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Aristotele
201 quotes
“Le scienze matematiche in particolare mostrano ordine, simmetria e limite: e queste sono le più grandi istanze del bello.”
Aristotele (384–322 BC) said by 322 BC at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Non conosciamo il vero se non conosciamo la causa.”
Aristotele (384–322 BC) said by 322 BC at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Se Dio esiste dobbiamo riconoscerlo nella natura immobile e indipendente.”
Aristotele (384–322 BC) said by 322 BC at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“La tragedia è imitazione di un'azione seria e compiuta in se stessa...; la quale mediante una serie di casi che suscitano pietà e terrore ha per effetto di sollevare e purificare l'animo da siffatte passioni. (6)”
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“Lo scopo dell'arte non consiste nel rappresentare l'aspetto esteriore delle cose, ma il loro significato interiore.”
Aristotele (384–322 BC) said by 322 BC at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Riguardo alle esigenze della poesia, bisogna tener presente che cosa impossibile ma credibile, è sempre da preferire a cosa incredibile anche se possibile. (25, 1461b)”
Aristotele (384–322 BC) said by 322 BC at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Un tutto è ciò che è ha principio e mezzo e fine.(7, 1450b)”
Aristotele (384–322 BC) said by 322 BC at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Il motivo per cui tutti dicono che anche gli dèi sono soggetti a un re è questo, che sono soggetti a un re essi stessi, taluni ancora adesso, altri lo furono un tempo, e, come le forme degli dèi le immaginano simili alle loro, così pure la vita. (I, 2, 1252b)”
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“L'uomo per natura è un essere socievole. (I, 2, 1253a)”
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“La natura [...] non fa niente senza scopo. (I, 2, 1253a)”
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“Nessuno si fa tiranno per ripararsi dal freddo. (II, 7, 1267a)”
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“È nella natura del desiderio di non poter essere soddisfatto, e la maggior parte degli uomini vive solo per soddisfarlo. (II, 7, 1267b.4)”
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“Neppure le leggi scritte è bene lasciare inalterate. (II, 8, 1269a)”
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“L'animosità è quella cosa, che genera l'amore, e ella è quella parte dello animo, mediante la quale noi amiamo. (IV, 7; 1905)”
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“La comunità statale migliore è quella fondata sul ceto medio. (IV, 11, 1295b)”
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“Le rivoluzioni dunque non riguardano piccole questioni, ma nascono da piccole questioni e mettono in gioco grandi questioni. (V, 3, 1)”
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“Base della costituzione democratica è la libertà. (VI, 2, 1317a)”
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“La legge è ordine e, di necessità, la buona legge è buon ordine. (VII, 4, 1326a)”
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“Chi è incapace di vivere in società, o non ne ha bisogno perché è sufficiente a se stesso, deve essere una bestia o un dio. (I, 2, 1253a)”
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“L'abitudine diventa come qualcosa di innato. (I, 1)”
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“Esiste davvero, come da tutti percepito, qualcosa di giusto per natura e comune a tutti. (1, 13)”
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“I mali congiungono gli uomini. (I, 1362b)”
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“È impossibile che una cosa sia o divenga senza una causa o un principio. (I, 7, 1364a)”
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“Fare il peggio sembra la migliore decisione. (II, 24)”
