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Charles Dickens
438 quotes
“Vi è una forza prodigiosa, – gli risposi, – nella tristezza e nella disperazione. (Dottor Manette: lib. III, cap. X; 1936)”
Charles Dickens (1812–1870) said by 1870 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“I contagi fisici, generati dai vizi e dalle colpose negligenze degli uomini, attaccano vittime di tutte le classi; e lo spaventoso disordine morale, nato da indicibili sofferenze, da una intollerabile oppressione e dalla spietata indifferenza, colpisce egualmente senza alcuna distinzione. (lib. III, cap. XIII; 1936)”
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“Mi trovo in una vecchia tenuta sconquassata, la più completamente solitaria, arrugginita, stagnante che tu possa immaginare. Che cosa non darei perché tu potessi solo dare un'occhiata al cortile! Lo contemplo ogni volta che passo vicino a una finestra che guarda da quel lato della casa, perché la stalla è così piena di «insetti e sciami» [...] che mi aspetto sempre di vedere la carrozza uscirsene trainata di peso da legioni di laboriose pulci perfettamente bardate, per proprio conto. (lettera a John Forster, 20 (?) luglio 1844; p. 21)”
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“[...] sono estremamente vivaci e pantomimici, tanto che due amici popolani in placida conversazione nella strada sembrano sempre sul punto di accoltellarsi da un istante all'altro. E uno straniero resta profondamente sconcertato dal fatto che poi questo non succeda. (lettera a John Forster, 20 (?) luglio 1844; p. 21)”
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“Ma non so come te la caveresti sui lastricati, che mettono a dura prova. È come camminare su delle biglie roventi e fumanti, con ogni tanto uno spuntone che fa inciampare. (lettera al fratello Frederick, 22 luglio 1844; p. 22)”
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“Vi è una Chiesa, qui, la Chiesa dell'Annunciazione, che stanno adesso restaurando (certe famiglie nobili) con gran dispendio, come opera pia. È un'ampia Chiesa, con un gran numero di cappellette all'interno, e una cupola davvero alta. Ogni Pollice di questo edificio è dipinto, e ogni Disegno è circondato da una gran cornice o bordatura dorata, di complicata lavorazione. Non puoi immaginare nulla di altrettanto splendido. Merita un intero viaggio solo il venirla a vedere. (lettera a Daniel Maclise, 22 luglio 1844; p. 24)”
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“È un libro proprio incantevole e lo si apprezza soprattutto per l'eccellente proposito e determinazione di non riprodurre gli stereotipi convenzionali. (lettera a John Forster, 3 agosto 1844; p. 27)”
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“[...] a un certo punto della sera e del mattino l'azzurro del Mediterraneo supera ogni immaginazione o descrizione. È il colore più intenso e meraviglioso, credo, di tutta la natura. (lettera a John Forster, 3 agosto 1844; p. 27)”
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“La Villa è piuttosto disadorna in fatto di mobili, ma è estremamente pulita. La Sala è molto ampia e le camere da letto ottime. (lettera al Conte D'Orsay, 7 agosto 1844; p. 29)”
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“[...] mi sono guardato attorno e credo d'aver concluso un accordo per una sistemazione alle Peschiere: spero di prendere possesso di quel Palazzo il primo d'ottobre. Ho a disposizione l'intero edificio, tranne il Piano Terra. Non so se abbiate mai visto le stanze. Sono davvero splendide, e ogni millimetro delle pareti è affrescato. I Giardini sono anch'essi bellissimi. (lettera al Conte D'Orsay, 7 agosto 1844; p. 29)”
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“Che luogo triste è l'Italia! Un paese piombato nel sonno, e senza alcuna prospettiva di risvegliarsi. (lettera al Conte D'Orsay, 7 agosto 1844; pp. 30-31)”
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“Siete mai stato a Lione? Quello è il posto. È un grande Incubo, una cattiva coscienza, un colpo di indigestione, il ricordare di aver commesso un delitto. Un posto terribile! (lettera al Conte D'Orsay, 7 agosto 1844; p. 31)”
