap. IV; 1999, p. 168)”
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“Chi, trovandosi in terra straniera, invano cerca, senza mai riuscirci, di leggere uno sguardo di intesa in diecimila volti, si trova in allegra compagnia a paragone di colui che, quotidianamente, passa accanto a dieci volti che, un tempo amici, ora sfuggono il suo sguardo. (cap. IV, 2000)”
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“Ben più difficile di quanto avesse mai potuto immaginare era separare, dentro di sé, la sensazione di abbandono da quella, ingiustificata, di vergogna e disonore. (cap. IV; 1999, p. 174)”
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“I vecchi, soprattutto quando si sforzano di essere fiduciosi e allegri, incontrano molto rispetto fra i poveri. (cap. VI, 2000)”
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“È così naturale che tutti abbiano uno scopo o qualcosa da fare che chiunque se ne sta in ozio a bighellonare è, e si sente, sempre osservato. (cap. VI; 1999, p. 196)”
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“Quando il Diavolo gironzola come un leone ruggente, il suo aspetto attira ben pochi seguaci, a parte selvaggi e cacciatori. Ma quando se ne va agghindato, lisciato e dipinto secondo la moda, quando è stanco sia del vizio sia della virtù, satollo di zolfo infernale e di beatitudine celeste, allora è davvero il Diavolo incarnato, tanto se si dedica all'amministrazione della cosa pubblica quanto se si occupa di bollire la pece. (cap. VIII, 2011)”
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“– C'è chi sostiene, – proseguì egli, ancora esitante, – che esiste una saggezza della testa e una saggezza del cuore. (Gradgrind: cap. I, 2012)”
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“Tutte le forze troppo a lungo imprigionate, quando esplodono, portano distruzione. Anche l'aria così vitale per la terra, l'acqua portatrice di ricchezza, il calore che conduce a maturazione, si trasformano, se ingabbiate, in forze devastanti. Così avveniva anche allora nel suo cuore: le sue migliori qualità, troppo a lungo accanite contro se stesse, si erano trasformate in un cumulo di ostinazione, pronto a sollevarsi contro un'amica. (cap. I; 1999, pp. 269-270)”
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“Fembra proprio che i cafi fono due, vero, fignoria? Uno, che al mondo c'è una fpecie d'amore che dopo tutto non è foltanto intereffe, ma qualcofa di molto diverfo; e due, che quefto amore ha una fua maniera di calcolare o di non calcolare, e in un modo o nell'altro è difficile da fpiegarfi, come il modo di comportarfi dei cani! (Sleary: cap. VIII; 1999, p. 349)”
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“La gente deve divertirfi. Non poffono ftar fempre a ftudiare e neanche a lavorare; non fono fatti per quefte cofe! (Sleary: cap. VIII, 2000)”
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“È sempre pericoloso scoprire qualcosa del mondo di un borioso fanfarone prima che sia lui stesso a scoprirlo. (cap. IX; 1999, p. 351)”
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“Niente di quel che fa un imbecille può destare sorpresa o indignazione: il comportamento di un imbecille può solo suscitare disprezzo. (Signora Sparsit: cap. IX; 1999, p. 354)”
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