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“Così quello che disse Policrate di Trasibolo, che avesse spenti trenta tiranni, avendo estinta una tirannide sola, che era di trenta. (II, 1401a; traduzione di Annibal Caro)”
Aristotele (384–322 BC) said by 322 BC at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Noi diciamo dunque che è più perfetto il fine che si persegue di per se stesso che non quello che si persegue per un altro motivo e che ciò che non è scelto mai in vista d'altro è più perfetto dei beni scelti contemporaneamente per se stessi e per queste altre cose, e insomma il bene perfetto è ciò che deve esser sempre scelto di per sé e mai per qualcosa d'altro. Tali caratteristiche sembra presentare soprattutto la felicità; infatti noi la desideriamo sempre di per se stessa e mai per qualche altro fine; mentre invece l'onore e il piacere e la ragione e ogni altra virtù li perseguiamo bensì di per se stessi (infatti se anche essi dovessero esser privi di ulteriori effetti, noi desidereremmo ugualmente ciascuno di essi), tuttavia li scegliamo anche in vista della felicità, immaginando di poter esser felici attraverso questi mezzi. (I, 7, 1097a-b)”
Aristotele (384–322 BC) said by 322 BC at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Il quarto ragionamento è quello delle masse uguali che si muovono in senso contrario, le une dalla fine dello stadio, e le altre dalla metà con uguale velocità. In esso crede che si provi che sono un tempo uguale il tempo metà e il tempo doppio. Il paralogismo consiste in questo, nel ritenere che con la stessa velocità si percorra nello stesso tempo la stessa grandezza presa in un caso lungo un mosso e nell'altro lungo un immobile. Questo invece è falso. Siano ad esempio, ΑΑ le masse uguali fisse di cui si parla, e le altre siano ΒΒ che cominciano dal mezzo delle Α, pari a queste in numero e grandezza, e le altre ancora ΓΓ, che cominciano dall'estremo, pari a queste in numero e grandezza e dotate della stessa velocità delle Β. Avviene che il primo Β e il primo Γ giungano insieme all'estremo, muovendosi gli uni lungo gli altri. Avviene inoltre che Γ abbia trascorso lungo tutti i Β e i Β invece lungo la metà. Di conseguenza il tempo è la metà; infatti ugual tempo sta ciascuno lungo ciascuno. Insieme avviene che i Β sono passati lungo tutti i Γ infatti saranno insieme il primo Γ e il primo Β agli estremi contrari, stando lungo ciascuno degli Α, come dice, in quanto gli uni e gli altri sono per un tempo uguale lungo gli Α.”
Aristotele (384–322 BC) said by 322 BC at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Secondo è l'argomento detto Achille. Questo sostiene che il più lento non sarà mai raggiunto nella sua corsa dal più veloce. Infatti è necessario che chi insegue giunga in precedenza là di dove si mosse chi fugge, di modo che necessariamente il più lento avrà sempre un qualche vantaggio. Questo ragionamento è lo stesso della dicotomia, ma ne differisce per il fatto che la grandezza successivamente assunta non viene divisa per due. Dunque il ragionamento ha per conseguenza che il più lento non viene raggiunto ed ha lo stesso fondamento della dicotomia (nell'un ragionamento e nell'altro infatti la conseguenza è che non si arriva al termine, divisa che si sia in qualche modo la grandezza data; ma c'è di più nel secondo che la cosa non può essere realizzata neppure dal più veloce corridore immaginato drammaticamente nell'inseguimento del più lento), di modo che la soluzione sarà, per forza, la stessa.”
Aristotele (384–322 BC) said by 322 BC at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Sono infatti presenti nella maggior parte degli esseri animati tracce delle disposizioni dell'anima che negli uomini presentano tuttavia differenze più evidenti: in effetti, la mansuetudine e la selvatichezza, la docilità e l'aggressività, l'indole coraggiosa e la codardia, le paure e gli atteggiamenti audaci, gli impulsi e le astuzie e certi tratti di intelligenza applicati alla facoltà di comprendere che si presentano simili a quelli dell'uomo si trovano in molti di essi, in maniera analoga a come è per le parti del corpo. Alcuni animali, infatti, differiscono dagli uomini per il più e il meno, e così avviene per l'uomo se paragonato con molti degli animali (giacché alcune delle dette disposizioni sono presenti in misura superiore nell'uomo, alcune negli altri animali); altri animali invece differiscono in base all'analogia. Come infatti nell'uomo ci sono l'arte, la saggezza e la capacità di comprendere, così in alcuni animali c'è una facoltà diversa ma rapportabile a queste che è insita per natura. (VIII, 1; 2015, p. 15)”