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“Sono stato a cena dal console generale francese. Era presente, fra gli altri genovesi, il Marchese di Negro, un grassone molto più vecchio di Jerdan, con la stessa chiacchiera e misura di lingua. È stato amico di Byron: la sua casa, qui, è aperta a tutti, scrive poesie, improvvisa, ed è una sorta di ottimo vecchio Blunderbore, proprio lo strumento giusto per scavare un pozzo artesiano da qualsiasi parte. (lettera a John Forster, 20 (?) agosto 1844; p. 39)”
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“Non mi è mai successo prima di aver paura di descrivere quanto mi è capitato di vedere. Ma nel dirti che cos'è Venezia, ebbene, sento che mi è impossibile. (lettera a John Forster, 12 novembre 1844; p. 62)”
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“[...] giuro (con assoluta convinzione) che Venezia è il prodigio, la nuova meraviglia del mondo. Se tu potessi esservi trasportato, senza averne mai sentito parlare, sarebbe la stessa cosa. Calpestarne le pietre, averne davanti gli scorci e nella mente la storia è qualcosa che supera tutto ciò che di essa si scrive, si dice, si pensa. Non potresti parlarmi in questa stanza, né io a te, senza stringermi le mani e dire: «Buon Dio, mio caro amico, abbiamo vissuto per vedere tutto questo!» (lettera a John Forster, 12 novembre 1844; p. 62)”
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“Sono rimasto alquanto scosso ieri (non sono molto forte in minuzie geografiche) nello scoprire che Romeo venne bandito a sole venticinque miglia. Tale è la distanza fra Mantova e Verona. Quest'ultimo è uno strano vecchio posto, con grandi case ormai solitarie e chiuse, esattamente come ci si aspetta che sia. La prima ha una gran quantità di farmacisti, tutt'oggi, che potrebbero interpretare la parte shakespeariana al naturale. Di tutti i piccoli stagni immobili visti finora, è il più verde e il più coperto d'erbacce. (lettera a Douglas Jerrold, 16 novembre 1844; pp. 63-64)”
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“Non vi è nulla che mi abbia colpito in vita mia come Venezia. È la meraviglia del mondo. Un dannato antico posto da sogno, stupendo, immateriale, impossibile, perverso, irreale. Vi sono arrivato di sera, e la sensazione di quella sera e della luminosa mattina successiva è ormai parte di me per il resto della mia esistenza. (lettera a Douglas Jerrold, 16 novembre 1844; p. 64)”
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“Quanto al vecchio Di Negro è ancora un po' più brutto di quando siamo arrivati all'inizio. Dà periodici ricevimenti alla Villetta in cui v'è una gran quantità di vasi di fiori e qualche gelato, senza altro rinfresco. Lui si aggira declamando costantemente versi estemporanei a ogni minimo spunto. Nella sua camera da letto ha un'Arpa Gigantesca e tiene sempre pronte carta e penna per fissare le idee man mano che gli vengono, una sorta di Re David profano, ma molto innocuo. (lettera alla Contessa di Blessington, 20 novembre 1844; p. 73)”
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“[...] è assai particolare ed estremamente difficile: per capirla ci vorrebbe almeno un anno di pratica costante. Non somiglia all'italiano più di quanto l'inglese non somigli al gallese. E poiché non dicono nemmeno la metà delle cose che intendono, sostituendo intere frasi con strizzate d'occhio o calci, mi meraviglio che riescano a comprendersi. (lettera a Thomas Mitton, 17 e 22 febbraio 1845; p. 90)”
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“Il posto è bello, ma molto meno di quanto la gente non dica. Il famoso golfo, secondo me, come veduta, è incomparabilmente inferiore a quello di Genova, che è quanto di più bello abbia mai visto. Nemmeno la città, dal canto suo, è paragonabile a Genova, con cui in Italia nessuna regge il confronto, salvo Venezia. Quanto ai palazzi, nessuno uguaglia le Peschiere per architetture, collocazione, giardini o stanze. (lettera a Thomas Mitton, 17 e 22 febbraio 1845; p. 90)”
