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Charles Bukowski
380 quotes
“Ma lei una ragione per fare la stronza la trovava sempre. Non mi capite male, era più o meno una brava persona, ma il mondo è pieno di persone più o meno brave e guarda come siamo ridotti: sempre in bilico sul baratro. Beh, voi lo sapete già. (da Volare senz'ali; p. 105)”
Charles Bukowski (1920–1994) said by 1994 at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Una volta, in un bar ho incontrato un tipo che sosteneva di mangiare la sua stessa carne, quindi in generale accettavo senza problemi le chiacchiere di tutti e senza problemi le lasciavo perdere. (da Volare senz'ali; p. 109)”
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“A volte ho la sensazione di essere solo al mondo. Altre volte lo so di sicuro." (da Solo sulla vetta; p. 176)”
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“Tanto lo scrittore che cos'è? Uno scrittore è una specie di puttana. Si usa e poi te ne scordi. Tutti pensano che tanto, se soffre, allo scrittore finirà per fargli bene. Tutte stronzate. La sofferenza è come qualsiasi altra cosa: beccane troppa e alla fine ti ammazza. È il fatto di sfuggire alla sofferenza che fa i grandi scrittori: uno si sente così bene che fa sentire bene i lettori. (da Pazzo abbastanza; p. 212)”
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“La cosa più bella che avevo in camera era il letto. Mi piaceva starmene a letto per ore, anche durante il giorno, con le coperte tirate su fino al mento. Era bello starsene lì, non succedeva mai niente, non c'era gente, non c'era niente. (p. 39)”
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“Non ricevi molto affetto dai tuoi genitori, vero?" "Non mi serve quella roba" le dissi. "Henry, tutti abbiamo bisogno d'amore." "Io non ho bisogno di niente." "Povero ragazzo." (p. 59)”
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“Non mi piaceva nessuno in quella scuola. Penso che lo sapessero. Penso che per questo motivo io non piacessi a loro. Non mi piaceva come camminavano, il loro aspetto, come parlavano, ma non mi piacevano neanche mio padre e mia madre. Avevo sempre la sensazione di essere circondato da uno spazio bianco, vuoto. (p. 90)”
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“Morale, ecco cosa volevano: bugie. Bugie bellissime. Ecco di cosa avevano bisogno. La gente era cretina. (p. 95)”
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“La maggior parte di noi, credo, riceveva poco affetto dai genitori, e non chiedeva amore o gentilezza a nessuno. Eravamo grotteschi, ma la gente stava attenta a non riderci in faccia. Era come se fossimo cresciuti troppo in fretta ed eravamo stufi di fare i bambini. Non avevamo rispetto per i nostri vecchi. Eravamo come tigri con la rogna. (p. 103)”
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“Bevvi ancora. Il sapore migliorava. [...] Non mi ero mai sentito così bene. Era ancora meglio della masturbazione. Andavo di botte in botte. Era magico. Perché nessuno me ne aveva mai parlato? Così la vita era grandiosa, un uomo era perfetto, niente poteva toccarlo. (p. 109)”
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“Avevo sempre avuto problemi con le ragazze, ma adesso con l'acne era impossibile avvicinarle. Le ragazze non erano mai state così distanti. Alcune di loro erano davvero bellissime – i vestiti, i capelli, gli occhi, il modo di muoversi. Mi sarebbe bastato poco, anche solo camminare un pomeriggio per la strada con una di loro, parlare del più e del meno, penso che mi avrebbe fatto sentire proprio bene. (p. 140)”
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“Sperimentavano sui poveri e se funzionava utilizzavano il trattamento sui ricchi. E se non funzionava, avevano ancora tanti poveri a disposizione per la sperimentazione. (p. 157)”
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“Non sarei mai riuscito a essere a mio agio con la gente. Forse mi sarei fatto monaco. Avrei finto di credere in Dio e avrei vissuto in un buco di stanza, avrei suonato l'organo e mi sarei sbronzato di vino. Nessuno mi avrebbe rotto il cazzo. Avrei potuto isolarmi in una celletta per mesi di meditazione e non avrei dovuto guardare in faccia nessuno, bastava che mi portassero il vino. (p. 192)”
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“Non avevo interessi. Non m'importava di niente. Non avevo idea di come sarei riuscito a cavarmela. Almeno agli altri la vita piaceva. Sembrava capissero qualcosa che io non afferravo. Forse avevo qualche tara. Era possibile. Spesso mi sentivo inferiore. Volevo solo andarmene via da loro. Ma non c'era nessun posto dove andare. Suicidio? Cristo Santo, solo altro lavoro extra. Avevo voglia di dormire per cinque anni di fila, ma non me l'avrebbero permesso. (p. 203)”