Aristotele (384–322 BC) said by 322 BC at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Il delfino, infatti, tende a entrambe le nature . E infatti immette nel corpo l'acqua marina, che poi espelle dallo sfiatatoio, e, al contempo, immette aria per mezzo dei polmoni. Questi animali, in effetti, posseggono questo organo e respirano. Perciò, quando viene catturato con le reti, il delfino soffoca velocemente perché non riesce più a respirare. E quando si trova fuori dall'acqua rimane in vita per molto tempo gemendo e mugghiando, proprio come fanno gli altri animali che respirano. E ancora, quando dorme, fa emergere il muso al di sopra della superficie dell'acqua per respirare. (VIII, 2; 2015, p. 18)”
Aristotele (384–322 BC) said by 322 BC at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Le aragoste hanno la meglio anche sui grandi pesci. Eppure anche a loro capitano alcuni rivolgimenti della sorte. I polipi, infatti, hanno la meglio sulle aragoste, al punto che, presi nella stessa rete, quando l'aragosta si dovesse accorgere di avere vicino un polipo, sarebbe capace di morire di paura. Le aragoste, comunque, prevalgono sui gronghi. Dal momento che le prime sono ruvide, i secondi non riescono a sgusciare via. I gronghi, però, si mangiano i polipi. Questi ultimi, infatti, non possono nulla contro di loro, perché la superficie del loro corpo è levigatissima. [...] Fra i molluschi i calamari e le seppie prevalgono sui pesci di grossa taglia. [...] Quanto a quello che alcuni dicono – ovvero che il polipo è capace di mangiare se stesso –, è falso. In realtà, i tentacoli mancanti che si notano in alcuni esemplari sono stati mangiati dai gronghi. (VIII, 2; 2015, p. 20)”
Aristotele (384–322 BC) said by 322 BC at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Le triglie, oltre che mangiare carne, si nutrono anche di alghe, di conchiglie e di fango. I cefali si nutrono di fango, [...] la salpa di escrementi e di alghe. Quest'ultimo si alimenta comunque anche con il marrobbio, ed è l'unico fra i pesci a essere pescato con una zucca. A eccezione della cestra, tutti si divorano fra loro, soprattutto i gronghi. In generale, solo il cefalo e la cestra non sono carnivori. Una prova, in questo senso, è costituita dal fatto che negli stomaci degli esemplari catturati non si trovano mai pezzi di carne, così come, per catturarli, non si usano esche con carne di animali, bensì pezzi di focaccia. [...] I cefali brucano il limo – per questo motivo sono pesanti e coperti di mucillagine – e in generale non mangiano affatto altri pesci. [...] Altri pesci si nutrono, per lo più, di melma, di alghe, di licheni, del cosiddetto caulio e di piante legnose, come il labro, il ghiozzo e i pesci di scoglio. Il labro non tocca altra carne se non quelle delle squille. (VIII, 2; 2015, p. 21)”
Aristotele (384–322 BC) said by 322 BC at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“I serpenti, in particolare, sono i più voraci fra gli animali. Essi bevono molto poco, [...] comunque, non riescono a trattenersi dal bere vino. Per questo motivo alcuni cacciano le vipere versando del vino in piccoli recipienti collocati in fori fatti nelle pareti. In questo modo rendono le vipere ubriache. [...] I serpenti, che sono carnivori, prima privano di tutti gli umori vitali l'animale che catturano e poi lo espellono dall'orifizio posteriore. Fanno una cosa analoga altri animali simili, come per esempio i ragni. Questi ultimi però traggono i liquidi dall'esterno, mentre i serpenti lo fanno all'interno del proprio stomaco. (VIII, 4; 2015, pp. 25-26)”