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“Napoli in sé, invece, almeno un po' mi ha deluso. Il golfo non mi pare bello come quello di Genova, non è facile scorgerne o coglierne la linea, e l'effetto delle montagne è sciupato dalle sue dimensioni. La vita per le strade non è pittoresca e insolita neanche la metà di quanto i nostri sapientoni giramondo amino farci credere. (lettera a Emile De La Rue, 23 e 25 febbraio 1845; p. 90)”
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“[...] In linea di massima, la gente comune, qui in Italia, mi piace moltissimo, ma i Napoletani meno di tutti e i Romani poco più, perché sono focosi e brutali. (lettera a Miss Burdett Coutts, 18 marzo 1845; p. 99)”
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“Il fascino che ha il golfo di Genova ai miei occhi manca completamente a quello di Napoli. La città di Genova è proprio bella e pittoresca e la casa in cui abitiamo non ha nulla da invidiare a un Palazzo delle fiabe. (lettera a Miss Burdett Coutts, 18 marzo 1845; p. 99)”
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“[...] Venezia è stata un tale splendido sogno che non riesco mai a parlarne, sentendomi del tutto incapace di descriverne l'impatto sulla mia mente. (lettera a Miss Burdett Coutts, 18 marzo 1845; p. 99)”
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“Il Colosseo di giorno, al chiaro di luna, a lume di torcia e con ogni sorta di luce è quanto di più stupendo e terribile. (lettera a Miss Burdett Coutts, 18 marzo 1845; p. 99)”
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“Il Mediterraneo si stende a perdita d'occhio oltre la città, ed è così azzurro, in questo momento, che nemmeno il più puro e vivido blu di Prussia che Mac abbia mai preparato sulla sua tavolozza potrebbe sostenerne il confronto. (lettera a John Forster, (?) aprile 1845; p. 104)”
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“Se anche dovessero aprire un ristorante pulito a Genova, cosa poco credibile, data la naturale predilezione per la sporcizia, l'aglio e l'olio dei genovesi, sarebbe lo stesso un grosso rischio, perché i preti farebbero di tutto per danneggiare un uomo che ha sposato una Protestante. (lettera a John Forster, 12 maggio 1845; p. 115)”
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“Chiunque è capace di essere allegro e di buonumore quando è ben vestito. (Mark Tapley: cap. V)”
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“Questa è la regola negli affari: "Fatela agli altri, perché loro la farebbero a voi." (Mr Jonas: cap. XI)”
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“[...] l'oro solleva intorno all'uomo un fumo più nocivo per i sensi e più distruttore per i sentimenti che non la esalazione del carbone [...]. (cap. I)”
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“Il dolore della partenza è nulla in confronto della gioia del ritorno. (Nicholas Nickleby: cap. III)”
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“[...] ciò che si chiama mondo – frase convenzionale che, interpretata, significa tutti i bricconi che esso contiene [...]. (cap. III)”
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“L'aspetto del signor Squeers non era attraente. Egli aveva soltanto un occhio, e il pregiudizio popolare ne vuole due. (cap. IV)”
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“Dominate i vostri appetiti, figliuoli miei, e avrete soggiogato la natura umana. (Wackford Squeers: cap. V)”
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“[...] vi sono soltanto due stili nella dipintura dei ritratti, il serio e il sorridente [...]. (Signorina La Creevy: cap. V)”
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“– Sempre a sciupare un tempo prezioso – disse infine il monaco, volgendosi alla sorella maggiore, – sempre a sciupare un tempo prezioso con codeste inezie. Ahimè, ahimè! Che si debbano così leggermente dissipare le poche bolle sulla superficie dell'eternità... le sole che il Cielo ci concede di vedere di quell'oscuro e profondo fiume! (cap. VI)”
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“Che disdetta per i grandi uomini del passato l'esser venuti al mondo così presto, poiché non si può ragionevolmente pretendere che un uomo nato tre o quattrocento anni fa avesse dinanzi a lui i parenti di un uomo nato adesso. L'ultimo uomo, chiunque sarà... e potrà essere un ciabattino o, per quel che se ne sa, il più volgare miserabile... avrà un albero genealogico più lungo del più gran nobile ora vivente; e io sostengo che questo non è giusto. (Signore dal viso gioviale: cap. VI)”