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“Mi immaginavo già la vita che mi aspettava. Ero povero e sarei rimasto povero. Ma non mi interessavano tanto i soldi. Non sapevo neanch'io cosa volevo. E invece sì che lo sapevo. Volevo un posto dove nascondermi, un posto dove non dovevo fare niente. Il pensiero di diventare qualcuno non solo mi terrorizzava, ma mi faceva proprio schifo. (p. 224)”
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“Io non sapevo né fare conversazione né ballare. Sapevano tutti qualcosa che io non sapevo. (p. 226)”
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“Il bere era la sola cosa che impediva a un uomo di sentirsi costantemente distrutto e inutile. Tutto il resto continuava a spolparti, spolparti e a staccare parti di te. (p. 287)”
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“La gente era limitata e diffidente, tutta uguale. E io devo vivere tutta la vita insieme a questi coglioni, pensavo. (p. 288)”
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“La guerra. Proprio io che ero ancora vergine. Vi immaginate farmi sparare nel culo per amore della storia prima ancora di sapere come era fatta una donna? O di possedere una macchina? E per proteggere chi? Qualcun altro, qualcuno a cui non sbatteva un cazzo di me. I morti in guerra non hanno mai fermato le guerre. (p. 312)”
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“Sapevo allora, come sapevo già fin da bambino, che c'era qualcosa di strano in me. Mi sentivo come se fossi predestinato a diventare un assassino, un rapinatore di banche, un santo, uno stupratore, un monaco, un eremita. Mi serviva un posto isolato dove nascondermi. I bassifondi erano disgustosi. La vita dei sani di mente, dell'uomo comune era noiosa, peggio della morte. Sembrava non esserci alternativa. (p. 324)”
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“Sicuro? La sicurezza si poteva averla anche in galera. Tre metri quadrati tutti per voi senza affitto da pagare, senza conti della luce e del telefono, senza tasse, senza alimenti. Senza tassa di circolazione. Senza multe. Senza fermi per ogni guida in stato di ubriachezza. Cure mediche gratuite. La compagnia di persone con gli stessi interessi. Chiesa. Inculate. Funerali gratuiti.”
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“Le coperte erano scivolate via e io guardai quella schiena bianca, le scapole appuntite sembravano lì lì per trasformarsi in ali.”
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“«Non prendertela troppo. Non è stata colpa tua. È stato l'alcool. Mi è successo altre volte». «Va bene, allora non dovresti bere tanto. A nessuna donna piace venire dopo la bottiglia».”
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“Possibile che fossi davvero idiota, dopotutto? Ero io che andavo a cercarmele, le rogne? Possibile. Era possibile che fossi davvero subnormale, che per me fosse già una fortuna riuscire a sopravvivere. (1971, p. 22)”
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“Il cibo fa bene ai nervi e allo spirito. Il coraggio viene dallo stomaco... tutto il resto è disperazione. (p. 50)”
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“E non è vero che ci si abitua, si è sempre più stanchi, semplicemente. (1971, p. 83)”
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“È questa la natura della Donna. Alle donne piacciono i lanci di biancheria sporca, gli urli, le tragedie. Poi gli scambi di promesse. Io non ero molto bravo, con le promesse. (1971, p. 98)”
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“Ma ogni tanto arriva una donna, in pieno rigoglio, una donna che scoppia dal vestito... una creatura tutta sesso, una maledizione, la fine di tutto. (1971, 112)”
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“L'oceano", dissi, "guardalo, laggiù, si rompe sulla spiaggia, va e viene, non si ferma mai. E là sotto i pesci, i poveri pesci che combattono per la vita, che si mangiano a vicenda. Noi siamo come quei pesci, solo che siamo quassù. Una mossa sbagliata ed è finita. È bello essere un campione. È bello sapere quel è la mossa giusta". (1971, p. 113)”
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“Una delle migliori scopate della mia vita. Sentivo l'acqua, sentivo la risacca che andava e veniva. Era come se stessi venendo con tutto l'oceano. E venivo, venivo, non finiva mai. Alla fine rotolai giù. "Oh, Gesù Cristo", dissi. "Oh, Gesù Cristo!". Non so come mai Gesù Cristo finisse sempre col mischiarsi a faccende del genere. (1971, p. 114)”