Aristotele (384–322 BC) said by 322 BC at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Fra gli animali quadrupedi e vivipari, quelli che sono selvatici e muniti di denti aguzzi sono tutti carnivori. Fa eccezione il lupo che, solo fra questi animali, quando ha molta fame, mangia – almeno così dicono – determinati tipi di terra. [...] A essere antropofagi sono i lupi che vanno a caccia da soli piuttosto che quelli che vanno a caccia in branco. L'animale che alcuni chiamano glano e altri chiamano iena è di dimensioni non inferiori a quelle del lupo, è però munito di una criniera come il cavallo, ma i suoi crini sono più rigidi e più fitti e sono disposti lungo tutta la spina dorsale. Questo animale tende insidie agli uomini e dà loro la caccia. Dà la caccia anche ai cani, imitando il verso di un uomo che vomita. Seguendo il proprio impulso a divorare carne umana, profana anche i sepolcri. (VIII, 5; 2015, p. 26)”
Aristotele (384–322 BC) said by 322 BC at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Consuma i suoi pasti con voracità e inghiotte molte cose per intero senza farle a pezzi. Poi rimane a digiuno per due o tre giorni, cosa che può fare perché si è rimpinzato oltre misura. [...] I suoi escrementi sono duri e secchi, come quelli del cane. Emette anche una flatulenza molto acre e la sua urina fa molto odore. Per questo motivo annusa gli alberi come fanno i cani. Come i cani, inoltre, urina sollevando la zampa. [...] Morde gli uomini anche la lontra, e non lascia la presa – almeno così dicono – fino a quando non ha sentito il rumore dell'osso che si rompe. (VIII, 5; 2015, pp. 26-27)”
Aristotele (384–322 BC) said by 322 BC at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“alcuni fanno i loro spostamenti da luoghi vicini, altri – per così dire – dai margini del mondo, come ad esempio le gru. Esse migrano dalle pianure della Scizia verso i bassopiani dell'alto Egitto, da dove fluisce il Nilo. Qui si racconta che assalgano i Pigmei. E non è un racconto favoloso: è conforme a verità che si tratta di una stirpe di uomini di piccole dimensioni – così come si dice –, e di piccole dimensioni sono anche i loro cavalli. Quanto al genere di vita, poi, questo popolo passa la propria esistenza nelle caverne. [...] In ogni caso, sono sempre gli animali più deboli che migrano per primi in coincidenza degli eccessi sia di caldo che di freddo. Pertanto gli sgombri migrano prima dei tonni e le quaglie migrano prima delle gru. (VIII, 12; 2015, pp. 30-31)”
Aristotele (384–322 BC) said by 322 BC at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Solo le acciughe vengono catturate mentre confluiscono dentro e non vengono viste uscire. Quando però qualcuna di esse viene pescata nei pressi di Bisanzio, i pescatori compiono un rito per purificare le loro reti, perché non è una cosa usuale che le acciughe escano. La causa di questo fenomeno sta nel fatto che solo questi pesci risalgono l'Istro nuotando controcorrente, e, nel punto in cui il fiume si biforca, si immettono nell'Adriatico. La prova di ciò è che lì accade l'esatto contrario. Le acciughe infatti non sono mai pescate quando confluiscono nelle acque dell'Adriatico, ma quando ne escono. (VIII, 13; 2015, p. 33)”
Aristotele (384–322 BC) said by 322 BC at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“I tonni confluiscono nel Ponto tenendo la riva sulla sinistra, ne escono, invece, tenendola sulla destra. Alcuni dicono che lo fanno perché vedono meglio con l'occhio destro (per natura infatti non hanno una vista acuta). A ogni modo, i banchi si spostano durante il giorno, mentre di notte riposano e si mettono a mangiare, a meno che non ci sia la luna. In quel caso procedono senza riposare. Alcune persone che vivono nei pressi del mare dicono che al momento del solstizio d'inverno smettono di muoversi e stanno a riposo nel luogo dove sono stati colti dal mutamento di stagione. Questo fino all'equinozio. (VIII, 13; 2015, pp. 33-34)”