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“Non so dire con quali mezzi e con quale gradazione certe mogli cercano d'abbassar la cresta di certi mariti, benché su questo argomento possa avere anch'io la mia opinione, e possa ritenere che nessun membro del Parlamento dovrebbe essere ammogliato, giacché tre deputati ammogliati su quattro debbono votare secondo la coscienza delle mogli (se una cosa simile esiste), e non secondo la loro. (Barone di Grogzwig: cap. VI)”
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“E il mio consiglio a tutti è questo, che se si diventa tristi e malinconici per cause simili (come avviene a molti) si debbano osservare i due lati della questione, applicando una lente d'ingrandimento a quello buono; e che se uno si sente tentato di dare un brusco addio al mondo, è meglio si prenda prima una grossa pipa e una buona bottiglia [...]. (Signore dal viso gioviale: cap. VI)”
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“Di tutte le cose infruttuose, la più infruttuosa è quella di versare una lagrima su un giorno già trascorso. (Ralph Nickleby: cap. X)”
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“Si può fare la satira d'un funzionario pubblico... la colpa non è sua, ma della sua posizione elevata. (Signor Kenwigs: cap. XIV)”
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“I leoni quadrupedi si dice siano feroci soltanto sotto lo stimolo della fame; quelli bipedi sono tristi soltanto nel pericolo che la loro bramosia degli onori rimanga insoddisfatta. (cap. XV)”
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“Benché un uomo possa perdere il sentimento della propria importanza quando si considera una semplice unità in una folla affaccendata, la quale non bada assolutamente a lui, non ne segue ch'egli possa liberarsi, con eguale facilità, dal vivissimo sentimento dell'importanza e della grandezza dei propri affanni. (cap. XVI)”
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“La deplorazione che la gente bassa spesso si eleva al di sopra della sua condizione non deriva dal fatto che le persone così dette per bene si mettono al di sotto della propria? (cap. XVII)”
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“Dava soddisfazione udire che il vecchio s'accingeva a cominciare una vita nuova, perché era evidente che la vecchia non gli sarebbe durata a lungo. (cap. XVII)”
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“Così fatta è la speranza, dono particolare del Cielo ai doloranti mortali, che penetra, come una sottile essenza l'aria, tutte le cose buone e cattive, universale come la morte, e più contagiosa della peste. (cap. XIX)”
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“Non ho tanti amici che io possa confondermi nel loro numero, e dimenticare il migliore. (Nicholas Nickleby: cap. XXII)”
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“[...] la natura dà a ogni stagione una bellezza particolare; e da mattina a sera, come dalla culla alla tomba, non c'è che una serie di graduali mutamenti appena percettibili. (cap. XXII)”
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“– Come squisita incarnazione delle visioni del poeta, e realizzazione dell'intellettualità umana, che indora con fulgida luce i nostri istanti di sogno, aprendo un nuovo, magico mondo innanzi all'occhio della nostra mente, il dramma è finito, assolutamente finito – disse il signor Curdle. (cap. XXIV)”
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“Così casi d'ingiustizia e d'oppressione e di tirannia, della più strana ipocrisia, sono cose fra noi di tutti i giorni. È costume di fare le più alte meraviglie e di stupirsi di quelli che sfidano con tanta improntitudine l'opinione pubblica; ma non v'è illusione maggiore; accadono simili cose appunto perché i dissoluti consultano l'opinione del loro piccolo mondo per sbalordire il grande. (cap. XXVIII)”
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