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“Le donne erano destinate a soffrire: non c'era da meravigliarsi che volessero sempre grandi dichiarazioni d'amore. (1971, p. 126)”
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“In qualche modo mi persi, cominciai a guardarle su per le gambe. Mi sono sempre piaciute, le gambe. È stata la prima cosa che ho visto quando sono nato. Ma allora stavo cercando di uscire. Da quel momento in poi ho sempre tentato di andare nell'altra direzione, ma con fortuna piuttosto scarsa. (1995, p. 11)”
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“Ero dotato, sono dotato. A volte mi guardo le mani e mi rendo conto che sarei potuto diventare un grande pianista o qualcosa del genere. Ma che cos'hanno fatto, le mie mani? Mi hanno grattato le palle, hanno scritto assegni, hanno allacciato scarpe, hanno tirato la catena del water ecc. Ho sprecato le mani. E la testa. (1995, p. 13)”
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“L'uomo nasce per morire. Che significato ha? Stare lì ad aspettare. (1995, p. 15)”
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“L'inferno era come te lo facevi tu. (1995, p. 17)”
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“Roba da matti. La signora Morte era matta. Io ero matto. I piloti degli aerei erano matti. Non guardate mai il pilota. Salite a bordo e ordinate da bere. (1995, p. 18)”
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“Belane, sei svitato?" "Chi lo sa? La pazzia è relativa. Chi stabilisce la normalità?" "Non lo so." (1995, p. 21)”
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“Figlio di puttana, l'uomo è nato per conquistare a fatica ogni centimetro di terreno. Nato per lottare, nato per morire. (1995, p. 25)”
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“Il sesso era un trabocchetto, una trappola. Andava bene per gli animali. Avevo troppo buon senso per sciocchezze simili. (1995, p. 32)”
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“A volte pensavo al fegato, ma lui non parlava mai, non diceva mai: "Smettila, tu stai ammazzando me e io ammazzerò te!" Se avessimo il fegato parlante non avremmo bisogno degli Alcolisti Anonimi. (1995, p. 35)”
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“Ai vecchi tempi," disse, "la vita degli scrittori era più interessante dei loro romanzi. Al giorno d'oggi non sono interessanti né la vita né gli scritti." (1995, p. 47)”
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“La mosca stava ancora camminando sulla scrivania. Arrotolai il "Racing Form", le diedi un colpo e la mancai. Non era la mia giornata. Né la mia settimana. Né il mio mese. Né il mio anno. Né la mia vita. Accidenti. (1995, p. 52)”
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“Ma il pericolo mi piaceva molto. Mi faceva fischiare le orecchie e stringere il buco del culo. Si vive una volta sola, giusto? A parte Lazzaro. Povero babbeo, lui è dovuto morire due volte. Ma io ero Nick Belane. Si fa solo un giro, sulla giostra. La vita era degli audaci. (1995, p. 57)”
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“Mentre aspettavo ammazzai quattro mosche. Accidenti, la morte era dappertutto. Uomini, uccelli, belve, rettili, roditori, insetti, pesci, nessuno aveva la minima probabilità di sfuggirle. Li sistemava tutti. Non sapevo che cosa fare, al riguardo. Mi venne la depressione. (1995, p. 63)”
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“Decisi di restare a letto fino a mezzogiorno. Forse allora metà mondo sarebbe morta e sarebbe stato meno difficile sopportarla. (1995, p. 79)”
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“Il giorno dopo mi recai alle Pompe Funebri Porto d'Argento a controllare la situazione. Un settore maledettamente redditizio, quello... niente periodi morti. (1995, p. 83)”
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“Lo strizzacervelli non sapeva che l'attesa è una di quelle cose che fa impazzire la gente? La gente aspettava per tutta la vita. Aspettava per vivere, aspettava per morire. (1995, p. 88)”
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“Scendere dal letto il mattino era come affrontare il muro vuoto dell'Universo. (1995, p. 91)”
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“A volte le cose sono proprio come sembrano, ecco tutto. (1995, p. 92)”
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“Il migliore interprete dei sogni è chi li fa. (1995, p. 92)”
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