Aristotele (384–322 BC) said by 322 BC at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“I caratteri degli animali più difficili da avvistare e meno longevi sono per noi più oscuri alla percezione, mentre sono maggiormente evidenti quelli degli animali più longevi. Sembra infatti che possiedano una certa facoltà naturale in relazione a ciascuna delle affezioni dell'anima, così come in relazione alla saggezza e alla semplicità di carattere, al coraggio e alla viltà, alla docilità e alla ferocia e ad altre disposizioni simili. Alcuni di loro, poi, partecipano, al contempo, della capacità di apprendere e di insegnare. Alcuni imparano e apprendono tra loro, altri dagli uomini. Si tratta, in particolare, di quanti sono dotati di udito: non solo di quelli che percepiscono le differenze fra le voci, ma anche di quelli che percepiscono le differenze dei segni. (IX, 1; 2015, p. 51)”
Aristotele (384–322 BC) said by 322 BC at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Ma c'è guerra anche fra il geco e il ragno, poiché il geco si mangia i ragni. Sono nemici, poi, il cavallo e l'airone, perché il cavallo mangia le uova e i piccoli dell'airone. C'è poi guerra anche tra il fanello e l'asino, perché l'asino si gratta le piaghe passando tra i cardi. Così facendo, quando per giunta si mette a ragliare, fa precipitare le uova e i piccoli dell'uccello. Questi, infatti, spaventati, cadono giù, e il fanello, per reagire a questo disastro, piomba in volo sull'asino e gli becca le piaghe. [...] sono nemici la volpe e lo sparviero: essendo quest'ultimo carnivoro, attacca la volpe e, colpendola con il becco, le procura delle piaghe. (IX, 1; 2015, pp. 53-54)”
Aristotele (384–322 BC) said by 322 BC at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Nel complesso, in relazione ai generi di vita, è possibile osservare molti esempi di imitazioni, da parte degli altri animali, dell'animale umano. In particolare negli animali di dimensioni più piccole, più che nei più grandi, è possibile vedere all'opera l'esattezza del ragionamento. Per cominciare, si può prendere a esempio, fra gli uccelli, la capacità della rondine di costruire i nidi. [...] Riguardo al nutrimento dei figli, poi, sia il padre che la madre si danno pena. Offrono il cibo a ognuno, sapendo discernere, sulla base di una certa abitudine, quello che ha già avuto la sua parte, perché non la prenda due volte. (IX, 7; 2015, p. 60)”
Aristotele (384–322 BC) said by 322 BC at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“è un uccello malizioso e astuto. In primavera ogni esemplare maschio si separa dal gruppo e, dopo canti e combattimenti, si mette a vivere in coppia con la femmina che si è scelto. Poiché sono uccelli estremamente lascivi, poi, i maschi, quando scovano le uova, le rompono facendole rotolare. Questo perché la femmina non se ne stia a covarle. Quest'ultima, però, dal canto suo, escogita uno stratagemma. Infatti depone le uova mentre scappa via. Spesso, se il maschio è presente, presa dalla fretta, le lascia dove le capita. E, perché tutte sfuggano insieme al pericolo, non si reca a trovarle. Se poi viene vista da un uomo, fa come per i piccoli. Si fa cioè notare dall'uomo apparendo davanti ai suoi piedi, fin quando non lo ha allontanato dalle uova. (IX, 8; 2015, p. 62)”
Aristotele (384–322 BC) said by 322 BC at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“La ghiandaia cambia parecchie volte voce (per così dire, emette un verso diverso ogni giorno). Depone intorno a nove uova e fa il suo nido sugli alberi usando crini e pezzi di lana. Quando cominciano a mancare le ghiande, ne fa una provvista e le nasconde. Quanto alle cicogne, è una voce che gira di bocca in bocca quella secondo la quale si fanno nutrire dai propri piccoli. Alcuni dicono che anche le meropi fanno la stessa cosa. Anzi, di questi uccelli si dice che si facciano nutrire dai propri figli non solo quando sono diventati vecchi, ma anche non appena i piccoli sono divenuti capaci di prendersi cura del padre e della madre, che se ne stanno ad aspettarli dentro il nido. (IX, 13; 2015, p. 66)”
Aristotele (384–322 BC) said by 322 BC at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Le cose che si vanno dicendo di continuo sulla rana di mare, chiamata «pescatrice», sono vere, così come sono vere quelle che si dicono sulla torpedine. La rana pescatrice lascia pendere, davanti ai suoi occhi, lunghe appendici che hanno una conformazione simile a quella dei peli, ma che si presentano arrotondate all'estremità. Le dispone su due lati come se fossero esche e, dopo averla smossa, si nasconde sotto una superficie sabbiosa o fangosa. Quindi solleva queste appendici e, quando i pesci le mordicchiano, le ritira fino a portarsele alla bocca. La torpedine, dal canto suo, paralizza i piccoli pesci sui quali si vuole imporre e, prendendoli con il modo tipico in cui muove la bocca, se li mangia. Si nasconde nella sabbia o nel fango e cattura tutti i pesci che le nuotano incontro, che rimangono paralizzati non appena le si avvicinano. [...] Anche la pastinaca si nasconde, solo che lo fa diversamente. Una prova del fatto che le pastinache vivono in questo modo è la seguente: pur essendo lentissime, spesso vengono catturate con alcune cestre nello stomaco. E le cestre sono i pesci più veloci di tutti. (IX, 37; 2015, p. 75)”
Aristotele (384–322 BC) said by 322 BC at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Anche il nautilo è un polipo del tutto straordinario, sia per la sua conformazione naturale sia per le cose che fa. Naviga sulla superficie del mare, dopo essere salito dal basso dei fondali. Sale in superficie con la corazza rovesciata, per potervi montare meglio e per navigare senza imbarcare acqua; quindi, una volta giunto in superficie, la ribalta. La membrana posta in mezzo fra un tentacolo e l'altro si presenta fino a un certo punto come un tessuto continuo [...]. Il nautilo, quando soffiano brezze leggere, si serve di questa parte come di una vela e, al posto del timone, lascia cadere giù in acqua i tentacoli. Se poi viene spaventato da qualcosa, si immerge riempiendo d'acqua il guscio. (IX, 37; 2015, p. 79)”
Aristotele (384–322 BC) said by 322 BC at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Alcuni dicono che i fuchi modellano da soli le celle e che lo fanno nella stessa arnia e nello stesso favo e che le condividono con le api. Dicono anche che i fuchi, così come i piccoli, non producono il miele, ma che si nutrono di quello delle api. I fuchi, inoltre, conducono in genere la loro esistenza dentro i favi, ma se prendono il volo si sollevano in cielo molto in alto e in gruppi, facendo giravolte come per esercitarsi. Quando hanno finito questo loro esercizio, ritornano dentro i favi a fare lauti banchetti. Le regine non volano all'esterno – a meno che non lo facciano con tutto quanto lo sciame – né per andare a cibarsi né per altri motivi. Dicono anche che, se la regina lascia il favo senza lo sciame, allora lo sciame, inseguendola, le voli dietro fino a quando non ha ritrovato il suo capo grazie all'odore. Si dice anche che la regina venga trasportata dallo sciame quando non riesce più a volare e che, se muore, muoia anche lo sciame. (IX, 40; 2015, p. 82)”
Aristotele (384–322 BC) said by 322 BC at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Il loro verso è simile a quello del bue; le corna sono ricurve, piegate una verso l'altra e dunque inutilizzabili per le azioni di difesa [...]. Il colore nero del corno è bello e splendente. Il ciuffo arriva fino agli occhi, ed è in conseguenza di ciò che l'animale tende a slanciarsi obliquamente [...]. Quando viene colpito, fugge, e continua fino a quando riesce a resistere. Si difende tirando calci ed espellendo escrementi che scaglia anche fino ad arrivare a quattro tese. È con facilità e spesso che si avvale di quest'arma di difesa, che ha il potere di bruciare ciò che tocca, tanto che il pelo dei cani ne viene spazzato via. Gli escrementi, comunque, producono questo effetto quando il bisonte è turbato e spaventato, mentre, se l'animale è tranquillo, non infiammano. (IX, 45; 2015, pp. 94-95)”
Aristotele (384–322 BC) said by 322 BC at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“[...] sono molti gli indizi della docilità e della mansuetudine del delfino, su cui circolano molti racconti. [...] si racconta che, in seguito alla cattura e al ferimento di un delfino [...] un gran numero di delfini sia entrato nel porto fino a quando il pescatore non lo lasciò andare. Allora i delfini se ne tornarono indietro tutti quanti insieme. Ad accompagnare i delfini piccoli al fine di proteggerli, del resto, c'è sempre uno dei delfini grandi. È capitato, una volta, di vedere un gruppo di delfini grandi e piccoli che nuotavano insieme. Dietro di loro, a poca distanza, ne apparvero due che nuotavano in disparte sotto un piccolo delfino morto, che altrimenti sarebbe precipitato nell'abisso. Lo portavano sul dorso, come se lo stessero compiangendo, per far sì che non fosse divorato da qualche altra bestia. Si raccontano pure cose incredibili sulla velocità di questo animale, che sembra essere il più spedito fra tutti gli esseri animati, sia acquatici che terrestri. (IX, 48; 2015, p. 96)”
Aristotele (384–322 BC) said by 322 BC at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“Dei primi filosofi, i più hanno pensato che vi siano solo principi materiali delle cose. Ciò da cui le cose hanno il loro essere e da cui si originano e in cui corrompendosi si risolvono – poiché la sostanza permane pur mutando negli accidenti – dicono sia l'elemento primordiale e, essa sostanza, il principio delle cose; per questo pensano che niente si generi o perisca in assoluto, dato che tale sostanza permane in eterno... Ci dev'essere infatti una qualche sostanza, una o più d'una, da cui si generi il resto pur restando essa immutata. Quanto poi al numero e alla forma di tale principio non hanno tutti la stessa opinione: Talete, l'iniziatore di questa filosofia, dice per parte sua che esso è l'acqua (e per questo sostiene che la terra poggia sull'acqua) e tale opinione gli viene forse dall'aver osservato che il nutrimento di tutte le cose è umido e che perfino il caldo si genera dall'acqua e vive di essa (ma ciò onde tutte le cose si originano è il loro principio); da questo era stato indotto a tale opinione e anche dal fatto che ogni germe ha una natura umida; e anche l'acqua è il principio della natura di ciò che è umido. Vi sono poi alcuni che credono che i primi antichissimi teologi, vissuti molto prima del nostro tempo, abbiano avuto la stessa opinione sulla sostanza primordiale perché chiamavano Oceano e Teti i padri della generazione e perché dicevano che gli dei giurano per l'acqua, che quei poeti chiamavano Stige. Si onora sempre ciò che è più antico e niente è più onorato del giuramento. Non è poi sicuro che quest'opinione sulla sostanza primordiale delle cose sia talmente antica, ma si dice tuttavia, che questo fosse il pensiero di Talete sulla causa prima.”
Aristotele (384–322 BC) said by 322 BC at the latest wikiquote:it, CC BY-SA 4.0 source
“È schiavo per natura chi può appartenere a un altro (per cui è di un altro) e chi in tanto partecipa di ragione in quanto può apprenderla, ma non averla: gli altri animali non sono soggetti alla ragione, ma alle impressioni. Quanto all'utilità, la differenza è minima: entrambi prestano aiuto con le forze fisiche per le necessità della vita, sia gli schiavi, sia gli animali domestici. Perciò la natura vuol segnalare una differenza nel corpo dei liberi e degli schiavi: gli uni l'hanno robusto per i servizi necessari, gli altri eretto e inutile a siffatte attività, ma adatto alla vita politica (e questa si trova distinta tra le occupazioni di guerra e pace): spesso però accade anche il contrario, taluni, cioè, hanno il corpo di liberi, altri l'anima, ché certo, se i liberi avessero un fisico tanto diverso quanto le statue degli dèi, tutti, è evidente, ammetterebbero che gli altri meritano di essere loro schiavi: e se questo è vero nei riguardi del corpo, tanto più giusto sarebbe porlo nei riguardi dell'anima: invece non è ugualmente facile vedere la bellezza dell'anima e quella del corpo. Dunque, è evidente che taluni sono per natura liberi, altri, schiavi, e che per costoro è giusto essere schiavi. (I, 5, 1254b-1255a)”
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